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mercoledì 4 gennaio 2017

La Torta dei Re

La Galette des Rois è una torta tradizionalmente consumata in Francia in occasione dell'Epifania. Il nome Galette des Rois si riferisce ai re Magi, celebrati il 6 gennaio.

Il dolce, di pastasfoglia, in genere ripieno di crema Francipane e decorato con una coroncina di carta, ha la pecularietà di nascondere al suo interno un fagiolo, oppure una piccola figura a forma di re. Colui che troverà nella sua fetta il fagiolo o l'oggetto, verrà designato re per un giorno. L'origine di questa tradizione è da ricercarsi nell'antica Grecia dove i giudici venivano eletti così, ma anche nella festa romana dei Saturnali dove gli schiavi potevano ritenersi momentaneamente liberi e comportarsi come tali, dopo essere stati prescelti in questo modo. 
Questa origine pagana, fece sì che la torta dei re venisse criticata nell'ambiente sia cattolico che protestante. Tuttavia, da alcune testimonianze, si evince che la torta era tradizionalmente consumata anche sulla tavola dei re di Francia.
Nelle sue memorie, François de Motteville scrisse nel 1648 che: "Stasera la regina (Anna d'Austria) ci ha fatto l'onore di portare una torta a Mme de Bregy, a mia sorella e a me; la dividemmo con lei. Abbiamo bevuto alla sua salute con l'ippocrasso che ella ci aveva portato. (L'ippocrasso è un vino speziato addolcito con miele).
Un altro passaggio delle stesse memorie attesta che, a seguito di una consuetudine ancora osservata in alcune province, una fetta di torta veniva riservata alla Vergine per poi distribuirla ai poveri. "Per intrattenere il re" - scrive Motteville nel 1649 - "la regina ha voluto mettere da parte una torta che abbiamo avuto l'onore di consumare con il re e la regina stessa." Il fagiolo fu trovato nella fetta riservata alla Vergine così la regina Anna comandò che venisse portata una bottiglia di ippocrasso che fu bevuto alla sua salute. "Soddisfammo tutti i capricci di quel giorno e brindammo alla salute della Regina!".

domenica 4 dicembre 2016

Biscotti di Natale

Particolare del guazzo di Maria Cristina che rappresenta il giorno di San Nicolò.
Maria Antonietta mostra felice la bambola ricevuta in dono mentre il fratellino
Massimiliano mangia i biscotti
Nel celebre guazzo realizzato dall'arciduchessa Maria Cristina, rappresentante il giorno di San Nicolò (qui a fianco in un particolare), si notano in terra dei biscotti tipici delle festività natalizie: i Linzeraugen e i biscotti pan di zenzero. I primi sono una derivazione della Linzer Torte (torta di Linz), in tedesco Linzerauge significa "occhi di Linz". 

La ricetta della Linzer torte è quella più antica al mondo e i biscotti sono la versione ridotta di tale torta; si ottengono tagliando un cerchio di un impasto simile a quello della torta, ricoprendolo di marmellata (preferibilmente di ribes), piazzando un altro tondo di pasta in cima, questa volta a forma di ciambella con un buco al centro dell'impasto e spolverando poi con dello zucchero a velo.

I biscotti pan di zenzero (ginger-bread)  si possono facilmente trovare ancora oggi nei mercatini di Natale e nelle più svariate forme; a forma di omino, a forma di San Nicola, a forma di cuore, a forma di stella. Molto antichi e documentati già in epoca elisabettiana, venivano realizzati nei conventi e potevano essere acquistati dallo speziale. Ricchi infatti di spezie, come appunto lo zenzero, la cannella e i chiodi di garofano, la loro funzione era digestiva ma soprattutto energetica, un aiuto per sopportare meglio il freddo, non per niente sono biscotti tipici dei paesi nordici.

mercoledì 24 dicembre 2014

Alberi e presepi reali

La regina Maria Leszczynska
A Versailles il primo albero di Natale fu installato per volere della regina Maria Leszczynska nel 1738. Maria aveva probabilmente assimilato la tradizione in Alsazia, regione nella quale aveva vissuto a lungo con il padre. Per molto tempo infatti, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno, mentre era meno diffusa nelle regioni germaniche più a sud, dove i cattolici lo consideravano un'usanza protestante (il primo albero di Natale fu voluto da Martin Lutero). Per illuminarlo venivano utilizzati gusci di noce riempiti di olio nel quale venivano posti degli stoppini accesi. L'albero a Versailles non ebbe un particolare successo; si dovette aspettare il 1840, quando la principessa Helene di Mecklenburg, duchessa di Orleans, lanciò l'usanza a Parigi, presto assimilata dall'imperatrice Eugenia.

Alla corte di Maria Teresa c'erano altre tradizioni legate al Natale: il giorno di San Nicolò (6 dicembre) l'imperatrice lo trascorreva in famiglia. I bambini ricevevano in dono giocattoli e dolci, e anche una frusta fatta con rametti di betulla che, secondo la tradizione nordica, san Nicolò porta ai bambini per rimproverare loro le mancanze commesse durante l'anno. Anche gli adulti ricevevano regali: le dame, in un'occasione, ebbero 5850 fiorini ciascuna. Non si facevano invece regali in occasione del Natale (contrariamente a quanto si possa pensare infatti, le strenne non erano i regali di Natale ma di Capodanno). Nelle corti questa ricorrenza non si festeggiava in famiglia ma in chiesa. Maria Teresa si preparava a questi momenti con gli esercizi spirituali, partecipando con la famiglia ai riti religiosi di Natale nel duomo di Santo Stefano.


sabato 6 dicembre 2014

Il giorno di San Nicolò

Un delizioso gouache (guazzo, tipo d'acquarello) realizzato dall'arciduchessa Maria Cristina (in famiglia chiamata Mimi) che rappresenta il giorno di San Nicolò (6 dicembre) dell'anno 1762. In alcuni paesi nordici ancora oggi è usanza che i bambini ricevano doni per quel giorno. 


L'acquarello mostra la famiglia imperiale raccolta intorno alla tavola della prima colazione; l'imperatrice versa il caffè a suo marito seduto in vestaglia e pantofole con il berretto da notte. Maria Antonietta tiene in braccio la bambola ricevuta in dono, Massimiliano gioca in terra mangiando biscotti di zenzero. La ragazza, Maria Cristina in un autoritratto, chiede al fratellino Ferdinando di scegliere tra i biscotti e la punizione dei rametti di betulla all'interno della scarpa. Il foglio tenuto in mano dall'imperatore è infatti la lista delle marachelle compiute dal piccolo arciduca durante l'anno.