Accostando elementi presi in prestito dalle illustrazioni di moda, vedute topografiche e stampe popolari, Asselin suggerisce come il commercio internazionale e la rivalità imperiale avessero trasformato la monarchia francese, forse contribuendo alla sua crisi.
giovedì 11 novembre 2021
Gli ambasciatori di Tippoo Sultan a Versailles
sabato 7 novembre 2020
Pomme de terre alla corte di Luigi XVI
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| La prima rappresentazione in Europa della pianta di patata opera di Clusius, 1588 |
Originaria dell'America, la patata arrivò in Europa con i conquistadores. La gente, però, l'accolse con sospetto, un po' perché all'inizio era usata nel menù dei detenuti; un po' perché la blanda tossicità che hanno i tuberi mal conservati fu descritta come un pericolo grave. Ci fu persino chi accusò le patate di trasmettere la lebbra. Solo con l'età barocca la patata si fece spazio nelle cucine europee. Forse perché le guerre e le pestilenze del '600, col conseguente impoverimento, avevano reso meno diffidenti i palati. Così i tuberi americani cominciarono a conquistare le tavole dei poveri, soprattutto nei paesi più coinvolti nelle guerre dell'epoca: Germania, Polonia, Svizzera, tuttora fra i maggiori consumatori.
A portarle sulle tavole dei ricchi fu il geniale agronomo parigino Antoine Parmentier che aveva conosciuto le patate mentre era prigioniero dei prussiani e, prima della Rivoluzione donò a Luigi XVI e Maria Antonietta alcuni fiori di pomme de terre. I sovrani ne fecero effimere ghirlande, che sdoganarono la patata anche in Francia. Come Federico il Grande di Prussia e altri colleghi, Luigi XVI afferrò immediatamente il potenziale della patata come alimento base che poteva fare la differenza quando le colture di grano erano state messe a repentaglio da malattie o maltempo. Il sovrano offrì quindi a Parmentier una superficie per la coltivazione di patate. Furono eretti muri e fu istituita una guardia per proteggere il terreno. L'aria di mistero suscitò la curiosità della gente, e ciò raddoppiò quando le guardie iniziarono ad accettare tangenti per consentire alle persone di raccogliere patate. Tutta questa messa in scena incoraggiò la popolazione a guardare l'umile tubero da una nuova prospettiva. Da quel momento la patata fu consacrata per sempre nella cucina francese nel 1785. In quell'anno, la carestia colpì la Francia settentrionale, ma i poveri furono in grado di sopravvivere, grazie all'umile patata. La morte di molti per fame era stata evitata.
giovedì 3 settembre 2020
Un italiano a Versailles - L'ultimo insegnante di lingue dell'Ancien Régime
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| Una rara miniatura di Jean Pierre Chasselat che rappresenta i 4 figli di Luigi XVI e Maria Antonietta |
sabato 17 dicembre 2016
Il Tè
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| La marchesa di Montesson, la marchesa di Crest e la contessa di Damas bevono il tè - Carmontelle |
sabato 27 febbraio 2016
La cioccolata
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| La bella cioccolataia - Jean-Etienne Liotard (1744) |
Chi non ama la cioccolata? Questo "cibo degli Dei", così definito da Linneo con il nome scientifico di Theobroma cacao (da "theos", Dio e "broma", cibo). Quale altra pianta può offrire un cibo così versatile come la cioccolata? Pare impossibile che prima della scoperta di Colombo, l'Europa non conoscesse il cacao. Introdotto dagli Spagnoli dopo la conquista del Nuovo Mondo, il cacao ebbe la sua massima diffusione nel Seicento. Siccome non lo si mescolava ancora con lo zucchero di canna, la bevanda che se ne ricavava era alquanto amara. Solo più tardi, con la diffusione di piante come la canna da zucchero e la vaniglia, la cioccolata venne addolcita e assunse un sapore simile a quello della bevanda che noi consumiamo oggi.
Ad introdurla in Italia fu Caterina d'Austria, figlia del re di Spagna, Filippo II, sposa di Carlo Emanuele I di Savoia. Ma a dare un contributo decisivo alla sua diffusione nel nostro paese fu Antonio Carletti che introdusse la cioccolata a Firenze. Cosimo I de' Medici amava particolarmente la versione al gelsomino; era uso comune aromatizzare la cioccolata per conferirle un retrogusto raffinato. Francesco Redi, cioccolatiere di corte, ci riferisce che la cioccolata di Cosimo III era aromatizzata con scorze fresche di cedro e limone, fiori di gelsomino, cannella, vaniglia, ambra e muschio (essenze di origine animale utilizzate principalmente in profumeria, oggi difficilissime da trovare ed estremamente costose). I gelsomini freschi venivano disposti fra strati di cacao all'interno di scatole ermetiche per diversi giorni. I fiori venivano regolarmente cambiati, in questo modo il cacao veniva impregnato dell'inebriante profumo dei gelsomini.








