sabato 6 giugno 2020

Duchesse d'Angouleme style

La duchessa d'Angouleme in un abito realizzato per lei da
Leroy in una incisione di Adrien Pierre François Godefroy
La duchessa d'Angouleme non può essere paragonata a sua madre in fatto di moda. Si vestiva e si acconciava da sola, ostinatamente fuori moda, il suo abbigliamento era la disperazione della contessa de Boigne. Tuttavia anche la duchessa divenne a suo modo l'icona di stile della Restaurazione. Nella rivista femminile "La Belle Assemblée", un vero mare magnum per avere un'idea della moda regency, il nome della duchessa veniva spesso associato ad alcuni figurini che illustravano le tendenze del momento. 

Mademoiselle Minette, poco nota ma in realtà tra i migliori sarti dell'epoca, fu colei che trasformò la duchessa in first Lady quando questa fece il suo ingresso a Parigi nel 1814, realizzando per lei un abitò in lamé d'argento ornato con festoni e un gran cappello sormontato da splendide piume di struzzo. Lo stile della duchessa era inglese, essendo vissuta per tanti anni in esilio in Inghilterra, e questo non piacque alla corte francese. Occorreva "ri-francesizzare" la duchessa; fu così che le fu presentato Hyppolite Leroy già sarto di Josephine e di tante altre teste coronate.

domenica 29 marzo 2020

"All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne..."

"La regina gettandomi uno sguardo con un sorriso, mi fece quel saluto grazioso che mi aveva già fatto il giorno della mia presentazione. Non dimenticherò mai quello sguardo che doveva estinguersi di lì a poco. Maria Antonietta, sorridendo, disegnò così bene la forma della sua bocca, che il ricordo di quel sorriso ( cosa orrenda) mi fece riconoscere la mascella della figlia del re, quando si scoprì la testa dell'infelice nelle esumazioni del 1815"
(François-René de Chateaubriand - Memorie d'Oltretomba)


Le tombe di Luigi XVI e di Maria Antonietta
prima delle esumazioni del 1815 in una incisione
di Coqueret Bonvalet
Maggio 1814, ore sette del mattino. Pauline de Tourzel, divenuta per matrimonio contessa di Béarn, e suo figlio dodicenne, salgono su una carrozza assieme alla duchessa d'Angouleme in tutta segretezza, senza alcun seguito e senza nulla che possa indicare la loro meta. Nei suoi "Souvenirs de quarante ans" Pauline scrive:

"Ci recammo in Rue d’Anjou, da Monsieur Descloseaux. Madame era vestita con un vestito molto semplice; il suo cappello era coperto da un grande velo. Manteneva un triste silenzio. Rispettai questo muto dolore. Facemmo il tragitto senza scambiare una parola. Vedevo benissimo la sua sofferenza.
Nel momento in cui la vettura si fermò, la piccola porta della casa si aprì. Madame scese; si appoggiò al mio braccio e al vostro, figlio mio.
Lì trovammo una delle figlie di Monsieur Descloseaux. Con un cenno della mano, ci indicò il cammino da prendere ma non una parola uscì dalle sue labbra; alcun segno di rispetto palesò che lei conoscesse il nome di colei che veniva a visitare la tomba di Luigi XVI e quella di Maria Antonietta. All'entrata del giardino, la seconda figlia di Monsieur Descloseaux era al suo posto. Ella stese silenziosamente il braccio; mostrò da quale parte bisognava girare. Vicino la tomba era il venerabile vecchio, che in un silenzio rispettoso, la indicò a Madame.
Una croce di legno nero segnava il luogo. Madame si avvicina con un sussulto che agita tutto il corpo; si getta in ginocchio su questa tomba, si prosterna e sprofonda la sua testa nell'erba che la copre e resta per qualche tempo assorta nel suo dolore.
Mi ero messa in ginocchio. Pregai e piansi. Quando Madame rialzò la testa, vidi il suo viso inondato di lacrime; gli occhi al cielo, le mani giunte, ella fece questa preghiera, che rimase incisa nel mio cuore e non ne uscirà più:
'Padre mio! Voi che mi avete fatto la grazia che vi ho domandato, quella di rivedere la Francia…ottenete che la veda felice!'
Dopo questa preghiera, baciò il luogo dove riposavano suo padre e sua madre, si rialzò e riprese con passo tremante il cammino che la riportava alla sua vettura."


La duchessa d'Angouleme in visita al cimitero della Maddalena, nel luogo in cui sarà edificata la Cappella Espiatoria

mercoledì 4 marzo 2020

Il matrimonio di Madame Royale


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Nel 1798 lo zar Paolo I offrì all'esule Luigi XVIII di sistemare la sua piccola corte errante nel castello di Mittau (attuale Jelgava, pressappoco l'odierna Lettonia) residenza dei duchi di Curlandia. Fu allora che il fidanzamento tra Madame Royale e il cugino, il duca d'Angouleme, fu reso ufficiale.
L'imperatore Francesco, che fino ad allora aveva tergiversato nel consentire alla cugina di ricongiungersi alla sua famiglia francese, dette il suo assenso per le nozze dopo aver ricevuto una richiesta ufficiale da parte dello zar, al quale, nelle condizioni politiche in cui si trovava, non poteva rifiutare nulla. Fu deciso che il matrimonio si sarebbe celebrato nel giugno del 1799. Il duca de Villequier si recò a Vienna per scortare fino a Mittau la principessa. Madame de Chanclos avrebbe accompagnato Madame Royale fino a Theresiopel (odierna Subotica) sulla frontiera russa. Lo zar si impegnava ad assicurare sicurezza e comodità alla principessa per il resto del viaggio. Maria Teresa aveva con sé Mademoiselle de Choisy come dama di compagnia mentre la duchessa di Sérent e sua figlia, che avevano lasciato la Francia troppo tardi per raggiungerla a Vienna, l'avrebbero incontrata in Curlandia. I due valet de chambre, Hue e Clery, con tre dame di compagnia e due scudieri completavano il seguito della principessa. Lasciata Vienna il 4 maggio 1799 Maria Teresa percorse faticosamente in un mese 1.300 km di sentieri sconnessi, dormendo in ostelli disgustosi prima di arrivare a destinazione.

Il castello di Jelgava nel 1840. Devastato durante la seconda guerra mondiale fu, a differenza di molti altri edifici, ricostruito ma con interni semplificati, molto sovietici. Il castello, residenza dei Duchi di Curlandia, doveva servire come dimora per Luigi XVIII, la sua famiglia e i suoi grandi ufficiali. Il re e il  Duca di Angoulême, trovarono i loro appartamenti ammobiliati; ma a parte questo, il resto era privo di tutto; non solo non c'era biancheria, ma nemmeno le stoviglie per la tavola del re. Non c'erano letti, sedie, nulla che fosse davvero essenziale. Quindi si dovette acquistare tutto il necessario e questo non fece che diminuire le finanze già precarie del re."

Quando Luigi XVIII venne a sapere questi dettagli, Madame Royale aveva già lasciato Theresiopel, da dove, immediatamente al suo arrivo il 17 maggio, aveva inviato una breve nota a suo zio con un corriere espresso. Il re lo ricevette il 23 maggio, come fu registrato da d'Avaray:
"Un corriere espresso inviato da Monsieur le duc de Villequier ci ha comunicato stamattina che Madame Royale ha raggiunto Theresiopel il 17, che avrebbe dovuto lasciare quella città due giorni dopo e che dopo aver viaggiato per tredici giorni sarebbe arrivata a Mittau."

lunedì 14 ottobre 2019

Rosalie Lamorlière

Presunto ritratto di Rosalie Lamorlière.
Di lei non si conoscono ritratti certi ma sappiamo che la figlia di
 Joseph Boze dipinse un ritratto di Rosalie
nel periodo in cui il noto pittore si trovava in carcere.
Non conosciamo molto del suo aspetto fisico, tranne quel poco che
Madame Simon-Viennot riferì dopo averla incontrata per intervistarla nel 1836:
una donna alta e magra e dall'aria solenne che dimostrava molto meno dei
suoi 68 anni. 
"La povera ragazza non ha una storia". Così, un famoso storico dell'Ottocento, Lenotre, riassumeva la vita di Marie-Rosalie Delamorlière.
Tuttavia questa giovane piccarda, il cui ricordo sarebbe svanito dalla memoria dell'umanità al pari di tante altre persone comuni, ebbe un destino che la legò in maniera imperitura al nome di Maria Antonietta. Oggi è quasi impossibile ricostruire con esattezza la sua vita e le sue origini perché la città di Breteuil, dove nacque il 3 marzo 1768, fu praticamente rasa al suolo dai tedeschi nel 1940 e molti documenti, tra cui i registri parrocchiali, andarono perduti per sempre.
Quel poco che sappiamo di Rosalie è che era figlia di un calzolaio e che rimase orfana di madre a 12 anni. Dovette prendersi cura dei sei fratelli più piccoli e iniziare a lavorare molto presto. A 22 anni si trasferì a Parigi proprio in piena rivoluzione andando a lavorare come domestica presso Madame Beaulieu, donna di fede monarchica, il cui figlio era un famoso attore comico dell'epoca.
Per evitare qualsiasi equivoco che in un periodo storico come quello della Francia rivoluzionaria poteva anche portare a spiacevoli conseguenze, abbandonò il primo nome "Marie", eliminando in questo modo qualsiasi connotazione religiosa, e il "De"(larmolière) che non era affatto, nel suo caso, una particella nobiliare ma che avrebbe potuto sembrarlo per assonanza.

Quando Luigi XVI fu condannato a morte, madame Beaulieu, già paralizzata, ne fu annientata. Maledisse i carnefici del re e morì poco dopo. 
Suo figlio raccomandò Rosalie a madame Richard, ex merciaia e moglie del custode della Conciergerie. La ragazza prese servizio nella prigione con molta riluttanza, spinta da Monsieur Beaulieu che conoscendone l'indole caritatevole e la pronta intelligenza, la pregò di accettare un lavoro dove avrebbe potuto essere utile a tante persone oneste rinchiuse nella prigione.

Fu così che Rosalie si ritrovò a lavorare alla Conciergerie proprio nel momento in cui vi veniva trasferita la regina, nell'agosto del 1793.

martedì 20 agosto 2019

Pauvre Jacques

Tra le composizioni attribuite a Maria Antonietta con una certa attendibilità, spiccano tre romanze delicate e nostalgiche:

Portrait charmant del 1774;
C'est mon ami del 1787/1788;
Pauvre Jacques del 1789.
La storia della musica è ricca di brani attribuiti ad alcune teste coronate. A Giovanni IV del Portogallo è attribuita la celeberrima Adeste Fideles. Ad Enrico VIII è attribuita la splendida "Greensleeves" che si dice dedicata ad Anna Bolena (la canzone è citata persino da Shakespeare nelle "Allegre comari di Windsor"). Federico il Grande, ottimo flautista, si dice abbia composto diverse composizioni per questo strumento.
Ma esattamente come nel caso di Maria Antonietta, non vi sono autografi atti a spazzare via ogni ragionevole dubbio sull'autenticità di queste attribuzioni.
Le tre romanze attribuite alla regina sono melodie estremamente semplici, dove le note sono sempre le stesse più o meno ripetute. Maria Antonietta non era certo una musicista professionista ma aveva una buona preparazione musicale. Nulla di strano dunque attribuire una "maternità" regale ad arie così rilassanti, che fanno ambiente senza avere alcuna pretesa artistica.
Nel caso di Pauvre Jacques, tuttavia, alcune testimonianze indicano che non fu composta dalla sovrana, che pare ne abbia scritto solo il testo, ma dalla marchesa de Travanet. Scrive la Baronessa d'Oberkirch nelle sue memorie:
"...Sono legata a Mme de Travanet da una viva amicizia. E' una delle migliori, una delle più spirituali, una delle più affascinanti donne che conosca. E' stata dama di Mme Elisabeth, e non lo è più attualmente. E' lei che ha composto la canzone "Pauvre Jacques", la cui aria e le cui parole sono così toccanti...".

Affettuosamente chiamata "Travanette" da Mme Elisabeth, la marchesa fece parte degli intimi della regina durante i bei tempi del Petit Trianon. Maria Antonietta le chiedeva spesso di trasformare le sue romanze in musica. La storia di "Pauvre Jacques" è entrata nel mito anche perché la canzone divenne popolare durante la Rivoluzione; le sue parole si adattavano bene al destino dei sovrani e i realisti la fecero propria in contrapposizione a canzoni come la Carmagnole o il ça ira.
Fonte di ispirazione per le parole di Pauvre Jacques fu la storia d'amore tra Jacques Bosson, direttore svizzero della latteria a Montreuil di Mme Elisabeth, e Marie-Françoises Magnin.
Madame Elisabeth assiste alla distribuzione del latte nei giardini di Montreuil, sua residenza. (Richard Fleury François, XIX secolo)


lunedì 19 agosto 2019

Abito alla Brunswick

L'abito alla Brunswick, molto di moda in Germania, prese particolarmente piede negli altri paesi come costume da viaggio. Si trattava dei numerosi abiti informali del tardo Settecento, derivati dalla classe operaia ma realizzati con tessuti pregiati, come seta e raso. Esso comprendeva una giacca con scollatura alta e cappuccio e una sottoveste coordinata. Le maniche della giacca erano costituite da una manica superiore con balze al gomito e una manica inferiore stretta al polso. L'abito che ricordava un "caraco à la polonaise" poteva avere una veste corta oppure più lunga, in questo caso prendeva il nome di veste alla "gesuita". In effetti il retro della veste era tagliato in modo da ricordare le vesti sacre. Molto popolare a partire dagli anni '60 del Settecento, la veste fu in voga almeno fino al 1772 con piccole varianti.
 
A seguire alcuni esempi di veste alla Brunswick:
 
Pompeo Batoni - Lady Fox


Alexander Roslin - Ritratto di giovinetta con spaniel
 
Johann Georg Ziesenis -
Ritratto di Guglielmina di Prussia nipote prediletta di Federico il grande e cugina di terzo grado di Maria Antonietta

L'abito di taffetà rosa antico del dipinto di Roslin, potrebbe sembrare una robe à la francaise con la compere (i due mezzi corpetti abbottonati al centro) e le manches en pagode ma il cappuccio non ha niente a che vedere con la robe à la française (appartiene alla categoria delle douillette), a dimostrazione delle tante varianti della veste alla Brunswick.

Stesso discorso per l'abito di Guglielmina: in questo caso si tratta di una redingote in raso operato verde con maniche all'Amadigi (che però saranno di moda solo negli anni '80 mentre il ritratto è di almeno dieci anni prima). Stupisce che fosse portata totalmente aperta sul corpetto (in genere veniva aperta dalla vita in giù). I colori sono quelli amati dalla Pompadour (verde/rosa) che però era già morta da almeno cinque anni dato che il ritratto di Guglielmina è datato 1769. Entrambe le signore hanno acconciature ancora piuttosto contenute (à tete de mouton) ed attardate nel gusto rococò (siamo proprio alla fine del periodo dato che cinque anni più tardi Maria Antonietta inaugurerà le acconciature piramidali).