giovedì 15 dicembre 2016

Fleur de lys

Narra una leggenda che Luigi VII, vedendo dopo una battaglia vittoriosa degli iris fioriti in un campo, decise di farne l'emblema del suo regno. 

Particolare del ritratto di Maria Antonietta di Jean Baptiste Gautuer Dagoty in cui è visibile sul manto regale l'emblema
del regno di Francia
Fiore simmetrico, la sua struttura è il tre: tre petali interni eretti, tre petali esterni ricadenti. Fu chiamato fleur de Louis per essere poi confuso, a causa dell'assonanza delle due parole, con il fleur-de-lys, il fiore del giglio: così nel Medioevo si cominciò a considerare come fiore simbolo della monarchia francese non l'iris, ma il giglio. Lo stesso errore fu commesso con l'emblema di Firenze dove tuttavia ogni anno, sotto il piazzale Michelangelo, viene aperto al pubblico il giardino dell'iris: ve ne fioriscono vari tipi e di tutti i colori. Il fatto che l'iris sia l'autentico fiore della città medicea lo attesta anche il suo nome botanico, Iris florentina

domenica 11 dicembre 2016

La pittrice della regina

Madame Vigée Le Brun a 16 anni in un autoritratto a pastello
Maria Antonietta non era un soggetto facile da ritrarre. Molti pittori si erano cimentati nell'impresa ma furono davvero in pochi a coglierne la vera essenza. Fu la giovane Elisabeth Vigée Le Brun la sola che probabilmente riuscì a trasferire su tela la soprendente freschezza e il fascino evanescente di una donna che non era bella nel senso che diamo noi a questa parola ma in un certo senso semplimente graziosa e dotata di una allure che sfidava ogni critica.
La pittrice vedeva la regina con gli occhi acritici del pittore di corte, la cui carriera dipendeva dai favori di una donna che desiderava essere immortalata più come regina della moda che come regina di Francia. Tuttavia fu la sola che riuscì a minimizzarne i difetti dando il massimo rilievo ai pregi, come nel delizioso ritratto con la rosa, che mette in evidenza le bellissime mani.

Coetanea di Maria Antonietta e dal talento precoce, Madame Vigée Le Brun era la figlia di un pittore poco noto e di una parrucchiera. Aveva sposato a 20 anni un collega pittore, Jean-Baptiste Le Brun, donnaiolo e con il vizio del gioco, che sfrutterà la carriera e la celebrità della moglie. Al tempo stesso però, Monsieur Le Brun era un ottimo mercante d'arte e sua moglie ne trarrà beneficio per la sua professione. Da questo matrimonio che finirà presto, nacque un'unica figlia, l'amatissima Jeanne-Julie-Louise. Nemmeno durante la gravidanza Elisabeth lascerà i pennelli; si dice che solo durante il travaglio smise di lavorare.

giovedì 8 dicembre 2016

La frutta Martorana

La frutta "Martorana" è un dolce tipico siciliano realizzato con la pasta di mandorle. Il nome deriva dalla chiesa di Santa Maria della Martorana, fatta costruire nel 1143 da Giorgio d’Antiochia, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194.

La frutta Martorana

mercoledì 7 dicembre 2016

Les Chaussons de la Belle

Chi non ha presente la vispa e piccante damina del celebre dipinto di Fragonard, che perde graziosamente una delle sue scarpette dall'altalena?
Quelle scarpette così ben immortalate dal pittore sono spesso visibili in tanti altri dipinti dell'epoca. Si chiamavano mules e furono lanciate, si dice, da una delle tante favorite di Luigi XV, la duchessa de Châteauroux, sponsorizzate si direbbe oggi. Chiuse nella parte anteriore ma lasciate scoperte nella parte del calcagno, le mules, che avevano l'aspetto di eleganti pantofole, potevano essere con o senza tacco e venivano indossate anche nei mesi invernali.

Queste calzature tornano a rivivere oggi grazie ad una collezione made in Italy, "Les Chaussons de la Belle", rigorosamente realizzata a mano; ispirata alla sofisticata, voluttuosa estetica del Settecento ma allo stesso tempo modernissima e attuale. Una collezione raffinata, sensuale e libertina di objets de désir dedicata ad un tipo di donna colta, intelligente e femminile.

domenica 4 dicembre 2016

Biscotti di Natale

Particolare del guazzo di Maria Cristina che rappresenta il giorno di San Nicolò.
Maria Antonietta mostra felice la bambola ricevuta in dono mentre il fratellino
Massimiliano mangia i biscotti
Nel celebre guazzo realizzato dall'arciduchessa Maria Cristina, rappresentante il giorno di San Nicolò (qui a fianco in un particolare), si notano in terra dei biscotti tipici delle festività natalizie: i Linzeraugen e i biscotti pan di zenzero. I primi sono una derivazione della Linzer Torte (torta di Linz), in tedesco Linzerauge significa "occhi di Linz". 

La ricetta della Linzer torte è quella più antica al mondo e i biscotti sono la versione ridotta di tale torta; si ottengono tagliando un cerchio di un impasto simile a quello della torta, ricoprendolo di marmellata (preferibilmente di ribes), piazzando un altro tondo di pasta in cima, questa volta a forma di ciambella con un buco al centro dell'impasto e spolverando poi con dello zucchero a velo.

I biscotti pan di zenzero (ginger-bread)  si possono facilmente trovare ancora oggi nei mercatini di Natale e nelle più svariate forme; a forma di omino, a forma di San Nicola, a forma di cuore, a forma di stella. Molto antichi e documentati già in epoca elisabettiana, venivano realizzati nei conventi e potevano essere acquistati dallo speziale. Ricchi infatti di spezie, come appunto lo zenzero, la cannella e i chiodi di garofano, la loro funzione era digestiva ma soprattutto energetica, un aiuto per sopportare meglio il freddo, non per niente sono biscotti tipici dei paesi nordici.

lunedì 28 novembre 2016

La morte dell'imperatrice Maria Teresa

Maria Teresa in abiti vedovili accanto all'effige del marito. Hofburg di Innsbruck
"Vienna, 3 novembre 1780

Signora figlia mia diletta, ieri sono stata tutto il giorno più in Francia che in Austria, ricapitolando il bel tempo andato, che ormai è davvero lontano. Sono molto contenta che intendiate riprendere la vostra vita di rappresentanza a Versailles: ne conosco il tedio e anche il gran vuoto; ma, credetemi, se viene trascurata, gli inconvenienti che ne derivano sono assai più pesanti dei minimi incomodi che essa comporta. Sono molto preoccupata per Marianna, che ha forti dolori allo stomaco dovuti alla sua terribile conformazione. Mi addolora vederla soffrire, anche perché il coraggio che ben le conoscete comincia ad abbandonarla. Da quattro settimane io soffro di un reumatismo al braccio sinistro, ed è questa la ragione per la quale vi scrivo in modo ancor meno chiaro del solito. Anzi sono costretta a chiudere qui, assicurandovi tutto il mio profondo affetto."

Questa lettera fu l'ultima missiva che l'imperatrice Maria Teresa scrisse a Maria Antonietta. 
Maria Teresa morirà 26 giorni dopo, il 29 novembre alle 9 di sera. Le sarà accanto il figlio Giuseppe. Poco prima di morire l'imperatrice rifiuterà gli abituali sedativi, dicendo: "Quando, da un momento all'altro, verrò chiamata davanti al mio Giudice, temo di addormentarmi. Non voglio essere colta alla sprovvista. Voglio vedere la morte in faccia".