sabato 24 settembre 2016

Il Tempio d'Amore

Costruito tra il 1777 e il 1778 dall'architetto Richard Mique su un isolotto artificiale ubicato nel lato est del giardino inglese del Petit Trianon, il Tempio d'amore, di gusto prettamente neoclassico, fu voluto da Maria Antonietta che poteva contemplarlo dalle finestre delle sue stanze.
Decorato dallo scultore Deschamps, il piccolo tempio è composto da dodici colonne corinzie sormontate da una cupola decorata con i simboli dell'Amore.
Al centro è posta una statua di Cupido, replica di una statua di Edmé Bouchardon, realizzata da Louis-Philippe Mouchy tra il 1778 e il 1780, e intitolata "Amore intaglia un arco dalla clava di Ercole".
A differenza di quello che molti potrebbero pensare, il Tempio non fu costruito per celebrare l'amore della regina per il conte di Fersen ma piuttosto per rendere omaggio all'amore di Luigi XVI e della sua sposa, riferendosi alla consumazione fisica del loro matrimonio avvenuta proprio nel 1777.

venerdì 23 settembre 2016

Il castello di Svätý Anton

Il castello di Svätý Anton si trova in Slovacchia nei pressi della storica città di Banská Štiavnica.
Il maniero, costruito in stile barocco, è adibito a museo dal 1962. L'ultimo proprietario, Ferdinando I di Bulgaria, grande ammiratore di Maria Antonietta, acquistò nel 1930 ad un'asta parigina, dei pezzi d'arredamento appartenuti alla regina donati a suo tempo dall'imperatrice Maria Teresa alla figlia in occasione delle nozze con il futuro Luigi XVI.
Possiamo quindi ammirare nella sala d'oro del castello che il museo ha dedicato a Maria Antonietta, questi magnifici pezzi, tra cui una poltrona in stile Luigi XVI e mobili realizzati dal famoso George Jacob in legno di tiglio ricoperto d'oro a 24 carati; la tappezzeria di Lione fu invece realizzata da Philippe de la Salle. Nella sala si può ammirare anche un ritratto di Maria Antonietta di scuola tedesca.


Maria Antonietta in un ritratto di scuola Tedesca, 1768

giovedì 22 settembre 2016

Veste alla Caraco

Giovane donna sotto i portici del Palais Royale -
 Michel Garnier, 1787. La donna indossa un tipico caraco
molto in voga in quegli anni.
Nel 1789, anno della Rivoluzione Francese, era ormai diffuso il caraco, un tipo di abbigliamento che prevedeva l'utilizzo di una gonna lunga fino alla caviglia e di un corpetto aderentissimo con una baschina posteriore allungata o meno, appoggiata sulla tournure, un piccolo cuscinetto. E' questa la veste femminile tipica, assieme alla chemise e alla redingote, del periodo rivoluzionario.

Il caraco prese piede intorno alla seconda metà del settecento. Esso derivava dalla cacaraca provenzale, una giacchetta utilizzata dalle popolane e che ben presto fu adottata anche dalle signore per la sua praticità, in netto contrasto con le vesti in uso presso la nobiltà e l'alta borghesia.

I caraco si presentavano semplici sia per quanto riguardava le stoffe, generalmente a tinta unita e con piccoli ricami floreali o a toiles de Jouy, sia per quanto riguardava i tessuti che di solito erano leggeri. Le maniche si presentavano lunghe o a tre quarti, e aderenti al braccio; le fogge potevano essere le più svariate; in epoca rivoluzionaria, per esempio, erano molto in voga i caraco à la pierrot e i caraco à la Suzanne (in riferimento a Suzanne, la servetta delle Nozze di Figaro).

martedì 20 settembre 2016

Mariazell

Attraverso la lettura del Wiener Diarium, il giornale di Vienna fondato nel 1703, è possibile ricostruire l'infanzia di Maria Antonietta. Gli arciduchi e le arciduchesse vengono spesso citati insieme ad avvenimenti importanti come feste, matrimoni, gite fuori porta, escursioni, vacanze, messe e processioni. Il tutto accuratamente dettagliato. Ad esempio, da questo prezioso giornale, si evince che gli arciduchi e le arciduchesse più giovani non soggiornavano mai a Laxenburg ma al massimo vi passavano un'interna giornata. Essi soggiornavano esclusivamente alla Hofburg nei mesi invernali e a Schonbrunn nella bella stagione. Il nome di Maria Antonietta inizia ad essere citato soprattutto a partire dagli anni '60 del settecento, insieme a quello dell'arciduchessa Maria Teresa (la figlia di Giuseppe II). Le due bambine, rispettivamente zia e nipote, avevano pochi anni di differenza e crebbero insieme. Nel 1768 Maria Antonietta e la piccola Teresa furono lasciate alla Hofburg mentre il resto della famiglia si trasferì a Laxenburg. Questa strana scelta rientrava probabilmente nei piani pedagogici dell'epoca.
Il lago Goldegg


Il castello di Goldegg dove Maria Antonietta passò la notte assieme alla madre e alle sorelle.



Gli intrighi matrimoniali di Maria Carolina

Ferdinando III, Granduca di Toscana
Quando morì l'imperatore Giuseppe II, il trono imperiale passò al fratello Leopoldo che per molti anni era stato Granduca di Toscana. Prima di partire per Vienna il neo imperatore volle che il figlio Ferdinando, che avrebbe preso il suo posto come granduca (al primogenito Francesco era destinato il trono imperiale) si sposasse. A tal riguardo Leopoldo si rivolse, per la scelta della sposa, alla sorella Maria Carolina madre di molte figlie in età da marito. A tutta prima la scelta cadde sulla primogenita di Carolina, la bella Maria Teresa. Ma quando sembrava ormai tutto pronto per la richiesta ufficiale, Elisabetta di Wurttemberg, moglie dell'arciduca Francesco, morì per i postumi di un parto. Francesco rimasto vedovo giovanissimo e con una bambina, ne fu sinceramente addolorato. Fu a quel punto che Leopoldo, nel tentativo di lenire il dolore del figlio, si rivolse nuovamente alla sorella per chiederle la mano di un'altra principessa, questa volta da destinarsi al figlio Francesco. La scelta cadde su Luisa Amalia che a detta della corte di Napoli era "un po' difettosa della persona, benché graziosissima come la sorella maggiore". In realtà Carolina ne fu allarmata; nel ritratto eseguito dal magico pennello della Le Brun, Luisa appare indubbiamente molto graziosa ma in realtà era tutto fuorché una bellezza. La pittrice nelle sue memorie scrisse che ritrarla fu penoso perché la principessa durante le sedute faceva smorfie continue: "... quest'ultima era molto brutta, e faceva così tante smorfie che non avevo voglia di finire il suo ritratto".

sabato 17 settembre 2016

Francesco I imperatore d'Austria

Francesco in un ritratto giovanile.
Uno sbaglio che fanno in molti è quello di parlare di
 "imperatore d'Austria" prima del 1806.
Poiché l’abolizione del titolo di Imperatore dei Romani ebbe
luogo formalmente nel 1806, Francesco fu il primo
 Imperatore “doppio” della storia, essendo stato
 Francesco II come imperatore dei Romani e
 Francesco I come imperatore d’Austria.
"Mi sono chiesto se si conveniva alla dignità dell'imperatore, al suo stesso interesse, assistere alla sorte da cui è minacciata la sua augusta zia senza nulla tentare per sottrarvela o per strapparvela ... L'imperatore non ha forse in questa particolare circostanza doveri da adempiere? Non conviene perdere di vista che la condotta che il nostro governo presceglierà verrà un giorno giudicata dai posteri; ma come non temere la severità di tali giudizi, se fosse provato che, essendo la regina di Francia a tal punto minacciata, S.M. l'imperatore non ha fatto tentativo né sacrificio alcuno per salvarla?"
Questa, lettera abbastanza audace per la penna di un diplomatico, fu inviata dal conte Mercy all'imperatore Francesco II, nipote di Maria Antonietta. Ma, come scrive sagacemente Stefan Zweig, "nel ventiquattrenne, gelido, insensibile, meschino Kaiser Franz, che non ha nell'anima neppure più una scintilla dello spirito di Maria Teresa, Maria Antonietta non trova né comprensione né volontà di aiuto."

L'imperatore Francesco fu in effetti un personaggio ambiguo e di non facile lettura e nei confronti della zia che non aveva mai conosciuto, mostrò indifferenza arrivando a dire, al cavaliere di Rougeville che ne sollecitava l'aiuto:
"mia zia saprà ben morire".

Sul carattere dell'imperatore esistevano opinioni discordanti già all'epoca. Secondo alcuni, egli era uno stoico che affrontava sereno e compassato ogni vicenda, irritandosi solo quando si trattava di pagare in contanti. Secondo altri era un Quinto Fabio, capace solo di temporeggiare ed esitare, con velleità di sovrano assoluto ma privo della forza di volontà necessarie ad agire. La sorte di una regina deposta era assolutamente ininfluente ai fini politici e Francesco non pensò neanche lontanamente di scendere a patti con la Francia, nemmeno quando la zia fu trasferita alla Conciergerie.
Mercy lasciò scritto disgustato da tale condotta: "Non l'avrebbero salvata neppure se l'avessero vista con i propri occhi salire la ghigliottina". Ma il giudizio più duro è quello di Madame Royale che liberata su interessamento dell'imperatore in cambio di prigionieri politici, visse per qualche tempo a Vienna. La principessa lasciò scritto: "Non potevo immaginare l'indegna condotta dell'imperatore che ha lasciato perire mia madre, sua zia, senza muovere un passo per salvarla".
Qualche anno dopo Napoleone poté osservare: "Era massima stabilita nella casa d'Austria mantenere il silenzio sulla la regina di Francia. Al nome di Maria Antonietta abbassano gli occhi e mutano costantemente discorso, quasi per sfuggire a un argomento spiacevole e imbarazzante. E' una regola adottata da tutta la famiglia e raccomandata ai rappresentanti all'estero."