mercoledì 27 aprile 2016

Gli arazzi di Aubusson di Maria Antonietta


Bantry House. visibile un arazzo di Aubusson
In occasione delle nozze del Delfino con l'arciduchessa Maria Antonietta, Luigi XV commissionò un set di quattro arazzi di Aubusson, da esporre il giorno del matrimonio. Progettati da Leonard Roby, prendendo a modello scene bucoliche tipiche dei dipinti di Boucher, gli arazzi erano molto cari a Maria Antonietta che li volle nel suo salotto al Petit Trianon.
Essi rappresentano: "La fontana dell'amore", "Mosca cieca" e "L'altalena"; il quarto arazzo ha funzione "riempitiva", vale a dire che era stato concepito per essere inserito nello spazio tra una finestra e l'altra.
Acquistati tra il 1820 e il 1840 da Richard White, II° conte di Bantry, gli arazzi hanno fatto parte della collezione di Bantry House, Irlanda, fino a che non sono stati messi all'asta dalla famiglia White per ragioni di ordine economico.

lunedì 25 aprile 2016

Il cabinet di Maria Antonietta

Disegno del cabinet oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Francia
"Dopo che Mme la Delfina ricevette il giuramento da parte dei principali ufficiali della sua casa, Monsieur il duca d'Aumont le consegnò le chiavi di un magnifico cabinet di velluto ricamato d'oro, con sculture in bronzo e in bronzo dorato, che ci avevano ordinato, e che avevano sistemato nella stanza da letto. Questo cabinet conteneva, nei suoi diversi cassetti, i regali della corbeille..." (Papillon de La Ferté)

Tradizionalmente la Delfina in carica riceveva in occasione del suo matrimonio un "coffre à bijoux" in forma di cabinet destinato a custodire non solo i gioielli donati dal sovrano, ma anche un certo numero di doni (gioielli, tabacchiere...) che la principessa doveva offrire al suo entourage.

La corbeille che Maria Antonietta trovò nel cabinet, consisteva in una magnifica parure composta di un orologio di smalto blu con la catena di diamanti, tra le altre cose nel cassone erano contenuti: una magnifica tabacchiera guarnita con diamanti, un superbo ventaglio guarnito con diamanti e un astuccio di monete con la sua catena tutti appartenuti alla defunta delfina Maria Josepha; 52 tabacchiere, insieme a 51 Orologi, 9 boccette d'oro, 11 astucci d'oro, 13 porta matite d'oro con diamanti, un paio di bottoni di diamanti, un servizio da scrivania d'oro, un cavatappi con il suo astuccio d'oro, un altro astuccio d'oro, diversi tipi di gioielli e forniture sarebbero stati distribuiti dalla Delfina al sua entourage. 

Il "coffre à bijoux" di Maria Antonietta

Il "coffre à bijoux" di Maria Antonietta, oggi a Versailles
Tra i numerosi regali che Maria Antonietta ricevette in occasione delle sue nozze, figura questo coffre à bijoux che porta il marchio della "Garde-meuble" della Delfina. 

Progettato come un tavolo munito di un tirante contenente uno scrittoio sormontato da un cofanetto, il modello apparteneva al mercante-merciaio Simon Philippe Poirier che aveva ottenuto, presso la manifattura di Sèvres, l'esclusiva di tre placche di porcellana di rivestimento, il cui delicato montaggio fu affidato all'ebanista Martin Carlin.

Questo tipo di mobile era molto apprezzato presso le signore. Anche madame Du Barry ne volle uno e la contessa di Provenza e la contessa d'Artois ne ricevettero uno in occasione delle loro nozze.

Inizialmente Maria Antonietta lo teneva nel gabinetto della méridienne, e il mobile figura menzionato anche nelle memorie della Campan "il piccolo sécretaire di porcellana di Sèvres, che si trovava presso il caminetto del suo boudoir". La regina era molto affeziona a questo mobile tanto da richiederlo alle Tuileries dopo il 6 ottobre 1789.



Venduto nel 1795, il coffre à bijoux della Regina passò nell'Ottocento al barone Alphonse de Rothschild. Nel 1997 tornò al Castello di Versailles grazie alla donazione di un anonimo.

L'abito da sposa di Maria Antonietta

Scena tratta dal film di Sofia Coppola, Marie Antoinette
Purtroppo l'abito da sposa di Maria Antonietta non ci è pervenuto, come del resto tutti i suoi abiti. Le immagini dell'epoca che rappresentano il suo matrimonio non sono fatte ad opera d'arte, differiscono tra loro e non ci danno un'idea di come dovesse essere veramente l'abito di nozze. Fortunatamente alcuni abiti da sposa di matrimoni principeschi del tempo si sono conservati ottimamente, ed è grazie a questi che possiamo avere esempi molto soddisfacenti di come dovesse essere quello di Maria Antonietta. D'altra parte Versailles era il verbo in fatto di moda, e le principesse di altri paesi guardavano alla Francia come modello cui ispirarsi.

Una breve descrizione dell'abito di Maria Antonietta ce la fornisce una testimone oculare inglese, la duchessa di Northumberland (un'antenata di Lady Diana) che assistette al passaggio dei Delfini, diretti alla Cappella Reale. La nobildonna rimase stupita per la bassa statura della Delfina che le sembrò una bimba di 12 anni. Criticò anche il suo abito nuziale: "Il corpetto era troppo piccolo e lasciava completamente visibile una larga fascia della sottoveste merlettata, che aveva un brutto effetto tra due fasce ancora più larghe di diamanti. La sposa era letteralmente carica di gioielli."
Il brutto effetto era dovuto al fatto che l'abito era stato realizzato con una taglia sballata; i sarti, ai quali erano state fornite le misure dell'arciduchessa, non avevano tenuto conto del fatto che Maria Antonietta aveva solo 14 anni e mezzo e che a quell'età si cresce in fretta.

Scene da un matrimonio

L'incontro di Maria Antonietta e Luigi Augusto nella foresta di
Compiègne - incisione dell'epoca
E' il 14 maggio 1770 quando Maria Antonietta incontra per la prima volta il Delfino. L'incontro avvenuto sul limitare della foresta di Compiègne è mirabilmente descritto da André Castelot:

"Di propria iniziativa ella abbraccia un bietolone grande e grosso di quindici anni, piantato là accanto al Re, che si limita a spostare il proprio peso da un piede all'altro[...] Seduta ora in carrozza, può guardare con tutto suo agio il "marito", che ha preso posto di fronte a lei e che nemmeno posa su "sua moglie" gli incerti occhi da miope. Evidentemente la fanciulla di quattordici anni non può indovinare che quello spirito senza garbo, quel corpo massiccio e rozzo nascondano qualità di animo, di cuore, di giudizio, che fanno di lui, se non un principe brillante, almeno un "bravo giovane" prima di farne un "bravo uomo"[...] E il fidanzato? Che pensa della bionda fanciulla dal colorito di rosa, che gli ficcheranno, fra due giorni, nel letto? Teme diggià, forse, l'ironia di quegli occhi un poco a fior di testa? Sa che è beffarda? Indovina forse che quel grazioso labbruzzo prominente, prontissimo a fare il broncio, diventerà terribilmente sdegnoso.? No. Sarebbe come prestare a quell'allocco di quindici anni e nove mesi una perspicacia che è ben lontana dall'avere".


Luigi Augusto in un ritratto del 1769. Il dipinto servì da
modello per la miniatura inviata a Maria Antonietta
in Austria - Louis Michel Van Loo
Maria Antonietta in un ritratto del 1770
Jean-Baptiste Charpentier




















Non sapremo mai quali furono le sensazioni e le impressioni della giovanissima Maria Antonietta, di certo Luigi Augusto era ben diverso da come se l'era immaginato e dai ritratti che aveva ricevuto a Vienna durante il fidanzamento.
Nemmeno due mesi prima Maria Antonietta aveva scritto al Delfino una lettera molto reverenziale, di sicuro sotto dettatura, ma che può darci un'idea di cosa doveva essere un matrimonio combinato tra due ragazzi di altissimo lignaggio:

Vienna, 27 marzo 1770
Signor Delfino e caro fratello, vi ringrazio per le espressioni così piene di benevolenza che utilizzate rivolgendovi a me, ne sono molto profondamente toccata e onorata e sento che tutta questa bontà da parte vostra mi impone degli obblighi, gli esempi e gli insegnamenti della mia gloriosa e tenera madre mi hanno allevata verso l’adempimento di tutti i miei doveri, e con l’aiuto di Dio spero con tutte le mie forze di rendermi degna del nuovo destino che mi è assegnato. Voi chiedete se il mio consenso alla vostra scelta accompagni quello dell’imperatrice regina e avete bisogno, dite voi, di manifestarmi da me stessa; vi posso rispondere, giacché ella mi autorizza, che ho ricevuto ugualmente con piacere e rispetto gli ordini di mia madre, voi troverete in me una sposa fedele e devota non avente altro pensiero che mettere in pratica i mezzi per piacervi, di meritare il vostro affetto e di mostrarmi la degna figlia del vostro augusto nonno. È con questi sentimenti ben sinceri che ho il piacere di dirmi signor Delfino, e caro fratello,
La vostra affezionata e devota sorella, Maria Antonietta"

Vincent Cronin nella sua biografia "Luigi e Antonietta" scrive:

"Non conosciamo la prima reazione di Antonietta nel conoscere Luigi. Ma abbiamo la relazione della duchessa di Northumberland, che si trovava con l'amica di Choisuel, la Marescialla di Mirepoix, e che riporta di come Antonietta avesse ricevuto un rapporto sfavorevole su Luigi.
La duchessa osservò nel suo diario: "Mi aspettavo di trovarlo orribile. Ma al contrario la sua figura mi ha fatto molto piacere. È alto e snello con un'espressione interessante e un aspetto intelligente, la sua carnagione è piuttosto pallida e i suoi occhi sono grandi. Ha una grande quantità di capelli chiari che si addicono molto bene al suo viso. "

La prima reazione di Luigi verso Antonietta fu probabilmente anche per lui una piacevole sorpresa, poiché tutti coloro che gli erano vicini erano mal disposti verso l'Austria e avevano preso appunti su qualsiasi cosa contro di lei. Era certamente una ragazza molto carina, con seno non molto pieno, belle braccia e belle mani, occhi blu come i suoi e una carnagione rosa e bianca. Era meno alta di lui: "molto piccola e snella" secondo la Duchessa di Northumberland. “Non le avrei dato più di dodici anni. È bella e un po' segnata dal vaiolo"(Maria Antonietta aveva ricevuto nel 1768 l'inoculazione del vaiolo da parte di Ingenhaus, un fisiologo olandese e ne aveva riportato solo delle lievi cicatrici.)
Un'acquaforte che rappresenta il Delfino intento ad arare. Fu questa la prima immagine inviata in Austria a Maria Antonietta del suo futuro sposo. L'imperatrice non apprezzò particolarmente questa acquaforte e richiese espressamente un ritratto più consono del Delfino che infatti fu in seguito inviato assieme ad una miniatura

Dopo aver conosciuto i principi del sangue, tra cui la malinconica e dolce principessa di Lamballe, Maria Antonietta viene condotta nelle sue stanze nel castello di Compiegné. Dopo cena il maestro delle cerimonie le reca 12 fedi nuziali forniti da Papillon de la Ferté, intendente dei minuti piaceri. Una di queste fedi si adatta perfettamente all'anulare di Maria Antonietta. Quella sera il Delfino che, come da etichetta, non può dormire sotto lo stesso tetto della sua futura sposa, va a trascorrere la notte presso l'Hotel del conte di Saint-Florentin, nei pressi dell'attuale piazza della Concordia.

domenica 17 aprile 2016

Il matrimonio per procura

L'interno della chiesa degli Agostiniani come si presentava
all'epoca delle nozze per procura di Maria Antonietta.
Il dipinto, realizzato da Martin van Meytens
 commemora le nozze di Giuseppe II con Isabella
di Parma.
Giovedì 19 aprile 1770, alle sei pomeridiane, allo squillare delle trombe e al suono dei timpani, tutta la corte di Maria Teresa, si recò alla chiesa degli Agostiniani, dove avrebbe avuto luogo il matrimonio per procura di Maria Antonietta. 

L'arciduchessa, tutta sorridente, indossava una veste intessuta d'argento. L'arciduca Ferdinando che aveva diciassette mesi di più di Maria Antonietta, vestito di seta marezzata bianca, con una fascia blu drappeggiata sul petto, sostituiva il Delfino.

La chiesa degli Agostiniani era una chiesa parrocchiale, una vasta struttura collegata all'ala Leopoldina della Hofburg (gli appartamenti privati della famiglia reale) da un lungo corridoio.

Giuseppe II guidava il corteo, seguito dall'imperatrice Maria Teresa; dietro l'imperatrice l'arciduca Ferdinando che dava la mano a Maria Antonietta; a seguire la contessa Trautmannsdorf (la governante di Maria Antonietta) che reggeva il lungo strascico della sua pupilla. 

All'arrivo del corteo, la chiesa risuonò della musica dell'organo, composta per l'occasione da Gluck. 

Maria Antonietta nel celebre pastello di
Ducreux, inviato al re di Francia (1769)
L'arciduca Ferdinando


















L'interno della chiesa degli Agostiniani come si presenta oggi. Restaurata in stile gotico
sotto Giuseppe II, la chiesa ha comunque conservato degli elementi barocchi.
In questa stessa chiesa fu battezzata Maria Antonietta. Vi furono inoltre celebrati diversi
matrimoni: quello tra Maria Teresa e Francesco Stefano, quello di Francesco Giuseppe con Sissi e quello
per procura tra Maria Luisa e Napoleone. L'attrattiva della chiesa è il monumento funebre a Maria Cristina
commissionato al Canova dal marito di lei, Alberto di Sassonia Teschen. 

La messa fu ufficiata dal Nunzio papale, monsignor Visconti, assistito dal curato della corte che portava il nome guerriero di Briselance. Gli inginocchiatoi degli "sposi" erano ricoperti di velluto rosso ricamato d'oro; quando i due fratelli si inginocchiarono, risposero alla domanda del Nunzio con una formula latina: "Volo et ita promitto" (così voglio e prometto). 

Gli anelli, uno dei quali sarebbe stato consegnato da Maria Antonietta al Delfino, furono benedetti; l'arciduca Ferdinando pose al dito della sorella l'anello di rubini del Delfino e poi la fece alzare per baciarla sulle guance; dopo di che Briselance si accinse a verbalizzare l'atto nuziale, Kaunitz lo autenticò e Durfort lo legalizzò (in realtà questo ultimo atto sarebbe spettato al cognato di Maria Antonietta, Alberto di Sassonia Teschen, ma Versailles fece sapere al principe di non cagionare imbarazzi e di lasciare il posto all'ambasciatore). Alberto non obiettò ma per la cena di nozze non volle sentir ragioni, così Durfort, non presenziò al banchetto ma rimase a casa sua. 

Festa a Vienna in occasione delle nozze per procura di Maria Antonietta con il Delfino di Francia.
Il conte di San Giuliano, gran maestro delle cucine imperiali, quella sera compì meraviglie. Centocinquanta invitati furono ammessi, non a cenare, ma ad ammirare i nove commensali principeschi, che mangiavano in vasellame d'oro.