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giovedì 19 gennaio 2023

Maria Antonietta e i suoi figli nel dipinto di Madame Vigée Le Brun

Nonostante l'insuccesso del grande ritratto di Wertmuller, in cui la regina è ritratta con il primo Delfino e Madame Royale, D'Angivillier, sovrintendente alle arti, non aveva rinunciato all'idea di presentare al pubblico l'immagine di Maria Antonietta glorificata nel suo ruolo di madre. Così, nel settembre del 1785, un nuovo lavoro fu commissionato a Madame Vigée Le Brun.
Alla pittrice fu offerta la cifra colossale di 18.000 livres (circa 180.000 euro odierne) ma ella avrebbe dovuto attenersi ad alcune istruzioni. L'opera avrebbe dovuto essere monumentale e avrebbe dovuto rappresentare la sovrana, nei suoi appartamenti, con i suoi bambini, al fine di testimoniare la solidità della corona e di illustrare un ideale di virtù domestica.

L'elaborazione del dipinto non fu senza problematiche perché la pittrice inizialmente non aveva idea di come disporre la composizione e impiegò ben due anni per completare quello che è considerato il suo capolavoro.
Elisabeth si ispirava spesso a Raffaello e chiese consiglio al collega David che le suggerì di ispirarsi alle Sacre Famiglie del tardo Rinascimento presenti al Louvre. Il dialogo tra i due colleghi fu riportato dal collaboratore di David nelle sue memorie:

"Ma mio caro David, non temete che potrebbero accusarmi di plagio?"
"Prendete da li tutto quello che vi serve, vi garantisco che dopo che avrete sistemato qua e la tutta una serie di abbellimenti alla moda, nessuno potrà rendersi conto che avete preso spunto da una composizione di Raffaello. Fate come Molière. Prendete ciò che volete, dove volete".

martedì 6 dicembre 2022

La prima rappresentazione di un Albero di Natale

La piccola incisione realizzata da Joseph Kellner negli anni '80 del Settecento e conservata presso la Collezione Grafica Statale di Monaco di Baviera, mostra una famiglia agiata nel giorno di Natale. In un angolo della stanza c'è un albero che ad un esame più attento risulta essere un fascio di rami di bosso. I rami sono decorati con gli "Springerle", biscotti tipici della Germania del sud, a base di anice, con delle mele e con l'immagine di un angelo illuminato dalle candele.



La principessa Palatina, in una lettera a sua figlia Elisabetta Carlotta divenuta duchessa di Lorena (futura nonna paterna di Maria Antonietta) ricordava non senza nostalgia l'albero di Natale della sua infanzia e i relativi doni che venivano fatti ai bambini per il giorno di Natale: "Non so se da voi c'è il diletto in uso in Germania chiamato Christkindl, cioè bambin Gesù (tradizionale portatore di doni di Natale nei paesi germanici), dove i tavoli vengono disposti come altari e guarniti di doni per ogni bambino, vestiti nuovi, soldi, sete, bambole, caramelle e ogni genere di cose. Alberi di bosso vengono disposti su questi tavoli e a ciascun ramo viene attaccata una candelina: l'effetto è bellissimo."


La descrizione rilasciata dalla Palatina è perfettamente in linea con tutti gli elementi raffigurati nell'incisione di Kellner che ad oggi è la prima rappresentazione che si conosca di un albero di Natale.

martedì 29 novembre 2022

Unseen Versailles

 "I luoghi che una volta la conobbero, la conoscono da sempre. A Versailles, dove una domenica pomeriggio andammo a vedere i giochi delle grandi fontane, sentimmo ovunque la sua meravigliosa presenza. Camminava sorridente lungo la sala dei banchetti e lo scalone d'onore, e fuori sulle terrazze e accanto alle fontane. Stava in piedi, bianca di terrore, ma ancora tutta regina, sul balcone da cui, ottantasei anni fa, guardava la folla ululante e assassina. Ci ha preceduti, fuori dal grande cancello, prigioniera. Nessun'altra regina, nessuna amante reale, infesta così il grande palazzo... ma lei è lì, non per il potere della sua bellezza o sventura, ma per la grazia della sua penitenza." (Grace Greenwood, 21 novembre 1875, The New York Times)

Nelle immagini a seguire alcune fotografie di Deborah Turbeville celebre per il romanticismo e per le atmosfere inquietanti dei suoi scatti. 








Alla fine degli anni'70 la fotografa viveva a Parigi e avrebbe voluto curare un servizio di moda all'interno del castello di Versailles ma le fu rifiutato l'accesso. Fortunatamente, grazie a Jacqueline Kennedy, sua amica e ammiratrice, le fu concesso il permesso di scattare delle foto durante la ristrutturazione del castello. La Turbeville trascorse l'intero inverno a Versailles e ciò che ne trasse fu una serie di immagini spettrali, eleganti, nebulose, immerse in una atmosfera decadente ed onirica.

La fotografa privilegiò le stanze inutilizzate della reggia rimaste immutate, cospargendo i pavimenti di foglie autunnali per sottolinearne l'abbandono e l'incuria.

Nel 1981 la Turbeville presentò il suo lavoro nel libro "Unseen Versailles".

giovedì 10 novembre 2022

La Rosa di Mittau

Questo dipinto di Jean-Charles Tardieu-Cochin intitolato "La Rosa di Mittau", oggi conservato presso il Museo di Versailles, fu realizzato nel 1816 in piena Restaurazione per commemorare un episodio avvenuto nel 1799 a Mittau, dove la famiglia reale si trovava in esilio.


Esposto al Salon nel 1817, il dipinto presentava la seguente nota nel libretto: "Durante il soggiorno che Luigi XVIII fece a Mittau (nel 1799), questo principe si degnò di coronare con le sue mani una "rosière". Si narra che la giovane vergine, dopo essersi inchinata rispettosamente sotto il diadema di rose che il monarca le poneva sulla fronte, gli disse queste parole profetiche: "Sire, che Dio ve la restituisca". 

Ma che cosa si intendeva per "rosière"?

martedì 25 ottobre 2022

Maria Antonietta nel ritratto postumo di Madame Vigée Le Brun

Maria Antonietta nel ritratto postumo di Madame Vigée Le Brun - 1800
Il presente ritratto è la testimonianza più toccante del rapporto tra Madame Vigée Le Brun e la regina Maria Antonietta. Realizzato su un piccolo pannello di legno con una finitura molto lucida che ricorda un quadro di gabinetto olandese del '600, il ritratto fu eseguito postumo e interamente a memoria verso la fine del soggiorno della pittrice a San Pietroburgo. La regina è raffigurata con una semplice sottoveste di mussola che ricorda quella che indossava per l'esecuzione, il cui candore simboleggia la sua innocenza e il suo martirio. Il ritratto è firmato in basso a destra come era solita fare l'artista, mentre un'iscrizione, sul retro del pannello, indica che fu realizzato nell'anno 1800. La pittrice inviò il suo lavoro alla figlia della regina per mezzo del conte de Cossé. Nelle sue memorie Madame Vigée Le Brun racconta la genesi del dipinto; era stata invitata a Mittau dalla famiglia reale in esilio ma per motivi personali e professionali aveva dovuto declinare l'invito:

sabato 22 ottobre 2022

Una nuova attribuzione?

La mostra "Marie Antoinette:Métamorphoses d'une Image" tenutati a Parigi tra il 2019 e il 2020, aveva riportato alla luce, nel mondo dell'arte, la querelle sulla vera paternità dell'ultimo ritratto della regina: il famoso schizzo che la immortala in cammino verso la ghigliottina. Secondo alcuni il vero autore non sarebbe David e lo schizzo non sarebbe stato eseguito dal vivo. Numerosi esperti d'arte tra cui Philippe Bordes e Xavier Salmon, concordano sul fatto che il disegno non corrisponda allo stile di David; non ci sarebbero peraltro prove che lo schizzo sia davvero opera sua. La presunta errata attribuzione risalirebbe all'antico proprietario dell'opera, tale Jean-Louis Soluavie, colui che scrisse sotto il disegno originale: "Ritratto di Maria Antonietta regina di Francia condotta alla morte, disegnato a penna da David, spettatore della scena dalla finestra della cittadina Jullien (Rosalie Ducrollay) moglie del rappresentante Jullien, che mi raccontò questa storia".
Secondo Salmon l'artista più papabile ad aver eseguito il famoso disegno, sarebbe Vivant Denon; molte opere dell'artista furono erroneamente attribuite a David in passato. I due erano peraltro amici e David aveva aiutato il collega a trovare lavoro nella Parigi rivoluzionaria. Denon che viaggiava spesso era stato espulso da Venezia nel luglio 1793, come spia della Convenzione, ma non tornò a Parigi fino a metà dicembre, quasi due mesi dopo l'esecuzione di Maria Antonietta (il 16 ottobre il pittore si trovava a Firenze). Dunque non avrebbe potuto essere un testimone oculare dell'esecuzione della regina e lo schizzo sarebbe quindi un lavoro di fantasia, un croquis inventé de toute pièce.
Secondo la nuova interpretazione, Denon, fervente rivoluzionario, odiava Maria Antonietta poiché nel 1785 lo aveva fatto richiamare dal suo incarico a Napoli. Fu quindi "pour assouvir sa détestation" che l'artista creò questo schizzo caricaturale.

giovedì 11 novembre 2021

Muhammed Dervish Khan, ambasciatore di Mysore nel ritratto di Madame Vigée Le Brun

Madame Vigée Le Brun in un autoritratto
 eseguito tra il 1795 e il 1800
 con un tipico turbante molto di moda
alla fine del XVIII secolo

Il 6 luglio 1788, quasi un anno prima della presa della Bastiglia, tre ambasciatori di Mysore, in India, arrivarono a Parigi. Muhammed Dervish Khan, l'ambasciatore principale, insieme allo studioso Akbar Ali Khan e all'anziano Muhammed Osman Khan, furono inviati da Tipu Sultan, il potente sovrano di Mysore che cercava il sostegno di Luigi XVI nel tentativo di cacciare gli inglesi dall'India, ignari del fatto che il potere di Luigi XVI stava iniziando a deteriorarsi e che il gusto del re per le stravaganti merci straniere rispetto a quelle prodotte in casa stava suscitando tensioni nel paese.

In questo clima politico instabile, l'arrivo dei tre ambasciatori fece comunque scalpore a Parigi; giornali locali come il Journal de Paris riportavano quasi quotidianamente i loro spostamenti. Nel 1788, Madame Vigée Le Brun, che era all'apice della sua fama vide gli ambasciatori all'Opera. Nelle sue memorie i tre vengono così ricordati:

"Non voglio dimenticare di raccontarvi come dipinsi nella mia vita due diplomatici che, pur essendo sfacciati, avevano comunque delle teste superbe. Nel 1788, gli ambasciatori furono inviati a Parigi dall'imperatore Tipoo-Saïb. Vidi questi indiani all'Opera e mi sembrarono così straordinariamente pittoreschi che volli eseguire i loro ritratti. Avendo comunicato il mio desiderio al loro interprete, sapevo che non avrebbero mai acconsentito a essere dipinti, a meno che la richiesta non fosse venuta dal Re, così ottenni questo favore da Sua Maestà. Mi recai nell'albergo in cui vivevano (perché volevano essere dipinti a casa), con grandi tele e colori. Quando arrivai nel loro soggiorno, uno di loro portò dell'acqua di rose e me la versò sulle mani; poi il più alto, che si chiamava Davich Khan, mi fece sedere. Lo ritrassi in piedi che impugnava il suo pugnale. I drappeggi, le mani, tutto fu eseguito come voleva lui, che se ne stava così compiaciuto. Lasciai  asciugare il dipinto in un altro soggiorno.

lunedì 18 ottobre 2021

La duchessa d'Angouleme si imbarca a Pouillac

Questo dipinto di Antoine-Jean Gros realizzato nel 1818 e  conservato al museo di Belle Arti di Bordeaux raffigura la duchessa d'Angouleme che si imbarca a Pouillac per l'Inghilterra in occasione del ritorno di Napoleone. E' questo il periodo passato alla storia come i "Cento Giorni". 


Accompagnata dal suo seguito formato dalle duchesse di Serent e di Damas, dal visconte e dalla viscontessa d'Agoult e dal visconte di  Montmorency, la figlia di Luigi XVI e di Maria Antonietta, nel salutare i suoi fedelissimi,  rilascia loro una piuma bianca del suo cappello. Questa piuma è ancora oggi conservata nella collezione Jeanvrot a Bordeaux. 

sabato 16 ottobre 2021

Maria Antonietta in gramaglie nel ritratto di Kucharski

Questo pastello che un tempo apparteneva alla principessa di Taranto, fu eseguito da Kucharski al Tempio poco dopo l'esecuzione del re. Secondo Marguerite Jallut si tratta del ritratto originale, eseguito dal pittore, della regina in gramaglie da cui poi sarebbero state tratte tutte le copie successive. Il pastello, scomparso durante la Seconda Guerra Mondiale (secondo la Jallut fu distrutto), era accompagnato da due iscrizioni, una quasi cancellata, l'altra una trascrizione della prima:

"Questo ritratto di Maria Antonietta, regina di Francia, fu dipinto da "Koharski" che, trovandosi in servizio come guardia nazionale al Tempio dopo la morte di Luigi XVI, riuscì ogni volta a vedere la regina. Aveva già dipinto questa principessa nel 1780. Ha tracciato questo disegno e fino all'ultimo dettaglio dei suoi abiti da lutto."

Il pittore riuscì ad entrare nella prigione tra il 26 gennaio (giorno in cui furono consegnati alla regina gli abiti da lutto) e il 1° aprile, giorno in cui il consiglio generale decise che nessuna persona al Tempio in grado di disegnare avrebbe dovuto svolgere questa attività all'interno della prigione.

mercoledì 6 ottobre 2021

Un ennesimo giallo pittorico?

Nel 1770 Antonio Pencini fu inviato a Parigi da Maria Teresa; il soggiorno del pittore è documentato nella corrispondenza di Mercy il quale riferisce che l'artista realizzò due ritratti di Maria Antonietta tra il 1773 e il 1774.

Pencini avrebbe prese a modello un ritratto del 1765 conservato oggi al Museo del Mobile di Vienna che raffigura con ogni probabilità Maria Josepha, una delle sorelle maggiori di Maria Antonietta. Acconciatura (passata di moda nel 1774) e mantilla (particolarmente usata alla corte di Vienna) lasciano comunque dei punti interrogativi. Come poteva il pittore non tenere conto della moda imperante a Versailles? Modificare o copiare un ritratto per dargli il volto di un altro membro della famiglia era una pratica molto comune nel Settecento ma è comunque interessante notare come le due sorelle, anche in questo caso, siano oggetto di un ennesimo giallo pittorico. 

Maria Antonietta nel ritratto del 1774 di 
Antonio Pencini. Un tempo il dipinto
si trovava a Laxenburg, parte della 
vecchia collezione Aremberg. Oggi è 
conservato al Kunsthistorisches Museum


L'arciduchessa Maria Josepha, autore ignoto
Museo del Mobile di Vienna



martedì 28 settembre 2021

Un ritratto di Maria Antonietta giovane delfina presto all'asta



Il 25 novembre prossimo la casa d'aste Aguttes metterà in vendita un ritratto di Maria Antonietta delfina. Il ritrattò è opera di Duplessis ma non si tratta dell'originale eseguito riciclando uno schizzo preparatorio del 1771. 

Nel 1771, infatti, Duplessis fu incaricato di eseguire un ritratto equestre della delfina ma non essendo riuscito a ottenere una seduta di posa da Maria Antonietta, abbandonò il progetto definitivamente a favore di un ritratto a busto, dipinto probabilmente nel 1773.

La versione che sarà messa in vendita è una copia realizzata dallo stesso Duplessis.


Il ritratto originale, un tempo facente parte della collezione della marchesa de Ganay e che fu fotografato all'inizio del XX secolo. Oggi di questo ritratto se ne sono perse le tracce.

Il ritratto preparatorio del 1771 sulla base del quale fu eseguito il ritratto a busto del 1773


venerdì 24 settembre 2021

Maria Antonietta con i figli nei giardini del Petit Trianon nel ritratto di Wertmüller


Questo ritratto che oggi si trova al Museo nazionale di Stoccolma, fu commissionato al pittore svedese Wertmüller per il re di Svezia Gustavo III. Durante il suo soggiorno in Francia, Re Gustavo aveva infatti espresso il desiderio di avere un ritratto della regina e aveva proposto a Maria Antonietta di posare per Wertmüller che godeva della sua protezione. La regina acconsentì e si adoperò affinché al pittore venisse prestato uno studio a Parigi nel quale lavorare.

E' il pittore stesso nella sua autobiografia a fornirci delle informazioni interessanti: "Mi recai a Versailles e da li raggiunsi il Petit Trianon dove lei trascorreva le sue estati. Qui dipinsi diversi ritratti di lei e della Principessa che all'epoca aveva 6 anni. La Regina mi accolse calorosamente e con la massima gentilezza e con tutti gli onori, e diede ordini affinché potessi dipingere Sua Altezza il Delfino direttamente nella sua residenza de la Muette (residenza ufficiale del principe ereditario) mentre ero qui. Sono poi tornato a Parigi e ho dipinto una grande tela con le persone ad altezza naturale."

Nel libro "Art in Focus 4; Marie-Antoinette, Ritratto della Regina. Nationalmuseum, 1989" si può leggere:

"Wertmüller ordinò due manichini abbigliati per il suo studio a Parigi, uno per il ritratto del Delfino e uno per quello della Principessa. Era prassi comune prestare ai ritrattisti gli abiti con cui si voleva essere ritratti. Si può presumere quindi che gli abiti con cui erano vestiti i due manichini appartenessero realmente ai due principi.

Wertmüller ordinò inoltre una speciale parrucca a Monsieur Léonard, il parrucchiere della Regina, ed è possibile che abbia avuto accesso alla "robe à la turque" che la Regina indossa nel ritratto.

Il pittore ritrae la Regina nell'ambiente in cui questa trascorreva gran parte del suo tempo: i giardini che circondano il Petit Trianon. E' il ruolo di madre che viene portato all'attenzione in questo dipinto. E' una scelta ben precisa, parte di una strategia volta a cambiare l'immagine ufficiale della Regina da frivola straniera amante dei lussi alla madre di tutta la Francia. La principessa Maria Teresa ha lasciato cadere una rosa per terra. Che si sia punta con una spina? Sul vestito appare una piccola macchia di sangue. Il Delfino stringe saldamente il vestito della madre."



Sebbene molteplici fattori abbiano influenzato il dipinto di Wertmüller,  l'abito raffigurato non è stato ancora completamente analizzato. Émile Langlade sostiene che la creatrice della robe à la turque indossata dalla regina nel dipinto sia Rose Bertin. Una lettera finora non presa in considerazione di Madame Campan smentisce tale convinzione e dimostra che Wertmüller aveva richiesto per il dipinto un abito appena confezionato ma la regina l'aveva indirizzato a scegliere una veste nel suo guardaroba.

sabato 4 settembre 2021

La baronessa de Crussol

Nel 1785, Madame Vigée Le Brun espose al Salon du Louvre un superbo ritratto, quello della baronessa de Crussol. La baronessa, nata Bonne-Marie-Josephine Bernard de Boulainvilliers, moglie del barone de Crussol, luogotenente del Reggimento del re, tiene tra le mani la partitura di Eco e Narciso di Gluck. Numerosi sono i riferimenti alla regina in questo dipinto: la sciarpa "à la Marie-Antoinette" che illumina il volto della baronessa, e il fatto che Glück godesse della protezione di Sua Maestà, sono solo alcuni esempi. L'abito foderato di pelliccia nera e il pizzo sulla manica e il fazzoletto bianchi testimoniano  la perfetta padronanza del gioco di luci e ombre che fa risaltare tutta la ricchezza dell'abito.

Ma c'è qualcos'altro che lega in qualche modo la baronessa a Maria Antonietta:

La principessa di Lamballe nel ritratto di Jean-Baptiste Charpentier il vecchio


Questo splendido ritratto della principessa di Lamballe in abito lilla è stato battuto all'asta da Christie's l'8 luglio scorso, venduto per 150.000 sterline, circa 175.000 euro.

Fu quasi certamente il duca di Penthièvre a commissionare questo dipinto contemplativo della nuora al suo pittore ordinario, Jean-Baptiste Charpentier il vecchio. Dopo la morte prematura del principe di Lamballe, solo un anno dopo il matrimonio, la principessa continuò a vivere con suo suocero a Rambouillet. È possibile che l'edificio visto attraverso gli alberi sia proprio il castello di Rambouillet, poiché sopra il tetto si intravede uno dei caratteristici terminali delle torrette. Grazie ai loro vasti atti di beneficenza dentro e intorno alla loro tenuta, suocero e nuora si guadagnarono i nomi di "Re dei poveri" e "Angelo di Penthièvre".  

Charpentier dipinse diversi ritratti della famiglia del duca, tra cui un doppio ritratto del duca e di sua figlia Louise-Marie de Bourbon, futura duchessa d'Orléans, in cui lui è seduto a leggere in giardino e lei offre al padre un cesto di fiori recisi. Sia il presente ritratto che gli altri lavori di Charpentier sono eseguiti utilizzando le caratteristiche dei tableaux de mode, uno stile che si sviluppò nel 1720 attraverso il lavoro di artisti come Jean-François de Troy e che consentì di incorporare elementi della pittura di genere nella ritrattistica tradizionale. I soggetti di questo tipo di pittura vengono raffigurati mentre svolgono attività quotidiane, come leggere o bere cioccolata calda, e tutto ciò conferisce a queste opere un'aria più domestica e rilassata.

Nel suo libro "Ritratti femminili e mecenatismo alla corte di Maria Antonietta", Sarah Grant evoca proprio questo ritratto della principessa:

lunedì 24 maggio 2021

L'ultima messa dell'Ancien Régime

Questo olio su tela (37 cm X 46 cm), opera di Hubert Robert, rappresenta la famiglia reale durante una messa alle Tuileries nella Galleria di Diana. La galleria, adornata degli arazzi "Le conquiste di Luigi XIV" (dopo Van der Meulen) è uno scenario sorprendente: nonostante la grandiosità del luogo e la folla di spettatori riuniti a sinistra della tela, la scena toccante della famiglia reale in intima preghiera sembra in realtà costituire un nucleo a se stante. In prima fila si riconoscono Madame Elisabeth, il Delfino, la Regina, il Re, Madame Royale e madame de Tourzel.


Tradizionalmente il dipinto è noto come "L'ultima messa di Luigi XVI e della famiglia reale alle Tuileries" ma la scena qui rappresentata, non può essere la messa del 9 agosto 1792 poiché l'accesso alla galleria di Diana fu chiuso in seguito alla fuga di Varennes nel giugno del 1791. E' ipotizzabile che si tratti della Domenica delle Palme del 1791, oppure la Pentecoste dello stesso anno. A sostegno di quest'ultima tesi c'è un'opera dell'artista Jean-Baptiste Mallet: "Messa di Pentecoste del 1791 nella Galleria di Diana".

martedì 27 ottobre 2020

I misteriosi ritratti di Madame Royale

Tra le collezioni della Reggia di Caserta troviamo un ritratto di Madame Royale, erroneamente indicata nell'inventario con il titolo di "Madame Ravall". Il ritratto è attribuito ad Antonio Pascucci, certamente confuso con Marcantonio Pascucci autore di diversi dipinti sacri presenti in alcune chiese napoletane. Sennonché la tela è firmata J. F. Pascucci, datata 1796. Si tratta certamente di Francesco Pascucci, pittore italo-spagnolo, di stampo neoclassico, nato e formatosi stilisticamente a Roma e la cui attività pittorica sembrerebbe riconducibile al governo del Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo. 

Nel dipinto Maria Teresa Carlotta, diciottenne, liberata su interesse dell'Austria e in esilio a Vienna, è rappresentata in lutto per la morte dei genitori. Nella mano sinistra tiene un fazzoletto e nella destra regge il testamento del padre redatto il giorno di Natale del 1792. La tela è oggi conservata presso la Questura di Caserta dove si trova dal 15 marzo 2011. Il lavoro è probabilmente una copia del ritratto di uguali dimensioni, recentemente restaurato e di autore ignoto, esposto al Palazzo delle Aquile di Palermo. 

Madame Royale nei ritratti esposti a Caserta (sinistra) e a Palermo (destra)
E' interessante notare che il ritratto conservato a Caserta è molto somigliante, come fattezze, a Maria Carolina, zia materna della principessa; per contro il ritratto conservato a Palermo, di qualità superiore, è molto somigliante a Madame Elisabeth, zia paterna di Madame Royale. 


lunedì 26 ottobre 2020

Gli acquarelli di Francesco Guardi testimoniano la fine di un'epoca

Francesco Guardi, pittore e disegnatore veneziano di fervida fantasia e potente capacità evocativa, realizzò due acquarelli in occasione del matrimonio tra Armand-Jules-Marie-Héraclius de Polignac e Idalia Johanna di Neukircken, celebrato il 6 settembre 1790 nella villa Gradenigo a Carpenedo. L'avvenimento fu una delle ultime malinconiche fiammate dell'Ancien Régime; lo sposo infatti era il figlio del duca e della duchessa di Polignac che avevano abbandonato la Francia subito dopo la presa della Bastiglia.


giovedì 1 novembre 2018

Gaspard Duché de Vancy,

Ritratto di signora di Gaspard Duché de Vancy (1782)
Nel luglio del 1775 un giovane, chiamato Gaspard Duché de Vancy, figlio dell'omonimo poeta, e allievo di Joseph- Marie Vien, si recò alla cerimonia del Grand Couvert dove fu notato dalla Regina con una matita in mano. 

Sua Maestà scandalizzata gli fece riferire che non era consentito disegnare in una tale occasione. Senza alcun turbamento, il giovane artista rispose che stava solo eseguendo il suo ritratto e che gli era permesso catturare le grazie ovunque le avesse trovate. 

La risposta addolcì la sovrana a tal punto che Duché fu invitato a tornare il giorno dopo perché le mostrasse il ritratto ultimato. 

Alla Regina il disegno piacque e assicurò al giovane la sua protezione. Vancy, anni dopo, fu assunto come illustratore ufficiale della spedizione di La Perouse il cui equipaggio scomparve misteriosamente nel 1788

Il ritratto della regina fu acquistato nel 1920 da un collezionista privato e sono in pochi ad aver avuto la possibilità di vederlo. 

Antichambre du Grand Couvert

mercoledì 18 luglio 2018

Il Profumiere di Corte

I fattori per dare origine ad un profumo di qualità che sappia regalare emozioni, rimanendo a lungo impresso nella nostra memoria, sono davvero tanti. Passione, amore e voglia di creare qualcosa di diverso sono gli elementi principali, quando poi a questi elementi si aggiunge una combinazione di natura e antico, l'armonia prende forma. Ed è proprio in una cornice amena e agreste come l'Appenino Tosco-Emiliano che il Maitre Parfumeur, Mattia Scavuzzo, da vita ogni volta ad un profumo ricreato alla "storica maniera" e senza alternative moderne. Ventottenne e circondato dalla natura, parte integrante e fondamentale della sua passione, vive dall'infanzia tra i fiori e la musica classica, passioni ereditate dai genitori e che hanno fatto nascere in lui emozioni che ha poi sublimato nella creazione di accordi profumati. Il profumo altro non è che un'emozione olfattiva e per Mattia creare profumi è la sintesi totale delle sue passioni tra le quali si annoverano l'ammirazione per il XVIII secolo e per la regina Maria Antonietta. Rievocatore storico, partecipa spesso ad eventi in costume, partecipando a balli e galà organizzati in edifici storici, prevalentemente in Italia. Un modo per riportare alla vita un passato di grande rilevanza artistica e culturale, fatto di eleganza e cortesia oggi ormai dimenticate, come il Settecento.

L'interesse per questo secolo l'ha portato a compiere un percorso di meticolosa ricerca storica, non è un caso che molte delle sue creazioni provengano dalla Toilette de Flore di Pierre-Joseph Buc'hoz. Il "Profumiere di Corte", così viene chiamato Mattia nell'ambito rievocativo, confeziona profumi e cosmetici del XVIII secolo, scegliendo di ricreare quelli che non prevedono l’uso di sostanze tossiche, abbondantemente usate all'epoca . Polveri per capelli e parrucche, lozioni, pommades, saponi, ciprie, interamente realizzati con le tecniche di estrazione del XVII-XVIII secolo, come l’Enfleurage. Nell’Enfleurage, attraverso un grasso animale ed un’opportuna stesura dei fiori, i fiori esuli cedono ad esso la loro essenza. Lo si usa per le tuberose, le violette, i gigli, i narcisi. Un metodo di estrazione oggi abbandonato che Mattia ha rispolverato per creare profumi filologici. Ed è grazie a questo metodo che Mattia ha potuto ricreare il Profumo commissionato da Maria Antonietta a Jean-Louis Fargeon.


Ma rivediamo insieme la storia affascinante di questo leggendario profumo:

Siamo verso la fine del '700 e la Regina Maria Antonietta, oppressa dalla rigida etichetta di corte, si ritira presso la tenuta del Petit Trianon. Lì  può vivere la vita serenamente come madre dei suoi figli, circondata dalla natura. Vive in una residenza signorile e, quando ne ha voglia, si ritira nella sua fattoria, le Hameau.
Tanto è grande l’amore per quei luoghi che la Regina chiede al suo Profumiere Fargeon che le faccia visita in quel luogo all’alba, allo schiudersi dei fiori, perché colga appieno l'essenza di quel posto meraviglioso, per poterlo poi racchiudere in una bottiglia: “Monsieur, mi aspetto da Voi che mettiate tutto il Trianon in una bottiglia. Amo talmente tanto questo luogo, che voglio portarlo ovunque, con me”. Fu così che Fargeon ideò il profumo "Bouquet Aux Mille Fleurs". Ad un cuore “mille fleurs” tra cui si annoverano iris, rosa, tuberosa e gelsomino, egli aggiunse tocchi freschi d’agrumi e dei rispettivi fiori in apertura, sigillando la composizione con sentori legnosi e gourmand di vaniglia e benzoino. Tocchi di muschio animale e di ambra grigia indirizzarono la fragranza verso una particolare tradizione compositiva d’antica arte profumiera.

A seguito di numerose ricerche storiche per la realizzazione di un libro sul profumiere della regina, la scrittrice Élizabeth de Feydeau, sostenne di aver trovato la formula del profumo di Maria Antonietta, trascritta dal suo creatore. Dopo una prima riproduzione esclusiva “per pochi intimi” e di pochissimi pezzi per finalizzare un'importante acquisizione da parte del Castello di Versailles, di un Coffret appartenuto alla Regina (e per questo, a prezzi veramente molto alti), il profumo non è più stato riprodotto, poiché i tempi di preparazione delle singole note sono lunghissimi, ed il mercato al quale è stato destinato è molto ristretto. Ad esso è stato dato il nome evocativo di “Sillage de la ReÎne”.

La curiosità e il forte desiderio di poter sentire il profumo della regina che solo pochi eletti hanno avuto l'onore di conoscere, ha dato a Mattia l'ispirazione per ricreare lui stesso questo profumo. Con la sua professione e competenza in alta profumeria, si è imbattuto in una ricerca contro i limiti di spazio e tempo, nel mero senso della parola. Ha viaggiato fisicamente e con la fantasia per poter ricreare il profumo di Maria Antonietta, ed è stato commovente per lui sentire quella che era la scia di profumo rilasciata dalla sovrana, qualcosa che può dare l'illusione di essere al suo cospetto per brevissimi attimi.


Mattia ha un Atelier virtuale su una piattaforma di origine americana che si occupa di artigianato (Etsy) e che gli mi permette di poter vendere liberamente le sue creazioni. Le sue fragranze sono storicamente accurate, ispirate ad eventi della vita di corte o di natura bucolica, oppure fedeli alle esatte composizioni storiche, come nel caso del profumo della regina, identificato in seguito come il “Parfum du Trianon”. Lavora anche su commissione per creare profumi su misura e il sogno che ne sussegue è quello di continuare a creare e di ricevere incarichi per creazioni molto importanti a livello storico e culturale. La soddisfazione più grande è per lui la felicità del committente, mecenati moderni sensibili alla bellezza e amanti della cultura.
Un merito particolare, va all’artista che ha ricreato alla perfezione i decori sulla meravigliosa bottiglia in serie limitata , che presenta l’effige di Maria Antonietta: Laura Sassi. Artista poliedrica e scenografa, Laura utilizza materiali e tecniche diverse. La sua competenza, già riconosciuta da importanti personalità in campo artistico e culturale, e la sua maestria aggiungono valore alle creazioni di Mattia.




Per maggiori informazioni visita il sito di Mattia Scavuzzo La Bottega dell'Amorino

Ringrazio Mattia Scavuzzo per le preziose informazioni rilasciatemi


giovedì 9 febbraio 2017

Illusioni di carta

Plissettature, pizzi e broccati, ricami e velluti, riprodotti accartocciando, piegando, intrecciando e dipingendo della semplice carta. E' questa l'arte straordinaria di Isabelle de Borchgrave, l'artista belga capace di ricreare con un materiale "povero" come la carta, costumi elaborati ispirati a famosi dipinti e ai disegni dei grandi maestri della haute couture, come Worth, Fortuny, Dior e Poiret.

Dopo aver incontrato la costumista canadese Rita Browne nel 1994, Isabelle ha iniziato con lei ad elaborare la sua collezione di Paper Illusions; una collezione che ricopre più di 400 anni di storia del costume, dagli splendori rinascimentali dei Medici alla raffinatezza della Belle Epoque, passando per il frivolo e stiloso rococò. "Isabelle" scrive lo stilista Hubert de Givenchy "è unica nel suo genere. Con un foglio di carta, crea i vestiti più belli, i migliori costumi, o semplicemente una catena di rose bianche... che si tratti di una scarpa, di un cappello, o di un paio di stringhe di perle, Isabelle "gioca" con la carta come un virtuoso suono il proprio strumento".

Questa designer instacabile che riesce a creare con la carta ciò che molti suoi colleghi non raggiungono mai completamente con la stoffa, riproduce con prodigiosa fedeltà gli effetti visivi e tattili che in teoria solo un tessuto potrebbe dare. E' difficile per lo spettatore rendersi conto che tutto ciò è solo un inganno, un'illusione di carta. 

Qui in basso alcune splendide creazioni ispirate alla moda del Settecento