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sabato 16 ottobre 2021

Maria Antonietta in gramaglie nel ritratto di Kucharski

Questo pastello che un tempo apparteneva alla principessa di Taranto, fu eseguito da Kucharski al Tempio poco dopo l'esecuzione del re. Secondo Marguerite Jallut si tratta del ritratto originale, eseguito dal pittore, della regina in gramaglie da cui poi sarebbero state tratte tutte le copie successive. Il pastello, scomparso durante la Seconda Guerra Mondiale (secondo la Jallut fu distrutto), era accompagnato da due iscrizioni, una quasi cancellata, l'altra una trascrizione della prima:

"Questo ritratto di Maria Antonietta, regina di Francia, fu dipinto da "Koharski" che, trovandosi in servizio come guardia nazionale al Tempio dopo la morte di Luigi XVI, riuscì ogni volta a vedere la regina. Aveva già dipinto questa principessa nel 1780. Ha tracciato questo disegno e fino all'ultimo dettaglio dei suoi abiti da lutto."

Il pittore riuscì ad entrare nella prigione tra il 26 gennaio (giorno in cui furono consegnati alla regina gli abiti da lutto) e il 1° aprile, giorno in cui il consiglio generale decise che nessuna persona al Tempio in grado di disegnare avrebbe dovuto svolgere questa attività all'interno della prigione.

mercoledì 6 ottobre 2021

Un ennesimo giallo pittorico?

Nel 1770 Antonio Pencini fu inviato a Parigi da Maria Teresa; il soggiorno del pittore è documentato nella corrispondenza di Mercy il quale riferisce che l'artista realizzò due ritratti di Maria Antonietta tra il 1773 e il 1774.

Pencini avrebbe prese a modello un ritratto del 1765 conservato oggi al Museo del Mobile di Vienna che raffigura con ogni probabilità Maria Josepha, una delle sorelle maggiori di Maria Antonietta. Acconciatura (passata di moda nel 1774) e mantilla (particolarmente usata alla corte di Vienna) lasciano comunque dei punti interrogativi. Come poteva il pittore non tenere conto della moda imperante a Versailles? Modificare o copiare un ritratto per dargli il volto di un altro membro della famiglia era una pratica molto comune nel Settecento ma è comunque interessante notare come le due sorelle, anche in questo caso, siano oggetto di un ennesimo giallo pittorico. 

Maria Antonietta nel ritratto del 1774 di 
Antonio Pencini. Un tempo il dipinto
si trovava a Laxenburg, parte della 
vecchia collezione Aremberg. Oggi è 
conservato al Kunsthistorisches Museum


L'arciduchessa Maria Josepha, autore ignoto
Museo del Mobile di Vienna



martedì 28 settembre 2021

Un ritratto di Maria Antonietta giovane delfina presto all'asta



Il 25 novembre prossimo la casa d'aste Aguttes metterà in vendita un ritratto di Maria Antonietta delfina. Il ritrattò è opera di Duplessis ma non si tratta dell'originale eseguito riciclando uno schizzo preparatorio del 1771. 

Nel 1771, infatti, Duplessis fu incaricato di eseguire un ritratto equestre della delfina ma non essendo riuscito a ottenere una seduta di posa da Maria Antonietta, abbandonò il progetto definitivamente a favore di un ritratto a busto, dipinto probabilmente nel 1773.

La versione che sarà messa in vendita è una copia realizzata dallo stesso Duplessis.


Il ritratto originale, un tempo facente parte della collezione della marchesa de Ganay e che fu fotografato all'inizio del XX secolo. Oggi di questo ritratto se ne sono perse le tracce.

Il ritratto preparatorio del 1771 sulla base del quale fu eseguito il ritratto a busto del 1773


venerdì 24 settembre 2021

Maria Antonietta con i figli nei giardini del Petit Trianon nel ritratto di Wertmüller


Questo ritratto che oggi si trova al Museo nazionale di Stoccolma, fu commissionato al pittore svedese Wertmüller per il re di Svezia Gustavo III. Durante il suo soggiorno in Francia, Re Gustavo aveva infatti espresso il desiderio di avere un ritratto della regina e aveva proposto a Maria Antonietta di posare per Wertmüller che godeva della sua protezione. La regina acconsentì e si adoperò affinché al pittore venisse prestato uno studio a Parigi nel quale lavorare.

E' il pittore stesso nella sua autobiografia a fornirci delle informazioni interessanti: "Mi recai a Versailles e da li raggiunsi il Petit Trianon dove lei trascorreva le sue estati. Qui dipinsi diversi ritratti di lei e della Principessa che all'epoca aveva 6 anni. La Regina mi accolse calorosamente e con la massima gentilezza e con tutti gli onori, e diede ordini affinché potessi dipingere Sua Altezza il Delfino direttamente nella sua residenza de la Muette (residenza ufficiale del principe ereditario) mentre ero qui. Sono poi tornato a Parigi e ho dipinto una grande tela con le persone ad altezza naturale."

Nel libro "Art in Focus 4; Marie-Antoinette, Ritratto della Regina. Nationalmuseum, 1989" si può leggere:

"Wertmüller ordinò due manichini abbigliati per il suo studio a Parigi, uno per il ritratto del Delfino e uno per quello della Principessa. Era prassi comune prestare ai ritrattisti gli abiti con cui si voleva essere ritratti. Si può presumere quindi che gli abiti con cui erano vestiti i due manichini appartenessero realmente ai due principi.

Wertmüller ordinò inoltre una speciale parrucca a Monsieur Léonard, il parrucchiere della Regina, ed è possibile che abbia avuto accesso alla "robe à la turque" che la Regina indossa nel ritratto.

Il pittore ritrae la Regina nell'ambiente in cui questa trascorreva gran parte del suo tempo: i giardini che circondano il Petit Trianon. E' il ruolo di madre che viene portato all'attenzione in questo dipinto. E' una scelta ben precisa, parte di una strategia volta a cambiare l'immagine ufficiale della Regina da frivola straniera amante dei lussi alla madre di tutta la Francia. La principessa Maria Teresa ha lasciato cadere una rosa per terra. Che si sia punta con una spina? Sul vestito appare una piccola macchia di sangue. Il Delfino stringe saldamente il vestito della madre."



Sebbene molteplici fattori abbiano influenzato il dipinto di Wertmüller,  l'abito raffigurato non è stato ancora completamente analizzato. Émile Langlade sostiene che la creatrice della robe à la turque indossata dalla regina nel dipinto sia Rose Bertin. Una lettera finora non presa in considerazione di Madame Campan smentisce tale convinzione e dimostra che Wertmüller aveva richiesto per il dipinto un abito appena confezionato ma la regina l'aveva indirizzato a scegliere una veste nel suo guardaroba.

sabato 4 novembre 2017

Maria Antonietta nelle vesti di Ebe

Maria Antonietta a 18 anni in un dipinto di François Hubert Drouais che la ritrae nelle vesti di Ebe, la coppiera degli dei, intenta a versare nettare al padre Zeus, nelle vesti zoomorfe di un'aquila. 

Simbolo di eterna giovinezza, di grazia e di purezza, il mito di Ebe trovò larga fortuna tra le signore dell'alta società che richiedevano espressamente di essere ritratte nelle vesti della dea; innumerevoli sono i ritratti allegorici dell'epoca ispirati a questa figura mitologica.
Il successo di Ebe fu probabilmente dovuto al fatto che le signore cercavano di rispolverare miti meno noti per stupire con nuovi soggetti e dimostrare così la propria erudizione.

Il ritratto che oggi si trova a Chantilly (Museo Condè) fu commissionato da Luigi XV, da mettere come soprapporta assieme al ritratto della contessa di Provenza nelle vesti di Diana, per il suo gabinetto a Choisy. 


mercoledì 1 marzo 2017

Ritratti preparatori di Martin van Meytens

Preziosi ritratti preparatori per il ritrato di gruppo, eseguito da Martin van Meytens nel 1751, dei figli di Maria Teresa e Francesco Stefano. Mancano all'appello Maria Carolina, Ferdinando, Maria Antonietta e Massimiliano, che dovevano ancora nascere. Oggi i disegni sono conservati all'Albertina:

Maria Anna
Giuseppe




















giovedì 24 novembre 2016

Josef Hauzinger

Questo dipinto, opera di Josef Hauzinger, rappresenta l'arciduca Massimiliano Francesco, il fratello minore di Maria Antonietta, ricevuto dalla sorella e dal cognato Luigi XVI nel febbraio del 1775.
L'opera, postuma all'avvenimento, fu realizzata nel 1778 su commissione di Maria Teresa per la residenza di Schloss Hof.

Situato ad est di Vienna sulla Morava, alla frontiera con l'Ungheria (oggi con la Slovacchia), Schloss Hof apparteneva un tempo al principe Eugenio di Savoia. Acquistato nel 1755 da Maria Teresa per il consorte, l'imperatore Francesco Stefano, il castello divenne proprietà privata di Maria Teresa quando rimase vedova. Nel 1773 Schloss Hof subì dei lavori per potervi ospitare la sovrana che scelse un appartamento comprendente quattro vani principali e tre secondari. In una di queste stanze, l'imperatrice volle riunire, nel 1776, dei ritratti di famiglia rappresentanti i figli regnanti in Italia con le loro rispettive famiglie: Pietro Leopoldo, Ferdinando, Maria Carolina e Maria Amalia.
In virtù di un concorso organizzato dall'Accademia di belle arti, questi ritratti furono realizzati da quattro pittori differenti. tra cui Josef Hauzinger, pittore di camera della corte imperiale e professore di pittura storica all'Accademia di belle arti di Vienna. Due anni più tardi Hauzinger fu di nuovo incaricato di eseguire sempre per Schloss Hof altri due dipinti: il primo rappresentante l'imperatore Giuseppe II con le sue sorelle rimaste nubili, Maria Anna e Maria Elisabetta, e il secondo rappresentante appunto l'arciduca Massimiliano, gran maestro dell'ordine Teutonico, principe elettore e arcivescovo di Colonia, ricevuto da Maria Antonietta e Luigi XVI, in occasione di un viaggio che l'arciduca fece a partire dal 1774 nei Paesi Bassi austriaci e in Francia.

lunedì 17 ottobre 2016

L'ultimo ritratto di Maria Antonietta

Disegno estemporaneo di David che ritrae la regina condotta al patibolo.
Parigi, Louvre
Purtroppo genio e bellezza d'animo non sempre vanno a braccetto. E' questo il caso di Jacques-Louis David, il grande pittore che realizzò l'ultimo drammatico ritratto di Maria Antonietta condotta al patibolo. 

"All' angolo di Rue Saint-Honoré, dove si trova il Caffè della Reggenza, c'è un uomo che attende con la matita pronta e un foglio di carta in mano. E' Louis David, uno dei più grandi artisti del suo tempo.
Durante la Rivoluzione è stato fra i più pronti a vociare; sempre servo dei potenti quando sorride loro la fortuna, sempre li abbandona nel pericolo. Dipinge Marat sul letto di morte, l'8 termidoro giura pateticamente a Robespierre "che vuoterà con lui il calice fino alla feccia", ma già il 9, durante la fatale seduta, quella sete eroica gli è passata e il triste parolaio preferisce tenersi rimpiattato in casa, sfuggendo per questa codardia alla ghigliottina. Nemico accanito dei tiranni durante la rivoluzione, sarà il primo a passare al nuovo dittatore e a ottenere, per aver dipinto l'incoronazione di Bonaparte, il titolo di barone, rinunciando in cambio al suo antico e feroce odio per gli aristocratici. Tipo dell'eterno transfuga alla riva del potere, adulatore con i fortunati, spietato con i vinti, ritrae vincitori sul trono come i vinti sul patibolo. Da quella stessa carretta che porta ora la regina, lo scorgerà più tardi, tra la folla, Danton, che conosce la sua viltà e che prima di morire lo frusta con il grido pieno di sprezzante sdegno: "Anima di servo!".

lunedì 2 maggio 2016

Il maestro delle Arciduchesse

Testa d'angelo attribuita a Maria Antonietta -
Akademie der Bildenden Kunste, Kupferstichkabinett, Vienna.
Nell'inventario del Kupferstichkabinett, l'attribuzione di questa testa d'angelo a Maria Antonietta è seguita da un punto interrogativo. Se questo disegno fu effettivamente realizzato da lei, esso non poté essere eseguito che tra il 1769 e il 1770, prima che l'arciduchessa, non ancora quindicenne, partisse per la Francia.

Sappiamo da diverse fonti che la regina non aveva particolari doti pittoriche. Madame Campan nelle sue memorie scrive: 

"Si parlò un giorno alla regina di un disegno fatto da lei e regalato dall'imperatrice al signor Gérard, primo commissario degli Affari Esteri, quando era venuto a Vienna per redigere gli articoli del suo contratto di matrimonio. "Arrossirei", rispose la regina "se mi si presentasse questa prova della ciarlataneria della mia educazione; credo di non aver mai passato una sola volta il lapis su quel disegno".

Madame Campan non descrive il disegno da lei citato ma la risposta della regina ci fornisce comunque un'idea sulle sue doti pittoriche che non dovevano essere eccelse.

Il marchese di Paroy  racconta nelle sue Memorie che aveva aggiunto dei personaggi ad un paesaggio disegnato dalla regina, mantenendo un silenzio eloquente sul valore dell'opera che aveva ritoccato.

giovedì 14 aprile 2016

Il ritratto incompiuto di Kucharski

Questo ritratto, opera di Alexandre Kucharski, fu l'ultimo dipinto per cui posò la Regina alle Tuileries. Rimase incompiuto a seguito dell'assalto al palazzo ad opera della plebaglia parigina nell'agosto del 1792 ed è ben visibile in basso il colpo di picca che vi fu inferto.

Originariamente destinato a Mme de Tourzel, governante del Delfino, il quadro fu ritrovato nel 1795 dal marchese Charles de Tourzel, figlio della Tourzel, dietro una porta delle Tuileries e si salvò proprio per la sua posizione nascosta. Il colpo di picca (due in realtà, come ci riferisce la stessa Mme de Tourzel in una nota) fu dato alla porta e non al quadro di cui si ignorava l'ubicazione.
I discendenti della Tourzel vendettero il dipinto al castello di Versailles l'8 marzo 1954, in tempo per la mostra che si tenne l'anno dopo per il bicentenario della nascita della regina. Esposto fino a qualche anno fa nella camera da letto della regina, il ritratto è oggi gelosamente conservato e nascosto ai più, per via della sua fragilità. 

sabato 9 aprile 2016

La Petite Reine

Questo ritratto eseguito da Lié Louis Perin-Salbreux e conservato al Museo delle Belle Arti di Reims, accreditato per lungo tempo come ritratto di Maria Antonietta, noto ai più con il titolo de "La Petite Reine", è da un po' di anni oggetto di controversie.


Nel 1955 Marguerite Jallut avanzò la tesi che l'opera fosse stata eseguita intorno al 1778, quando il pittore si recò a Parigi, e che probabilmente egli si era ispirato ad un periodo antecedente, poiché la biblioteca che si intravede alle spalle della "Petite Reine", era quella che aveva lasciato il posto al biliardo della regina.
Da un po' di anni, un'altra tesi si è imposta: per molti critici il ritratto non sarebbe di Maria Antonietta.; gli occhi del soggetto sono castani mentre la regina aveva gli occhi azzurri. Christian Baulez sottolinea che il luogo non sarebbe quello dell'allora biblioteca della regina, ma quello della biglioteca di Madame Sophie, figlia di Luigi XV e zia di Luigi XVI. Chiamata "bibliothèque de stue", la stanza appartenne a Madame Sophie fino alla sua morte avvenuta nel 1782. Anche l'abbigliamento e l'acconciatura sono piuttosto atipici se rapportati ai gusti di Maria Antonietta. La robe à la française del dipinto, abbottonata fino al collo, sembrerebbe più adatta ai gusti di una zitella, rimasta ancorata alla moda del decennio precedente.

martedì 19 gennaio 2016

"Gruppo di famiglia in un interno"

La famiglia reale riunita del Gabinetto di Madame
Adelaide, collezione privata
E' raro trovare immagini che rappresentino la famiglia reale riunita. Un dipinto pressoché unico, ci rimanda ad una serata un po' particolare del 1771: Luigi XV, circondato dalla sua famiglia nel Gabinetto privato della figlia maggiore Madame Adelaide, benedice Madame Louise che richiede ufficialmente al padre il permesso di prendere i voti definitivi come carmelitana.

La principessa aveva preso la decisione di ritirarsi nel convento carmelitano di Saint-Denis, il più povero di Francia, pochi mesi prima dell'arrivo di Maria Antonietta, nel gennaio del 1770. 
Questa decisione, presa di nascosto, aveva lasciato tutti sbalorditi. Colei che era ormai suor Teresa Agostina, e che scriveva al Re suo padre con "il permesso della nostra buona Madre", era stata un'indomita amazzone, amante delle belle vesti e, afferma la Boigne, "con una grande propensione alla civetteria", tanto che, quando Luigi XV annunciò alla figlia Adelaide che Louise era partita nottetempo, il primo grido di Madame Adelaide fu: "Con chi??". 

Secondo le voci, la principessa aveva preso questa decisione per riscattare con il proprio sacrificio la cattiva condotta del padre, libertino e amante dei piaceri. 
Maria Antonietta aveva conosciuto Madame Louise, prima di arrivare a Versailles, facendo una tappa di poche ore al convento di Saint-Denis in compagnia di Luigi XV e del Delfino. In quella occasione Louise ebbe un lungo colloquio privato con il padre, nessuno sa cosa si dissero, ma è facile supporre che la principessa abbia cercato di far ragionare il padre, la cui condotta scandalosa con Mme Du Barry avrebbe potuto essere motivo di disgusto per Maria Antonietta, cresciuta in una famiglia rigidamente bigotta e osservante. 

giovedì 10 settembre 2015

Erz. Herzogin. Antonia

Maria Antonietta a 13 anni -
 Franz Xaver Wagenschön (1769)
Kunsthistoriches Museum, Vienna
Questo bellissimo dipinto che rappresenta Maria Antonietta all'età di 13 anni, fu realizzato da Franz Xaver Wagenschön, un pittore boemo specializzato in soggetti religiosi che fu ritrattista e decoratore, per un certo periodo, alla corte di Maria Teresa. 

Maria Antonietta è seduta al clavicembalo e sembra aver interrotto il suo esercizio per lanciare un breve sguardo al ritrattista. Vestita di un abito di seta azzurra "à la française", decorato di perle e guarnito di pelliccia, e di "engageantes" (ornamenti in pizzo e merletto a cascata che decoravano le maniche degli abiti), l'arciduchessa porta un'acconciatura particolare, ideata da un friseur parigino, inviato a Vienna su richiesta di Maria Teresa perché rimediasse al disastro che la contessa Brandeiss, l'aia di Maria Antonietta, aveva procurato con una grossa fascia, stempiando la già alta fronte dell'arciduchessa. 

Il principe Starhemberg si era rivolto al suo successore a Parigi, il conte Mercy, chiedendogli di mandare alla corte di Vienna un abile parrucchiere. L'imperatrice, scriveva Starhemberg, "si illude che un uomo eccellente nel suo mestiere riesca a correggere, o per lo meno a nascondere, questo piccolo difetto o con un particolare taglio o con l'impiego di qualche rimedio innocuo studiato per favorire la crescita dei capelli di cui la fronte è rimasta sguarnita, o magari, in breve, con la pena che si darà per acconciare il tutto in modo che si addica al viso".

venerdì 3 luglio 2015

Una mattinata con la regina

Questo "guazzo" su carta del 1775, oggi al museo di Versailles e che rappresenta Maria Antonietta, giovane regina di vent'anni, è opera del pittore Jean-Baptiste Gauthier-Dagoty.
Al suo arrivo in Francia, Dagoty, figlio di un incisore, prese presto servizio a corte entrando nelle simpatie della giovane regina. "La sua arte era scarsa, ma la veridicità del suo pennello era estrema". In parole povere non era tanto la somiglianza e la veridicità dei volti ad impressionare, quanto il modo che il pittore aveva di ricreare costumi, ambienti e atteggiamenti.

La scena è in gran parte ricostruita ma rimane egualmente preziosa, a testimonianza di uno stile di vita e del vecchio regime ormai al tramonto.

Maria Antonietta occupa il centro della tela, la protagonista è lei. Indossa una semplice veste da camera e intrattiene la sua piccola corte suonando l'arpa, lo strumento amato fin dall'infanzia. 

La regina amava feste e divertimenti e aveva l'abitudine di dare molti concerti, soprattutto nei giardini di Versailles o nei suoi appartamenti privati. Nel gennaio del 1773 l'allora Delfina scriveva alla madre: "Nonostante i piaceri del Carnevale, sono sempre fedele alla mia cara arpa e mi accorgo che sto facendo progressi". L'imperatrice, conoscendo la patologica pigrizia della figlia, la incoraggiava a distanza a proseguire gli studi musicali e il 3 marzo dello stesso anno le scriveva: "Vi mando un pezzo per arpa; ditemi se è possibile eseguirla o meno...".

venerdì 13 marzo 2015

Una miniatura della regina di I.J.V. Campana

Una miniatura della regina di I.J.V. Campana conservata nel Castello di Löfstad in Svezia, appartenente alla famiglia Fersen. Maria Antonietta indossa un abito bianco con una cintura blu e tiene alcuni fiori in grembo. La miniatura potrebbe essere la copia di un dipinto dello stesso artista inviato in Svezia da Maria Antonietta il 22 gennaio 1783 alla duchessa Hedvig Elisabeth Charlotta che rappresentò la regina al battesimo di un duca svedese. Questa copia si suppone sia un dono della regina al conte di Fersen.

domenica 1 marzo 2015

Alexander Roslin

Desiderosa di avere un nuovo ritratto della madre, Maria Antonietta le scrive il 13 febbraio 1778 proponendole il pittore Roslin: "Le mie sorelle mi parlano di un pittore svedese che è a Vienna di nome Roslin; aveva grande reputazione qui, anche se alcuni trovano che non avesse talento per le somiglianze, forse erano invidiosi..." Maria Teresa risponde il 6 marzo 1778: "Quanto a Roslin, è impossibile farsi ritrarre da quell'artista. La Marie (Cristina) ha avuto la compiacenza di farsi fare un ritratto da lui da donare al consorte; ha già fatto quattro sedute di tre ore l'una, e non ha ancora terminato; durante le sedute, non osa fare un solo movimento né qualsiasi altra cosa. Quanto a me, dato che le ultime tre sedute vanno fatte di seguito, non riuscirei mai a trovare dodici ore da perdere in una stessa settimana; inoltre, povero artista se dovesse eseguire un soggetto orribile quale una donna di sessant'anni! Soprattutto trattandosi della sottoscritta: la mia figura e il mio viso sono in totale decadimento...".
 
Qui in basso le sorelle della regina, Maria Amalia duchessa di Parma e Maria Cristina governatrice dei Paesi Bassi, ritratte da Alexander Roslin:














Olivier Blanc fa cenno all'ipotesi di un ritratto della regina eseguito da Roslin intorno al 1780 ma avanza su questa pista con molta cautela, scrivendo nel suo libro " Ritratti di donne - artiste e modelle al tempo di Maria Antonietta ":

"Nella serie dei grandi ritratti ad olio dell'inizio degli anni Ottanta del Settecento, la produzione si divide tra l'opera di Mme Vigée-Lebrun e quello di altri artisti, principalmente pittori che non sono riusciti a sedurre completamente la regina e soprattutto gli svedesi. Il primo di loro, Alexandre Roslin, avrebbe - perché in realtà è solo un'ipotesi - dipinto un ritratto della regina il cui costume evoca l'inizio degli anni Ottanta del Settecento, dopo il ritorno del pittore dalla Russia e dall'Austria. Sappiamo che era stato presentato a Versailles, poiché la regina lo raccomandava caldamente in una lettera alla madre. Ma noi non abbiamo alcun elemento scritto a mano che permetta di confermare l'ipotesi di una ritratto di Maria Antonietta eseguito da Roslin, sia in busto che in piedi. "

Qui in basso Luigi XVI ritratto da Roslin e il presunto ritratto di Maria Antonietta eseguito dal pittore facente parte di una collezione privata.





Un ritratto postumo di Maria Antonietta

Questo ritratto, realizzato postumo da Charles-Henry Bouton che fu allievo di David, rappresenta la regina in stile 'santino'.


 Bouton quasi certamente si ispirò ai ritratti più celebri di Maria Antonietta, aggiungendo in seguito alcuni dettagli ottocenteschi come il giglio e la corona.La corona è stranamente simile al ritratto dell'attrice Saint-Huberty della Anne Vallayer-Coster.

Il ritratto dell'attrice Saint-Hubert della Anne Vallayer-Coster

lunedì 23 febbraio 2015

Maria Antonietta o Maria Carolina?

Questo ritratto attribuito a Louis-Charles Gauthier D'Agoty, accreditato come ritratto di "Maria Antonietta su un canapé", è stato messo all'asta da Christie's pochi anni fa.


Ciò che rende particolare questo ritratto è la grande somiglianza tra la regina e la sorella maggiore Maria Carolina. Le due sorelle erano tra loro molto somiglianti, come ebbe modo di osservare Madame Vigée Le Brun, anche se Carolina con l'età divenne più spigolosa e mascolina. La regina di Napoli cercava di imitare la sorella in fatto di moda, tanto che Maria Antonietta le inviò Léonard a Napoli perché acconciasse Carolina secondo il gusto francese.
Scrive il Marchese de Sade in visita a Napoli: "A Napoli, tutti vanno vestiti alla francese, ma con cattivo gusto! L'uso degli uomini è di portare quasi sempre il cappello sulla testa, vestiti o no. Quanto alle donne, non è in altezza nè in lunghezza che si pettinano: è in larghezza. Non è sorprendente vedere delle arricciature dai diciotto ai venti pollici di larghezza. Quanto è lontano tutto ciò dal gusto dal gusto disinvolto che noi conosciamo così bene in Francia, e che fa lo charme della vita. Il gusto dei toupets più che salire verso l'alto come anni fa a Parigi si è esteso, e lo si prolunga così prodigiosamente dietro alla testa, che il cappello non riesce a coprirne che la metà, il che lascia spazio a una specie di cuscinetto dietro, con l'effetto più ridicolo". 

In un ritratto di Angelica Kauffmann, oggi parte della collezione Pagliara, presso L'Università di Suor Orsola Benincasa, la regina Maria Carolina appare somigliantissima (praticamente uguale) al ritratto di Maria Antonietta di D'Agoty: 
Nei due ritratti sono evidenti le stesse acconciature e le stesse scollature tanto che ci si chiede se il ritratto di D'Agoty ritragga realmente Maria Antonietta e che non sia piuttosto un ritratto di Maria Carolina che, rispetto a Maria Antonietta, aveva un viso più oblungo, occhi a fiori di testa (distanti) e un mento asburgico più pronunciato. 

Maria Carolina ritratta da Angelica Kauffmann

Maria Antonietta nel particolare del ritratto di D'Agoty

lunedì 26 gennaio 2015

L'ordine della Croce Stellata

Maria Antonietta - Liotard (1762)
Nel 1762 il pittore svizzero Liotard ricevette l'incarico di ritrarre gli 11 figli di Maria Teresa. All'appello manca il ritratto di Giuseppe (in quanto erede al trono il suo ritratto fu eseguito separatamente da questo ciclo riguardante i fratelli cadetti) e il ritratto dell'arciduca Carlo, morto l'anno precedente. Maria Antonietta (di sette anni) viene ritratta intenta ad avvolgere una navetta ed è l'unica tra le sue sorelle a portare una medaglia sul vestitino. Si tratta di un'onorificenza, quella dell'Ordine della Croce Stellata, un ordine cavalleresco femminile fondato nel 1668 da Eleonora Gonzaga (trisavola per parte paterna di Maria Antonietta).
La nascita dell'ordine è legato ad un episodio miracoloso avvenuto il 2 febbraio del 1668 quando un grave incendio scoppiò nel palazzo della Hofburg di Vienna, sede della corte imperiale, incendiando gran parte dei fabbricati e distruggendo anche moltissimi mobili. Una volta domate le fiamme, tra gli oggetti ritrovati e creduti perduti, si trovò anche un pezzo della Santa Croce, che era contenuto in una cassetta di legno smaltato e cristallo che era stata completamente bruciata.
L'imperatrice Eleonora Gonzaga, vedova dell'imperatore Ferdinando III, decise di ricordare l'evento miracoloso, istituendo un ordine cavalleresco femminile col nome di Ordine della Croce stellata. Il papa Clemente IX confermò l'istituzione con una bolla del 27 luglio 1668.
L'ordine della Croce Stellata
Le aderenti all'ordine sono divisi in due classi: Dama di gran croce e Dama semplice.
Le nobildonne aderenti debbono provare di possedere, se sono nubili, 16 quarti di nobiltà; se sposate, devono dimostrare di averne 8 dalla parte del marito.
L'ordine celebra delle proprie festività in tre grandi feste della Chiesa cattolica: l'Invenzione della santa Croce (3 maggio), l'Esaltazione della santa Croce 14 settembre ed il Giovedì santo.
Il gran magistero di quest'ordine è sempre stato affidato ad una donna, solitamente l'arciduchessa d'Austria, moglie dell'imperatore in carica così come era stato per Eleonora Gonzaga (l'attuale reggente di questa carica è Gabriela d'Asburgo-Lorena, sorella di Carlo d'Asburgo-Lorena, attuale capo della casata).
La piccola Maria Antonietta si sarebbe meritata l'onorificenza per aver consegnato alla madre i suoi risparmi da donare ai poveri.


sabato 6 dicembre 2014

Il giorno di San Nicolò

Un delizioso gouache (guazzo, tipo d'acquarello) realizzato dall'arciduchessa Maria Cristina (in famiglia chiamata Mimi) che rappresenta il giorno di San Nicolò (6 dicembre) dell'anno 1762. In alcuni paesi nordici ancora oggi è usanza che i bambini ricevano doni per quel giorno. 


L'acquarello mostra la famiglia imperiale raccolta intorno alla tavola della prima colazione; l'imperatrice versa il caffè a suo marito seduto in vestaglia e pantofole con il berretto da notte. Maria Antonietta tiene in braccio la bambola ricevuta in dono, Massimiliano gioca in terra mangiando biscotti di zenzero. La ragazza, Maria Cristina in un autoritratto, chiede al fratellino Ferdinando di scegliere tra i biscotti e la punizione dei rametti di betulla all'interno della scarpa. Il foglio tenuto in mano dall'imperatore è infatti la lista delle marachelle compiute dal piccolo arciduca durante l'anno.