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domenica 15 aprile 2018

La fontana gemella

La "Fontana del Trianon"
come si presentava nel 1726
in una incisione tratta dalle "Delizie Farnesiane a Parma".
Tra il 1712 e il 1719, per ordine di Francesco Farnese, fu costruita una fontana per la reggia di Colorno con la precisa indicazione di far sembrare la poca acqua "abbondante". Fin da subito, nonostante il suo nome ufficiale fosse "Fontana della Parma", venne chiamata "Fontana del Trianon" in quanto nei giardini del Grand Trianon a Versailles, ce n'era una simile commissionata al celebre Mansart dal Re Sole. Rispetto alla Fontana della Parma, quella francese ha solo una decina di anni in più. Se la nostra si chiama Trianon, la sua ispiratrice ha l'evocativo soprannome di Buffet d'Eau pur essendo in origine "La Cascade". Quella francese ha statue in bronzo che in origine erano dorate secondo uno stile più transalpino, mentre la nostra è completamente in marmo. Per il resto la somiglianza è praticamente assoluta. In origine la fontana di Parma era ricca di statue; attualmente ne mancano ben dieci delle statue originarie che l'adornavano. Sono rimaste quelle rappresentanti il fiume Taro e la Parma, i due leoni dalle cui fauci escono zampilli d'acqua e anche i mascheroni alla base. Alla fine del XIX secolo le statue furono vendute dai Savoia, e pertanto possiamo praticamente essere certi che da qualche parte debbano esistere tutt'ora così come dovrebbero esserci i relativi atti di vendita dai quali forse si potrebbe risalire agli attuali proprietari.

La Fontana del Trianon
In seguito alla trasformazione della reggia di Colorno in manicomio (nell'Ottocento), la fontana subì diversi danni ad opera dei pazienti della struttura, e venne poi smontata e quasi dimenticata all'interno di un anonimo magazzino. Nel 1889 fu rimontata a Parma, in strada Garibaldi, vicino allo scomparso teatro Reynach ma trent'anni dopo, fortunatamente, lasciò quella zona (destinata al martirio dei bombardamenti). Su interessamento di Glauco Lombardi fu spostata sull'isolotto del Parco Ducale al riparo da qualsiasi minaccia, ed immersa in una cornice verde, simile a quella che aveva in origine a Colorno. Un luogo bellissimo e perfetto dunque che però non l'ha protetta dall'incuria e dal degrado che l'ha circondata per diversi anni.

La fontana del Buffet d'Eau nei giardini del Grand Trianon a Versailles,
Un dipinto di Charles Chatelain che rappresenta la fontana del Buffet d'Eau nei primi anni del '700


mercoledì 13 dicembre 2017

La sala delle porcellane

Realizzata nel 1769 durante il Regno di Louis XV, questa camera, facente parte degli appartamenti privati del Re, fu concepita come sala da pranzo per il sovrano e la sua cerchia di intimi, ma Luigi XVI e Maria Antonietta, di fatto, non presero mai i loro pasti in questa stanza. Fu tra queste mura che prese piede a Versailles la "Cena di Società" . Si trattava di una cena a metà strada fra la grande Cena Ufficiale e quella completamente privata a cui partecipavano circa una quarantina di nobili. Se il numero dei commensali eccedeva,  si provvedeva ad imbandire le tavole anche nell'adiacente sala da biliardo.
Il nome "Stanza delle porcellane" è da attribuirsi al fatto che Luigi XVI, in occasione delle festività natalizie, usava questo ambiente per presentare al pubblico i pezzi di porcellana di Sèvres di manifattura più recente, di cui era grande estimatore e collezionista. Alcuni di questi pezzi sono ancora considerati fra i più raffinati e costosi soprammobili mai realizzati dalla manifattura di Sèvres


Pierre de Nolhac scrive:
"Il Re e la Regina vedevano Boizot (un famoso scultore che realizzò diversi busti della sovrana) meglio ancora, a Versailles, nel periodo dell'esposizione annuale dei prodotti di Sèvres. Essa si faceva nel periodo di Natale negli appartamenti del Re, che si liberavano a metà dicembre e che restavano fino all'Epifania a disposizione degli artisti della Manifattura. Per quindici giorni la famiglia reale e tutta la Corte vi facevano i loro acquisti ed era un'occasione per valorizzare le nuove opere degli atelier, tra i quali i bisquit avevano sempre un posto importante. Luigi XVI amava aiutare a togliere gli imballaggi e spesso rompeva, ridendo, dei pezzi preziosi; anche Maria Antoinetta si interessava a questa bella esposizione, dove Boizot poté studiare ogni anno il suo viso..."





mercoledì 11 ottobre 2017

Versailles segreta

La scala dei "Dupes". La scala prende a prestito il nome di una giornata passata alla
storia come "Il giorno degli ingannati" che decise la sorte di Maria de'Medici
mandata in esilio per volere del figlio Luigi XIII su istigazione del cardinale Richelieu.
La scala è la più antica del palazzo e risale appunto a Luigi XIII. Dall'aspetto medievale
il passaggio non era destinato ad un uso pubblico e di conseguenza pareti e gradini
non furono decorati. Maria Antonietta utilizzava questa scala per raggiungere il suo bagno
a piano terra. Il passaggio congiungeva gli appartamenti privati della regina al piano nobile
con gli appartamenti privati della regina al secondo piano e arrivava direttamente
nell'appartamento destinato al conte di Fersen che si trovava al secondo piano.

Come ogni castello che si rispetti, anche Versailles ha i suoi passaggi segreti. Tali passaggi erano principalmente usati dalla servitù per divincolarsi in quel dedalo di stanze, appartamenti, corridoi che era la reggia; all'occorrenza venivano usati per raggiungere discretamente luoghi di appuntamento e appartamenti privati. Molto nota la scala segreta che collegava l'appartamento di Madame de Pompadour a quello privato di Luigi XV. Pare che la duchessa di Mirepoix disse alla Pompadour: "Quel che ama il re è la vostra scala".

Un aneddoto narrato da Clery e riportato anche da Pierre de Nolhac nel suo libro "Marie Antoinette à Versailles", ci apre uno scorcio su questi passaggi: 

"Un giorno la Regina, aprendo con forza l'ultima porta del corridoio che comunicava con l'appartamento di sua figlia, ruppe nella serratura il passe-partout che serviva ad aprire tutte le altre porte in modo che, dopo aver richiuso quella appena varcata, Sua Maestà si trovava imprigionata in un corridoio buio, ricevendo della luce solo da un oeil-de-boeuf che dava sul gabinetto dove mi trovavo. La Regina mi vide attaverso la vetrata, bussò, e forzando un po' la voce, mi ordinò di andare nei suoi piccoli appartamenti a cercarle un altro passe-partout. Non si trattava di un lungo tragitto ed era appunto per evitarlo che questi corridoi erano pratici. Fui talmente rapido ad eseguire i suoi ordini che, non potendo sapere che fossi già io che stavo arrivando, ella ebbe un moto di spavento. Il pezzo del primo passe-partout era rimasto nella serratura, e questo impediva di servirsi di quello che avevo portato io; così la Regina non potendo arrivare per di là all'appartamento della figlia si vide costretta a ritornare al suo. Ella mi fece l'onore di appoggiarsi al mio braccio, e la ricondussi al suo appartamento. Sopraggiunse il re e la regina gli raccontò la storia del passe-partout.
Un momento dopo, Luigi XVI, tornò munito di strumenti da fabbro: - Venite, Madame - disse alla Regina - andiamo a riparare l'incidente del passe-partout. 
La serratura fu presto smontata e la Regina andò da sua figlia.
Ma il Re volle completare la riparazione. Restato per fargli luce, fui testimone di una scena molto comica.
Il Re aveva rimontato la serratura, e, per provare se la chiave girava bene, era uscito da questo lato del corridoio; la luce che tenevo in mano non rischiarava l'altro lato; si trovò quindi all'oscuro. Il caso volle che Delmas, valletto di camera, aspettasse un fabbro per lavorare nell'appartamento di Madame. Vedendo un uomo che gli voltava le spalle e che faceva muovere la chiave in tutti i sensi, lo prese per questo operaio, si avvicina e lo colpisce in modo un po' brusco sulla spalle e gli dice: -Ehi! vecchio, vi fate ben aspettare!
Il Re apre la porta, si gira, e Delmas, riconoscendo il suo padrone, caccia un grido di spavento. La Regina, che lo sente, accorre nell'appartamento di Madame e vede da un lato Delmas spaventato, e dall'altro il Re che ride a crepapelle e che scuote le spalle. Le loro Maestà, toccate dalla confusione del povero Delmas, lo rassicurarono con bontà".

martedì 23 maggio 2017

Il Salone dei Nobili

Il Salone dei Nobili o Gran Gabinetto della regina, era la sala da ricevimento della consorte del re, e fa parte dell'ambiente denominato: 'Gran appartamento della regina'. In questa sontuosa sala, la regina seduta su una poltrona concedeva udienze ufficiali, riceveva gli ambasciatori e le loro mogli e le dame che venivano presentate al loro ingresso in società. Il soffitto del salone è rimasto uguale a quello del tempo della regina Maria Teresa d'Austria, consorte di Luigi XIV. Michel Corneille dipinse per lei, un'allegoria alla gloria di Mercurio; la divinità viene rappresentata nell'atto di estendere la sua protezione sulle arti e sulle scienze.
Gli specchi, le boiseries, la tappezzeria, il caminetto blu, l'angoliere a cassettoni di Reisener, con bronzi dorati di Gouthièr, furono commissionati dalla regina Maria Antonietta quando, nel 1785, dispose il restauro della sala. Il bellissimo caminetto in marmo turchino contrasta con la tappezzeria verde mela e con le sovrapporte, che rappresentano l'allegoria della pittura e della scultura. La stupenda tappezzeria di damasco color verde mela risale al 1785, realizzata su richiesta di Maria Antonietta che amava quel colore. I dipinti presenti nel salone sono:
-Aspasia in mezzo ai filosofi greci.
-Lala de Cyzique mentre impara la pittura.
-Penelope che tesse la tela.
-Saffo mentre canta e suona la lira.


I mobili, sistemati nel 1785, hanno ritrovato la loro sistemazione originale; i cassettoni e cantonali di Reisener, il dipinto di Luigi XV e i candelabri di Forestier. Si trovano anche copie di alari sul modello originale del 1786; il parafuoco del camino; il pendolo e i suoi candelabri (originariamente nell'appartamento del conte d'Artois); gli sgabelli (portati dal Quirinale da Napoleone e rivestiti in stile Luigi XVI) il fastoso lampadario di cristallo di Boemia costituiscono l'arredamento completo. Manca solo la poltrona sulla quale la regina concedeva udienza, che purtroppo non si è conservata.


giovedì 18 maggio 2017

Il gabinetto della Méridienne

Jean-Michel Moreau le Jeune - incisione dal titolo
"Non abbiate timore mia cara amica" del 1775.
La scena che ha come location un'alcova di specchi in cui
un giovane donna incinta viene rassicurata dalle sue amiche
e dal suo confessore,  non può non farci pensare
alla regina e al suo entourage e soprattutto
alla sua Méridienne. (Getty Museum)
"Dopo desinare la regina preferisce recarsi nella nuova Méridienne, che il Mique porta a termine in questo mese di settembre 1781 e va a stendersi nell'alcova di specchi, dove in un determinato cantuccio si appare senza testa. Quante volte non ha ella lasciato errare l'azzurro suo sguardo sulle meravigliose orlature - gioielli cesellati dal Forestier - incornicianti gli specchi..." (André Castelot)


Quando Maria Antonietta arrivò a Versailles, trovò i Gabinetti interni dell'appartamento della Regina, nell'assetto voluto da Maria Leczinska. Per dare un'impronta personale a questi ambienti, la regina ordinò via via dei rifacimenti, prima all'architetto Gabriel e in seguito all'architetto Mique, Intendente e Controllore dei Palazzi della Regina, al quale Maria Antonietta fece assegnare il titolo di Primo Architetto del Re. Nel febbraio del 1781, in occasione della sua seconda gravidanza, Maria Antonietta ordinò la ristrutturazione del piccolo gabinetto privato. La stanza, di forma ottagonale, grande appena 14 metri quadri, fu ultimata nel mese di settembre dello stesso anno, appena un mese prima della nascita del sospirato erede. Il salottino che è posto dietro la stanza da letto di Maria Antonietta, si presenta ai nostri occhi come una bomboniera; la regina utilizzava questa stanza per riposarvi a mezzogiorno, dopo aver desinato, e da tale abitudine il salottino prese il nome di Méridienne. La nesessità di un ambiente simile nasceva soprattutto dalla voglia di star sola, senza disturbare il proprio personale e senza esserne disturbata. Era in questa stanza che Maria Antonietta chiacchierava con le sue amiche e discuteva di moda con Rose Bertin e Léonard, e sempre in questa stanza sceglieva quali abiti indossare. Negli anni '80 del Novecento, furono rinvenuti, incastrati nel pavimento (in seguito ad un restauro) alcuni spilli che la regina era solita appuntare sui campioni di stoffa degli abiti prescelti, contenuti nella "gazette des autours".

mercoledì 11 gennaio 2017

Sala degli Stati Generali

La Sala degli Stati Generali a Versailles, è una grande sala quadrata adiacente al salone di Ercole, e fa parte dell'ala Gabriel, eretta dall'omonimo architetto tra il 1771 e il 1775. 



Fu Luigi Filippo a commissionare i quadri rappresentanti gli Stati Generali, convocati dai sovrani di Francia nel corso della storia, per sottolineare il forte legame, fin dai tempi più antichi, tra la monarchia e il popolo.
I quadri mostrano, tra i tanti soggetti, soprattutto la riunione degli Stati Generali del 5 maggio 1789 a Versailles, nella "Salle des Menus Plaisirs".
Un lungo fregio dipinto da Louis Boulanger, rappresenta la processione degli Stati Generali di Versailles. Era consuetudine, infatti, che un evento di questa portata venisse aperto con una cerimonia religiosa.

sabato 7 gennaio 2017

Boudoir turco di Maria Antonietta

Fontainebleau, residenza di caccia della famiglia reale, conserva varie stanze che negli anni '80 del Settecento Maria Antonietta fece adattare al proprio gusto.

Solitamente si visitano la camera da letto, il salone da gioco di Maria Antonietta, il piccolo Boudoir de la Reine e il Boudoir Turco riaperto nel 2013 dopo un lungo e costoso restauro (circa 2 milioni di Euro).

Quando nel 2012 la Frick Collection di New York dedicò una mostra alle decorazioni turche, in voga al tempo di Maria Antonietta, intitolata Turkish Taste at the Court of Marie-Antoinette, nello stesso periodo, durante le giornate del patrimonio e della Biennale degli Antinquari, il castello di Fontainebleau lanciò un'originale campagna di raccolta fondi per permettere il restauro del boudoir turco e del mobilio in stile turco appartenuto all'imperatrice Joséphine che già nel 1806 aveva sostituito l'arredo, perduto durante la Rivoluzione, e disegnato da Jacob per Maria Antonietta.

Il Boudoir Turco di Maria Antonietta a Fontainebleau è un luogo unico, perché quello della regina a Versailles, così come quello del conte d'Artois al Tempio, andò distrutto e smembrato durante la Rivoluzione.



Fu proprio il conte d'Artois a lanciare la moda alla turca, influenzato da "Mustapha et Zéangir" in cui si racconta della vita di Solimano il Magnifico.

lunedì 2 gennaio 2017

Palazzo Clerici

Palazzo Clerici è un palazzo di Milano che visto dall'esterno passa inosservato ma che all'interno custodisce un vero tesoro. Nel Settecento, durante il passaggio dal barocco al neoclassico, Milano visse un'epoca di rinascenza. La dominazione austriaca teneva in gran conto la nobiltà locale, alla quale spesso affidava la politica interna di Milano, e i Clerici ne approfittarono per consolidare la propria influenza. 
Nel 1741 il marchese Clerici affidò a Giovanbattista Tiepolo l'incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo, la cosiddetta Galleria del Tiepolo.


martedì 18 ottobre 2016

La cella di Maria Antonietta

L'ultimo giorno di Maria Antonietta -
 Louis Baader (1820-1919) Musee des Beaux-Arts, Rennes, Francia
La prima cella in cui Maria Antonietta fu rinchiusa alla Conciergerie, non era una vera e propria cella ma una camera abbastanza larga, divisa in due da un arco e con una finestra che si apriva a fior di terra sul cortile detto "delle donne", perché le prigioniere vi si recavano per fare due passi e lavare alla fontana (ancora oggi presente) i panni sporchi. 
Questa camera, in cui la regina visse per circa 40 giorni insieme con i due gendarmi di guardia, era precedentemente occupata dal generale Custines, e in altri tempi era stata utilizzata dai consiglieri del parlamento che in determinati periodi dell'anno vi si riunivano per raccogliere le lagnanze dei prigionieri. La vicinanza della Senna la rendeva inabitabile. Le pareti, dalle quali pendeva a brandelli una vecchia tappezzeria con i gigli di Francia, trasudavano umidità. Richard, il custode della Conciergerie, che trattò la regina con grande umanità, si dette la pena di coprire la parete contro la quale si trovava il letto con una grossa tenda, provvedendo anche a reperire un paravento perché Maria Antonietta potesse avere un minimo di privacy senza essere vista dai due gendarmi.

giovedì 13 ottobre 2016

La Conciergerie

La Conciergerie, il luogo in cui Maria Antonietta trascorse i suoi ultimi settantasette giorni di vita, dal 1° agosto al 16 ottobre 1793, è uno degli edifici più sinistri di Parigi, tra i pochi sopravvissuti che furono testimoni dei principali avvenimenti della Rivoluzione. Un cupo sistema di sicurezza, provvisto di basse volte, di spazi angusti, di oscuri sotterranei, di porte corazzate e di strette finestre protette da sbarre grosse quanto il braccio di un uomo.

Definita dallo scrittore Balzac "l'anticamera del patibolo o dei lavori forzati", la costruzione è tipicamente gotica ma non essendo un ambiente religioso il luogo è doppiamente interessante. Un tempo l'edificio fu la prima residenza cittadina dei sovrani di Francia fino a Luigi XI, il centro nevralgico del governo e dello Stato, il che spiega la magnificenza delle sale, delle gigantesche cucine, delle gallerie e degli ambulacri. Trasformata in prigione nel XVI secolo, durante la Restaurazione subì dei lavori che fecero indignare Victor Hugo: "L'hanno mutilata, disonorata, sfigurata!". Nel 1871, la Conciergerie subi un incendio e altri ambienti scomparvero per sempre.
Oggi, dell'antico edificio gotico, rimangono alcuni spazi, tra cui la Sala delle guardie, una sala incredibilmente vasta.

"Voi che non avete passato una notte in mezzo a quell'insieme di orribili cose, voi non avete ancora provato nulla, nulla sofferto al mondo" lascerà scritto un prigioniero. Nelle celle fangose, dove poca paglia fradicia serviva da giaciglio ai prigionieri, l'accusato di delitti politici era accanto a ladri e assassini. Vi erano anche celle a pagamento, dette à la pistole, ma l'affluenza di prigionieri era tale che spesso, pur avendo di che pagare una cella migliore, bisognava attendere che l'alloggio fosse libero (cosa a cui durante il Terrore provvedeva ampiamente la ghigliottina).

domenica 25 settembre 2016

Il "Pavillon frais"

Il "Pavillon frais", letteralmente "padiglione fresco" è un edificio che si trova nei giardini del Petit Trianon. Fu commissionato da Luigi XV all'architetto Gabriel per madame de Pompadour tra il 1751 e il 1753. Concepito come area di svago in cui potersi rilassare, fungeva da sala da pranzo o più propriamente come locale in cui degustare i prodotti del vicino orto.

Il Belvedere

Il Belvedere è una costruzione neoclassica fatta erigere da Maria Antonietta tra il 1778 e il 1781 dall'architetto Richard Mique. Di forma ottagonale, situato su una collinetta artificiale, il padiglione fu pensato come sala da concerti. Gli interni sono splendidamente decorati di arabeschi, opera di Jean-Jacques Lagrenée. Nel 1781 vi si tenne una festa notturna in onore dell'imperatore Giuseppe II.

Il Pavillon Française


Il Pavillon Française è una costruzione realizzata nel 1750 dall'architetto Gabriel su ordine di Luigi XV per Madame de Pompadour.


 Il piccolo e delizioso edificio di gusto prettamente Neoclassico fungeva come sala da musica, da gioco e da tè o, più propriamente, come salotto per intrattenere conversazioni brillanti. Quando Maria Antonietta divenne padrona del Petit Trianon nel 1774, non apportò alcuna modifica al Padiglione, utilizzandolo soprattutto per cenare con gli amici durante le calde sere estive; nel 1781 vi si tenne un concerto in onore del fratello Giuseppe II.

sabato 24 settembre 2016

Il Tempio d'Amore

Costruito tra il 1777 e il 1778 dall'architetto Richard Mique su un isolotto artificiale ubicato nel lato est del giardino inglese del Petit Trianon, il Tempio d'amore, di gusto prettamente neoclassico, fu voluto da Maria Antonietta che poteva contemplarlo dalle finestre delle sue stanze.
Decorato dallo scultore Deschamps, il piccolo tempio è composto da dodici colonne corinzie sormontate da una cupola decorata con i simboli dell'Amore.
Al centro è posta una statua di Cupido, replica di una statua di Edmé Bouchardon, realizzata da Louis-Philippe Mouchy tra il 1778 e il 1780, e intitolata "Amore intaglia un arco dalla clava di Ercole".
A differenza di quello che molti potrebbero pensare, il Tempio non fu costruito per celebrare l'amore della regina per il conte di Fersen ma piuttosto per rendere omaggio all'amore di Luigi XVI e della sua sposa, riferendosi alla consumazione fisica del loro matrimonio avvenuta proprio nel 1777.

venerdì 23 settembre 2016

Il castello di Svätý Anton

Il castello di Svätý Anton si trova in Slovacchia nei pressi della storica città di Banská Štiavnica.
Il maniero, costruito in stile barocco, è adibito a museo dal 1962. L'ultimo proprietario, Ferdinando I di Bulgaria, grande ammiratore di Maria Antonietta, acquistò nel 1930 ad un'asta parigina, dei pezzi d'arredamento appartenuti alla regina donati a suo tempo dall'imperatrice Maria Teresa alla figlia in occasione delle nozze con il futuro Luigi XVI.
Possiamo quindi ammirare nella sala d'oro del castello che il museo ha dedicato a Maria Antonietta, questi magnifici pezzi, tra cui una poltrona in stile Luigi XVI e mobili realizzati dal famoso George Jacob in legno di tiglio ricoperto d'oro a 24 carati; la tappezzeria di Lione fu invece realizzata da Philippe de la Salle. Nella sala si può ammirare anche un ritratto di Maria Antonietta di scuola tedesca.


Maria Antonietta in un ritratto di scuola Tedesca, 1768

martedì 20 settembre 2016

Mariazell

Attraverso la lettura del Wiener Diarium, il giornale di Vienna fondato nel 1703, è possibile ricostruire l'infanzia di Maria Antonietta. Gli arciduchi e le arciduchesse vengono spesso citati insieme ad avvenimenti importanti come feste, matrimoni, gite fuori porta, escursioni, vacanze, messe e processioni. Il tutto accuratamente dettagliato. Ad esempio, da questo prezioso giornale, si evince che gli arciduchi e le arciduchesse più giovani non soggiornavano mai a Laxenburg ma al massimo vi passavano un'interna giornata. Essi soggiornavano esclusivamente alla Hofburg nei mesi invernali e a Schonbrunn nella bella stagione. Il nome di Maria Antonietta inizia ad essere citato soprattutto a partire dagli anni '60 del settecento, insieme a quello dell'arciduchessa Maria Teresa (la figlia di Giuseppe II). Le due bambine, rispettivamente zia e nipote, avevano pochi anni di differenza e crebbero insieme. Nel 1768 Maria Antonietta e la piccola Teresa furono lasciate alla Hofburg mentre il resto della famiglia si trasferì a Laxenburg. Questa strana scelta rientrava probabilmente nei piani pedagogici dell'epoca.
Il lago Goldegg


Il castello di Goldegg dove Maria Antonietta passò la notte assieme alla madre e alle sorelle.



mercoledì 25 maggio 2016

Schönbrunn, il castello incantato degli Asburgo.

Per capire appieno la psicologia di Maria Antonietta, è necessario recarsi a Schönbrunn, il palazzo color oro dove gli Asburgo trascorrevano i mesi estivi e dove la futura regina di Francia trascorse tante ore liete della sua infanzia. Se si osserva bene Schönbrunn e lo si raffronta al Petit Trianon, vi si scorgeranno tante similitudini. La regina volle ricreare, inconsciamente o non, l'atmosfera raccolta e domestica che aveva respirato a Schönbrunn. Non per nulla il Petit Trianon, fu soprannominato dalle malelingue, Petit Vienne o Petit Schönbrunn.


Più piccolo rispetto a Versailles, meno opulento forse, ma più intimo, Schönbrunn ci trasmette ancora oggi, a distanza di quasi tre secoli, il temperamento di Maria Teresa che teneva in questo palazzo la sua corte nelle vesti di sovrana di un grande regno e nelle vesti di madre di una numerosa prole. 

lunedì 9 maggio 2016

Nina's


Se vi dovesse capitare di andare a Parigi, passate al 29 di Rue Danielle Casanova, nei pressi di Place Vendôme... vi aspetta la celebre sala da tè Nina's, dove troverete tante piccole testimonianze legate alla nostra regina. 

La storia di Nina's inizia nel 1672 quando Pierre Diaz creò “La Distillerie Frères”. Fu la prima azienda in Francia ad occuparsi della distillazione di oli essenziali, in particolar modo di lavanda e di rosa.

Soprannominato "il mago degli aromi", Pierre Diaz divenne in capo a pochi anni il fornitore di fragranze di Luigi XIV e di tutta la corte. L'azienda di famiglia passò di padre in figlio e le fragranze prodotte furono presto utilizzate per aromatizzare il tè. 

Il nome Nina's fu assunto all'epoca di Luigi XVI, quando Nina Diaz creò per Maria Antonietta, in occasione della nascita di Madame Royale nel 1778, una torta chiamata Ninasette, un semplice Pan di Spagna con farcitura di fragole e lamponi. La ricetta, segretissima, fu tramandata nel tempo tra le donne della famiglia Diaz. Ancora oggi questa torta si può degustare nella sala da tè. 

sabato 9 aprile 2016

La Biblioteca di Maria Antonietta

Maria Antonietta con un libro in un celebre
ritratto di Mme Vigée Le Brun - 1785
Sarebbe esagerato aggiungere all'elenco dei piaceri della Regina la lettura, poiché Maria Antonietta, cronicamente pigra, trovava tediosa da sempre questa pratica.

Sin dai tempi in cui era Delfina trovava difficoltà nel leggere al punto che l'abate Vermond, il suo ex precettore, assurto a Versailles al rango di confessore e lettore, si sostituiva a lei intrattenendola con letture di vario genere. 

Maria Teresa d'Austria nelle sue periodiche missive alla figlia scriveva: "Tentare di riempirvi la testa di buone letture è per voi più che necessario rispetto a tutti gli altri. Sono due mesi che attendo che l'Abate rediga per curiosità mia personale, l'elenco dei libri a cui vi state dedicando, ma temo a ragione che il vostro tempo sia unicamente dedicato ad asini e cavalli. Mi auguro che l'inverno arrivi presto e che il freddo vi costringa a prendere in mano almeno un piccolo volume".

L'imperatrice aveva ragione perché Maria Antonietta aveva sviluppato una notevole tecnica di persuasione sull'abate che di fronte a tanta grazia lasciava correre.

Un dipinto ottocentesco di Joseph Caraud
Per compiacere la madre la delfina se ne stava pazientemente seduta, suo malgrado, col lavoro all'uncinetto in grembo, ascoltando Vermond: "Da qualche tempo leggo con l'abate i Mémoires de L'Estoile; è una cronaca dei regni di Carlo IX, Enrico III ed Enrico IV. Vi vengono narrati, giorno per giorno, tutti gli avvenimenti che accadevano in quei tempi, le buone e le cattive azioni, le leggi e i costumi. Vi ritrovo i nomi, le cariche e a volte l'origine stessa delle persone che stanno qui a corte, Leggo inoltre le Lettere di una madre alla figlia e della figlia alla madre; sono divertenti, ma anche pervase di ottimi principi e di buona morale. Il mio confessore mi ha dato inoltre il Libro di Tobia accompagnato da una parafrasi molto devota; come mi ha suggerito egli stesso, quasi ogni giorno ne leggo un versetto o due, il che generalmente vuol dire due pagine". 
In una lettera successiva Maria Antonietta scriveva: "Ho iniziato gli Anecdotes de la cour de Philippe-Auguste di Mlle de Lusan".
Per conto suo, ma sempre sotto la direzione del buon abate, Maria Antonietta si dedicò alla lettura della Storia d'Europa di Hume. E a proposito di quest'opera, la Delfina scriveva a sua madre:

sabato 16 gennaio 2016

La latteria della Regina

Una stampa ottocentesca raffigurante la Regina
intenta a fare il burro nella sua latteria
La tradizione di un caseificio all'interno di una proprietà reale è antica. Già Caterina de' Medici ne aveva fatto installare uno nel parco del castello di Fontainebleau. A Versailles Luigi XIV aveva provveduto a far installare una latteria nei pressi del serraglio, per la nipote Maria Adelaide di Savoia.
Madame de Pompadour ne aveva una nella sua residenza di Crécy-Couvé, essendo una grande estimatrice di latticini per le loro proprietà medicinali. 

Rousseau nella sua Nuova Eloisa, parlava del latte, non solo in termini di benessere fisico ma anche in termini di purezza morale.
Il latte era tenuto in gran conto e la stessa Maria Antonietta ne consumava molto come si evince dalle lettere alla madre. Era facile vederla fare merenda con un bicchiere di latte accompagnato da alcune fragole. Era quindi inevitabile che la regina desiderasse nella sua fattoria una latteria.
In origine, presso le hameau, vi erano due latterie: una in cui venivano preparati e lavorati i prodotti lattiero-caseari, la "laiterie de préparation" e un'altra, definita "laiterie de propreté", un locale in cui degustare il prodotto finito.

Spesso la regina si dilettava a produrre il burro con le sue dame, un burro definito buonissimo da coloro che avevano avuto l'onore di poterlo assaggiare.

Maria Antonietta in compagnia della principessa di Lamballe, davanti alla latteria del suo Hameau -
Dipinto ottocentesco di  Joseph Caraud
Un fotogramma tratto dal film "Marie Antoinette" di Sofia Coppola in cui la Regina è intenta
a bere del latte in compagnia delle sue amiche
La laiterie de préparation, quella in cui avveniva la produzione, fu demolita in epoca napoleonica. I costi per ricostruire il locale furono ritenuti troppo alti e così oggi rimangono solo poche macerie a testimonianza della latteria di produzione.