mercoledì 19 ottobre 2022

La congiura dei parrucchieri

Rue Saint-Honoré nel 1865
Il mattino del 16 ottobre 1793, poche ore prima dell'esecuzione della regina, alcuni congiurati si diressero in Rue Saint-Honoré per prendere posto in attesa della carretta che avrebbe condotto Maria Antonietta al patibolo. Sarebbero diventati in breve cinquecento e forse addirittura millecinquecento. Il piano era semplice: balzare sul convoglio, rapire la regina e portarla in salvo.

Ma chi erano questi ultimi difensori di Maria Antonietta il cui complotto è passato alla storia come "La congiura dei parrucchieri"?

martedì 18 ottobre 2022

Pardon Monsieur, Je ne l’ai pas fait exprès

Tra gli aneddoti più noti riguardanti Maria Antonietta ne spicca uno relativo alle sue ultime parole: "Pardon Monsieur, Je ne l’ai pas fait exprès". Questa parole, rivolte al boia Sanson, dopo avergli pestato accidentalmente un piede, sono note al pari dell'aneddoto del tutto inventato delle brioche. Ma cosa c'è di vero in merito?

Pagina del giornale "Les Révolutions de Paris" di Louis Marie Prudhomme - Anonimo, 1793
Parigi, Louvre - Gabinetto delle Stampe

Zweig liquida l'aneddoto definendolo "inventato con troppo spirito per essere vero". Analizzando però alcuni particolari non è poi così scontato che la storia faccia parte del processo agiografico che fece da preambolo alla Restaurazione. Al Louvre, presso il Gabinetto delle Stampe, è conservata un'incisione, tratta da un foglio di giornale, che non lascerebbe dubbi sul fatto che la storia fosse, se non autentica, sicuramente sorta poco dopo l'esecuzione della regina. L'autore, anonimo, rappresenta gli estremi momenti di Maria Antonietta: si vede la regina rivolgersi al boia sul patibolo per fargli le sue scuse mentre gli aiutanti allestiscono gli ultimi preparativi per l'esecuzione. L'incisione comparve sul giornale Les Révolutions de Paris di Louis Marie Prudhomme all'indomani della morte di Maria Antonietta ma non per celebrarne la gentilezza, bensì con un intento del tutto diverso. Se infatti le scuse della regina al boia sono sempre state percepite dai posteri come un estremo atto di nobiltà,  Prudhomme, vi legge solo un estremo momento di superbia e di orgoglio, arrivando persino ad asserire che forse la regina aveva volutamente cercato un pretesto per avere il suo ultimo momento da protagonista:

domenica 16 ottobre 2022

Spettri dal passato? il saggio di Andrea Biscaro sul fenomeno della psicoscopia d'ambiente

L'avventura spazio temporale delle due insegnanti inglesi che durante una visita al Petit Trianon si ritrovarono proiettate nel passato, è un caso che ancora oggi fa discutere. In Italia l'unico che aveva tentato di dare alla storia un' interpretazione scientifica fu Leo Talamonti che citò l'episodio nel suo saggio "Universo Proibito". E' quindi degno di nota il libro di recente uscita "Spettri dal passato? - Da Maratona al Petit Trianon e oltre" edito dalla casa editrice Graphe.it, il cui editore si dedica alla divulgazione di testi di nicchia e di qualità.

L'autore del libro, lo scrittore torinese Andrea Biscaro che con la stessa casa editrice ha pubblicato altri due piccoli gioielli "L'amante di se stessa - La vita di Madame Rimsky Korsakov" e "Lady Peg - vita di una cagnolina prodigio", con questo libro analizza il fenomeno della psicoscopia d'ambiente raccogliendo una serie di testimonianze su chi ha fatto capolino nel passato, in particolare analizzando il caso del Petit Trianon. Cosa videro le due insegnanti inglesi non lo sappiamo e l'autore non fornisce una risposta ma attraverso le più recenti scoperte scientifiche ne da una pista interpretativa. 

Davvero il passato può dirsi per sempre archiviato?  Guy de Maupassant nella sua novella "La passeggiata" scrive: "Pare che i muri serbino qualcosa delle persone che ci vivono in mezzo: del loro modo di fare, dei loro lineamenti, delle loro parole". 

Il tempo è una dimensione percorribile nei due sensi, e non riesce a sbarrare la strada alle menti dotate di sensi cosmici.




lunedì 26 settembre 2022

Eleonora Fonseca Pimentel

Ritratto di Eleonora Fonseca Pimentel
realizzato sulla base di una nota
litografia - Milano, Istituto Comprensivo
Statale, via Giacosa - Casa del Sole
A Roma, a pochi passi da Piazza del Popolo, una lapide posta al civico 22 di via Ripetta, ricorda che in quel luogo nacque il 13 gennaio 1752, da una nobile famiglia portoghese, la scienziata e poetessa Eleonora Fonseca Pimentel, una delle donne più colte del Settecento italiano. Le vicende di Eleonora ispirarono Enzo Striano per il suo bellissimo romanzo "Il resto di niente", un'espressione molto usata a Napoli, in dialetto "o' rieste e' nient", per indicare nulla, ma proprio nulla.. Secondo l'autore è quello che rimase del sacrificio di Eleonora e degli altri 120 patrioti morti in nome della libertà durante la Rivoluzione Partenopea.

Eleonora si trasferì a Napoli con la famiglia quando aveva appena 8 anni. Le sue rare capacità intellettuali e la sua singolare bellezza la misero presto in luce presso la corte di Maria Carolina della quale divenne bibliotecaria e intima amica. Duff Cooper nella sua biografia di Talleyrand descrive mirabilmente l'atmosfera di quegli anni in cui le donne di ingegno brillavano per la forza e la bellezza della loro conversazione:


"Fu l'era della conversazione, della libera e sfrenata discussione su ogni argomento, celeste o terrestre. Parlare bene era considerata allora la più alta qualità che una persona potesse possedere; l'unica arte nella quale tutti si sforzarono di eccellere; l'unica strada per la quale ogni talento era diretto. Una conversazione, quale quella che si poteva ascoltare allora a Parigi, non si era più sentita forse dal tempo lontano, in cui ad Atene si era fatto silenzio [...] Questa epoca della conversazione aveva una sua fisionomia nuova, che la distingueva da altre del passato. Né Aspasia né Santippe prendono parte ai dialoghi che Platone ci ha tramandato. Invece nella Parigi della giovinezza di Talleyrand le grandi dame erano a capo della conversazione come della moda. Erano esse le arbitre non solo dell'eleganza ma dei costumi, della politica, delle arti. Nessun uomo poteva salire in fama se non sullo sfondo di un salotto, e sopra ogni salotto regnava una donna."

Come viene ricordato nel libro "Per filo e per segno", " la Pimentel è figlia di quell’età dei Lumi che vede le donne abbattere il tabù delle scienze e animare salotti intellettuali".
Studiosa di greco, latino, matematica, fisica, chimica, botanica, mineralogia, astronomia, economia e diritto pubblico, nonostante la giovane età, Eleonora fu ammessa all'Accademia del Filareti, con il nome di Epolifenora Olcesamante, e a quella dell’Arcadia, come Altidora Esperetusa. A18 anni iniziò una corrispondenza epistolare con Metastasio che rimase colpito dalle sue rare qualità e dai suoi versi. Seguirono altre corrispondente con illustri uomini del suo tempo, come  Goethe, Gaetano Filangieri e Voltaire che le dedicò questi versi:

Dolce usignolo della bella Italia
Il vostro sonetto coccola un vecchio gufo
Rifugiato sul monte Giura in un buco,
Senza voce, spennacchiato, e privo di genio.
Vuol lasciare il suo paese noioso;
Vicino a voi a Napoli vuole venire,
Se vi può vedere, se può ascoltarvi,
Riacquisterà tutto quello che ha perso.

Immagine tratta dal film "Il resto di niente", 2004

Dopo la morte del figlioletto di appena otto mesi, al quale dedicò dei versi commoventi in cui l'urlo straziante di una madre può ancora giungere fino a noi, e la fine del suo disastroso matrimonio fatto di umiliazioni e percosse che si concluse appunto con una separazione, Eleonora in un primo momento così vicina alla monarchia borbonica, abbracciò la causa dell’idealismo democratico iniziando a frequentare i salotti illuminati vicini alla massoneria.

venerdì 19 agosto 2022

Il corvo

 Ghastly, grim, and ancient Raven, wandering from the Nightly shore
Tell me what the lordly name is on the Night’s Plutonian shore!”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
(Edgar Allan Poe)

Immagine tratta da "Marie Antoinette carnet secret d'une
reine" di Benjamin Lacombe - Guazzo e olio su carta, 2014

Secondo un'antica consuetudine, la Torre di Londra è abitata da una colonia di 8 corvi. Non si sa da quanto tempo i corvi vi si stabilirono ma una leggenda sostiene che se dovessero abbandonare la Torre, la Gran Bretagna si dissolverebbe. Per questo motivo i corvi hanno le ali tarpate da un lato, così da impedire loro di volare. 

Numerose sono le credenze legate a questo volatile. Tradizionalmente associato alla morte, alla stregoneria e al malocchio, il corvo simboleggia anche la fine di qualcosa e il lento e doloroso processo della rinascita.

Un aneddoto riguardante Maria Antonietta ha come protagonista proprio un corvo. Si trattava di un grosso corvo nero che abitava nel parco di Versailles e veniva spesso avvistato nell'area del Petit Trianon.
All'epoca erano ancora molte le persone che consideravano i corvi messaggeri di tristi presagi. Il corvo in questione era piuttosto socievole ed era abituato a mangiare le molliche di pane che gli venivano lasciate dai visitatori e dal personale di servizio. Una mattina di ottobre del 1785, la regina era affacciata alla finestra del suo boudoir al Petit Trianon ed era intenta a fare colazione.
Il corvo apparve all'improvviso sbattendo le ali e chiedendo chiaramente cibo, atterrando proprio sul davanzale della finestra della regina. Maria Antonietta a tutta prima stupita e anche un po' allarmata gli offrì subito un biscotto. Più tardi la regina raccontò il fatto al marito. che ne rimase inquieto per via delle sue convinzioni superstiziose.

mercoledì 23 marzo 2022

La piuma di Arlecchino

Fermaglio donato da Luigi XVI a Maria Antonietta
La moda di indossare piume tra i capelli, attirò la satira e le caricature che denunciavano la ridicolaggine delle acconciature femminili. Queste immagini circolavano ovunque e alcune ricordavano non senza malizia, le fattezze della regina. Maria Teresa non aveva mancato di fare le sue rimostranze alla figlia: "Leggo sui giornali che le tue acconciature di nastri e piume si fanno ogni giorno più alte. Sai bene che sono sempre stata dell'opinione che la moda dovrebbe essere seguita con moderazione. Una regina giovane e bella, naturalmente attraente, non dovrebbe indulgere in tali follie. Non ne hai bisogno. Al contrario, un'acconciatura semplice servirebbe soltanto a sottolineare il fascino della sua persona e sarebbe anche più adatta al suo rango. Dovrebbe essere lei a dettare la moda e tutti seguirebbero quello che essa sceglie di fare." Nonostante le forti reprimende della madre, Maria Antonietta si era appropriata della moda delle piume, anticipandola e lanciandola. Le piume erano tra gli ornamenti che preferiva e davano alle acconciature volumi e altezze eccessivi.

Non solo Maria Teresa ma anche Luigi XVI trovava ridicola questa tendenza. Il re aveva elegantemente suggerito alla moglie, facendole dono di un leggiadro fermaglio a forma di piuma, di non utilizzare troppe stravaganze modaiole:

"Vi prego di limitarvi a questo ornamento, anche perché il vostro fascino non ha bisogno di ulteriori aggiunte. Il presente dovrebbe farvi piacere ancor di più, dal momento che non ha aumentato la mia spesa, poiché composto esclusivamente dai diamanti che possedevo quando ero Delfino". Il suggerimento ovviamente cadde nel vuoto.

Un giorno a corte si esibì il famoso attore italiano Carlo Bertinazzi, meglio noto come Carlin, colui che interpretava Arlecchino con indosso una maschera nera ritraente tratti simili al cane che oggi porta il suo nome, il Carlino.

Acquaforte di autore ignoto pubblicata nel 1777 sul London Magazine - British Museum