giovedì 23 febbraio 2017

Madame Elisabeth

Madame Elisabeth a 4 anni. Joseph Ducreux
Ultima figlia del Delfino Luigi Ferdinando e di Maria Josepha di Sassonia, la principessa Elisabetta Filippina Maria Elena, detta Madame Elisabeth, era nata a Versailles il 3 maggio 1764. Rimasta orfana a soli due anni di età, dimostrò fin da subito di avere un carattere ribelle e difficile, dando non pochi grattacapi a Madame de Marsan, la governante che avrebbe dovuto educare lei e la sorella più grande, Madame Clotilde.

"E' stato spesso necessario opporsi alla sua natura e bisognava dirigerla sempre. Orgogliosa, inflessibile, appassionata, aveva difetti che dovevano essere cancellati, che già sarebbero stati deplorevoli in una persona di rango inferiore; in una principessa di sangue reale erano intollerabili. E' stato un compito difficile per Mme de Marsan. La volontà di Madame Élisabeth era potente, era orgogliosa della sua nascita, esigeva intorno a sè persone poco rigide. Diceva che non aveva alcun bisogno di imparare e di stancarsi inutilmente, in quanto i principi hanno persone il cui dovere era di pensare per loro. Riprendeva con rabbia una delle sue donne se non le portava immediatamente qualche cosa che aveva chiesto. La differenza dei caratteri delle sorelle ha fatto la differenza nei sentimenti della loro governante verso ciascuna. La gelosia è venuta quindi ad aumentare le asperità della natura di Elisabetta. "Se lo avesse chiesto Clotilde ," disse, un giorno, quando Mme de Marsan aveva rifiutato una richiesta, "lo avrebbe sicuramente ottenuto."

venerdì 17 febbraio 2017

La dama bianca

La dama bianca - Gabriel von Max
Nella sua biografia di Maria Antonietta, il conte di Reiset racconta che fu vista la Dama Bianca nel castello di Darmastadt la notte prima della decapitazione della regina, e ne da una descrizione tratta da una nota manoscritta del principe Giorgio d' Assia: "il suo volto è livido, senza occhi, né naso, né bocca. Quando la si vede, lascia dietro di se tracce di colore scuro; i piedi e le braccia sono nascosti. Il corpo non è che un chiarore bianco-perla, che si leva in forma di piramide. Il collo è circondato da una gorgiera di trine, su cui poggia l'ovale del viso".

Quella della "dama bianca degli Asburgo" è una leggenda che appartiene, anche se con alcune varianti, anche ad altre culture. Nel folclore germanico viene descritta come un'entità femminile avvolta da una pallida luce. Ne troviamo traccia fin dal XV secolo e viene unanimamente identificata con il fantasma di Agnese di Orlamunde, la vedova di Ottone III di Orlamunde. Agnese uccise tutti i suoi figli per poter seguire il suo amante, Alberto di Norimberga. Pentitasi volle rinchiudersi in convento, in un monastero da lei stessa fondato, quello di Himmelkron. La sua prima apparizione risalirebbe al 1486 e continuò a manifestarsi alla vigilia di eventi luttuosi. 

Madame Marguerite

Margherita in un ritratto di Michele Gordigiani. L'azzurro era il colore prediletto
della sovrana.
"Persino i suoi saluti divennero famosi in breve tempo e le conquistarono tante simpatie - quel suo inchino a tutto vasto circolo, che dava a ciascuno l'impressione d'esser salutato particolarmente. Inchino studiato certo, ma di provato effetto. Anche il D'Annunzio anni più tardi indicherá in questa sua inimitabile arte del saluto uno dei maggiori incanti della sovrana. Assistendo al suo ingresso in parlamento, annota che la regina, accolta dagli applausi - ringrazia con quei lenti e nobilissimi inchini che sono una delle sue grazie regali; vedendola nello splendore del Quirinale, ammira la sua riverenza - il piccolo saluto disarticolato che Maria Antonietta faceva divinamente e che la nostra bionda regina fa più divinamente ancora. "

Questo passo, tratto dalla bella biografia di Carlo Casalegno, dedicata alla regina Margherita, prima regina d'Italia, ci fa inevitabilmente pensare ad un altro passo, tratto dalle memorie del paggio Tilly, il quale rievocava mirabilmente Maria Antonietta:

"Aveva due modi di camminare: uno fermo, un po’ affrettato e sempre nobile; l’altro più molle e bilanciato, direi più molle e carezzevole ma per questo non ci si dimenticava di portarle rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, salutando dieci persone piegandosi una volta sola, e dando con la testa e con lo sguardo ad ognuno ciò che gli spettava: in una parola, se non mi sbaglio, come si offre una sedia alle altre donne, veniva spontaneo offrirle il trono.”


giovedì 9 febbraio 2017

Illusioni di carta

Plissettature, pizzi e broccati, ricami e velluti, riprodotti accartocciando, piegando, intrecciando e dipingendo della semplice carta. E' questa l'arte straordinaria di Isabelle de Borchgrave, l'artista belga capace di ricreare con un materiale "povero" come la carta, costumi elaborati ispirati a famosi dipinti e ai disegni dei grandi maestri della haute couture, come Worth, Fortuny, Dior e Poiret.

Dopo aver incontrato la costumista canadese Rita Browne nel 1994, Isabelle ha iniziato con lei ad elaborare la sua collezione di Paper Illusions; una collezione che ricopre più di 400 anni di storia del costume, dagli splendori rinascimentali dei Medici alla raffinatezza della Belle Epoque, passando per il frivolo e stiloso rococò. "Isabelle" scrive lo stilista Hubert de Givenchy "è unica nel suo genere. Con un foglio di carta, crea i vestiti più belli, i migliori costumi, o semplicemente una catena di rose bianche... che si tratti di una scarpa, di un cappello, o di un paio di stringhe di perle, Isabelle "gioca" con la carta come un virtuoso suono il proprio strumento".

Questa designer instacabile che riesce a creare con la carta ciò che molti suoi colleghi non raggiungono mai completamente con la stoffa, riproduce con prodigiosa fedeltà gli effetti visivi e tattili che in teoria solo un tessuto potrebbe dare. E' difficile per lo spettatore rendersi conto che tutto ciò è solo un inganno, un'illusione di carta. 

Qui in basso alcune splendide creazioni ispirate alla moda del Settecento



domenica 5 febbraio 2017

Un ballo in maschera


Questo aneddoto, tratto dalle memorie di Léonard, ci riferisce una piccola avventura in cui incapparono Maria Antonietta e suo cognato, il conte d'Artois, ad un veglione mascherato.
Le memorie del parrucchiere della regina sono piuttosto romanzate ma in ogni caso il passo ci riporta in quel mondo settecentesco fatto di piccoli intrighi, di libertinaggio  e di sventatezza:

"Mi trovavo alla toeletta di Maria Antonietta, quando giunse, esuberante di vivacità il Conte d'Artois. 
"Mia bella cognata - disse senza preamboli- bisogna che io vi racconti una scappata che ho fatto e voi dovete promettermi di non parlarne al Delfino, il quale non mancherebbe di darmi dello scapestrato".
"Raccontate, raccontate - rispose la Principessa ridendo - Non vi denunzieremo al Delfino ".
Dopo questa assicurazione, il Conte d'Artois si affrettò a narrare alla cognata numerosi particolari del ballo mascherato a cui aveva preso parte, e fu tanto eloquente, che a un certo punto Maria Antonietta allontanò la sua prima cameriera per annunciarci liberamente che intendeva recarsi al ballo mascherato prima che fossero passati otto giorni. Aggiunse che io e la signora Bertin ci saremmo messi d'accordo per preparare il suo costume e che il travestimento sarebbe avvenuto alle Tuileries. [......] Il Conte d'Artois avrebbe preferito mettersi d'accordo con il Duca di Chartres; ma la Delfina non ne volle sapere, e fu così stabilito che io solo mi sarei occupato della cosa [..............] mi misi d'accordo anche con la Bertin, che doveva preparare un costume da contadina svizzera. Il Conte d'Artois non volle dirci come si sarebbe vestito, la marchesa di Langeac, infine, scelse un costume da zingara. 

Ludwig II

Tra i tanti illustri ammiratori di Maria Antonietta, spicca il nome di re Ludwig II di Baviera, il re romantico e folle, noto per i suoi fiabeschi castelli e per essere stato mecenate di Wagner. Cugino dell'imperatrice Sissi, Ludwig fu allevato in uno splendido isolamento. Quando all'eta di diciotto anni salì al trono di Baviera, era un giovane di un metro e novanta, dal volto bellissimo e dolce, come un angelo di Raffaello; conquistò subito il cuore dei suoi sudditi alimentando le loro speranze di un regno glorioso. Ventidue anni dopo, lo splendido giovane era diventato un misantropo, grasso e gonfio, che si celava dietro gli sguardi della corte e del popolo, rinchiudendosi nei suoi castelli fantastici. La sua esistenza da recluso, le corse in slitta notturne e la morte misteriosa, nel lago di Stranberg lo trasformarono in un mito moderno.
Ludwig visse isolato dal mondo che lo circondava; era stato allevato senza calore e senza affetto, portandosi dietro carenze affettive che ne fecero un uomo stranamente distaccato. Nella sua solitudine, trovava conforto nei fantastici racconti che gli faceva la sua governante quando era un bambino, della vita alla corte di Luigi XIV a Versailles. Arrivò a detestare a tal punto il proprio secolo e l'ambiente che lo circondava, che cercò volutamente rifugio in un mondo meno avverso in cui poter rivivere le glorie dei secoli passati e le cupe leggende teutoniche. La sua corte ideale era popolata non dai visi ostili dei membri della corte di Monaco, ma dai fantasmi di Parsifal e di Lohengrin, di Luigi XIV e di Maria Antonietta.