sabato 3 ottobre 2015

Il labirinto di Versailles

Il piano del labirinto - Jacques Bailly (1729-1679)
Il labirinto di Versailles, oggi scomparso, fu voluto dal Re Sole per l'educazione del proprio figliolo. 

Attraverso fontane e animali di metallo costruiti all'interno del labirinto, il Gran Delfino imparava a riconoscere le fiabe di Esopo e allo stesso tempo univa l'utile al dilettevole; il luogo divenne tappa obbligata per ogni governante di Versailles. 

Curiosamente alla costruzione del labirinto aveva collaborato anche Charles Perrault, autore di tante celebri fiabe, che ebbe l'idea di posizionare, all'interno del labirinto, 39 fontane rappresentanti ciascuna una fiaba di Esopo e 333  sculture di animali in metallo dai quali getti d'acqua fuoriuscivano dalle bocche, dando l'impressione che gli animali parlassero. 

Ogni fontana era accompagnata da un riassunto in versi del poeta Benserade, della favola rappresentata. 

Il labirinto, in cui era facile perdersi per via dell'altezza delle siepi, divenne molto popolare e frequentato non solo dai bambini ma anche dagli adulti, tanto che il compositore Marin Marais vi dedicò un'opera che si conclude con una ciaccona, dopo un tortuoso e misterioso "labirinto" di note.

venerdì 2 ottobre 2015

Il viaggio della sposa

Maria Teresa consegna Maria Antonietta alla Francia - Allegoria
donata alla duchessa di Chartres
La mattina del 21 aprile 1770, un martedì, era una bella giornata di primavera. Quel giorno l'arciduchessa Maria Antonia che i francesi avevano ribattezzato con il nome più civettuolo e dégagé di Marie Antoinette, avrebbe dato il suo addio alla madre e alla sua famiglia. La partenza era fissata per le nove del mattino. L'ora così mattiniera non era casuale.

Per quanto brillante potesse essere il futuro della sposa, le separazioni non erano delle circostanze felici. Il conte Khevenhuller scrisse nel suo diario che si sperava di evitare il dolore patito in occasione degli addii delle arciduchesse Amalia e Carolina.

Maria Antonietta avrebbe viaggiato su due vaste berline, commissionate da Luigi XV al famoso sellaio Francien. La prima era rivestita di velluto cremisi, sul quale erano state ricamate le quattro stagioni; la seconda in velluto turchino, inalberava sulle fiancate i quattro elementi. Purtroppo nessuna delle due berline ci è pervenuta ma possiamo immaginare la loro magnificenza grazie ad alcune carrozze dell'epoca giunte fino a noi.


martedì 29 settembre 2015

I fantasmi del Petit Trianon

"C'era una terrazza sul lato nord-ovest del palazzo e, sull'erba ruvida che vi cresceva sotto, con la schiena rivolta ad essa, sedeva una signora, tenendo un foglio fra le mani quasi a voler misurare l'orizzonte con la lunghezza delle braccia. Aveva dappresso un album di schizzi e il suo sgabello, e sembrava intenta a realizzare uno studio degli alberi circostanti. In effetti pareva che non ci fosse altro sul suo schizzo. Lei ci notò e quando passammo vicine all'altezza della sua mano sinistra, si girò e ci guardò con curiosità.
Non aveva un viso giovane e anche se piuttosto graziosa, non la reputai particolarmente attraente. Aveva un cappello bianco che la riparava dal sole, appoggiato su una buona quantità di capelli biondi e calato sulla fronte. Il suo vestito estivo era leggero e a vita bassa; aveva uno scialle verde chiaro che le copriva le spalle e il seno, e una gonna piuttosto ampia. Pensavo fosse una turista, ma il suo vestito era antiquato e piuttosto insolito (anche se le persone indossavano corpetti fisciù quell'estate). Guardai dritto verso di lei ma provai un'indescrivibile sensazione che mi fece girare lo sguardo. Ero infastidita dal fatto che la signora fosse lì".
(Tratto da "An adventure" di Charlotte Moberly e Eleanor Jourdan)

sabato 26 settembre 2015

Le principesse d'Assia Darmstadt

Un ritratto di Maria Antonietta attribuito a
Madame Vigée Le Brun che la regina donò alla
famiglia d'Assia nel 1780 - Castello di Kronberg, oggi adibito
 a Grand Hotel.
Il ritratto si trovava nel castello di
Darmstadt dove, nel 1872, nacque Alice d'Assia,
la futura zarina Alessandra (dal destino altrettanto tragico)
che per Maria Antonietta
ebbe sempre una grandissima ammirazione.
La notte tra il 15 e il 16 ottobre, alla vigilia dell'esecuzione
di Maria Antonietta,
il principe Giorgio d'Assia vide nel castello di Darmstadt
la Dama Bianca, annunciante
da secoli la morte di un membro della famiglia Asburgo.
Maria Antonietta fu spesso circondata in Francia da una corte di adulatori e parassiti e non sempre poté o seppe discernere tra coloro che le erano realmente devoti da coloro che sfruttavano sapientemente il suo grande bisogno di affetto.

Per contro la regina fu capace di affetti profondissimi e di coltivare amicizie durature, specie nei riguardi di chi la riportava indietro col pensiero agli anni felici trascorsi a Vienna.

Ne è una chiara testimonianza il legame epistolare mantenuto nel tempo con le sue amiche d'infanzia, le due sorelle Carlotta d'Assia Darmstadt duchessa di Meclemburgo-Strelitz e Luisa d'Assia Darmstadt, Langravia e Granduchessa d'Assia. La preziosa corrispondenza, oltre che essere la dimostrazione del forte sentimento che univa le tre donne, ci fornisce anche tanti piccoli dettagli di vita vissuta; nascite, avvenimenti importanti, intime confidenze, e sullo sfondo gli avvenimenti politici che cambiarono totalmente un'epoca. 

Maria Antonietta era stata educata a Vienna, come lei stessa disse al suo processo, con le due principesse sue coetanee rimaste con lei (anche se distanti) sempre in ottimi rapporti, tanto che nel 1780 l'intera famiglia d'Assia si recò a far visita alla regina ospite al Petit Trianon.

"Tutta la vostra famiglia può stare certa del mio affetto, ma in quanto a voi, cara principessa, non riesco ad esprimere il profondo sentimento che suscitate in me", scrisse la regina a Carlotta.

La sera stessa del loro arrivo, Carlotta fu invitata dalla regina nel suo palco a Versailles per una rappresentazione teatrale e, altissimo onore, lei e la sua famiglia furono pregati di arrivare con almeno due ore di anticipo. Maria Antonietta, nell'invito, scrisse anche di non indossare abiti troppo eleganti ma piuttosto delle "polonaise", in quanto il suo palco non era molto grande e gli enormi paniers avrebbero sicuramente impedito i movimenti. 

Luisa, che era stata una delle giovanissime damigelle del seguito austriaco incaricato di "consegnare" Maria Antonietta alla Francia, fu invitata con il marito al Petit Trianon,  La principessa che mantenne con la regina una corrispondenza fino al 1792, fu pregata per l'occasione di indossare abiti da campagna in quanto Maria Antonietta, "assolutamente sola" avrebbe fatto altrettanto. 

venerdì 25 settembre 2015

La meringa

Maria Leczinska in un ritratto di
Alexis-Simon Belle
Sulla creazione della meringa circolano varie storie. Se si vuol dar credito alla tradizione, la meringa sarebbe figlia dell’amore, un amore impossibile di un pasticcere, tal Gasparini di Meiringen, nell’Oberland bernese, per la figlia del deposto re di Polonia, Maria Leczinska, futura regina di Francia. 

Alla principessa piaceva l’arte pasticcera di Gasparini e l’uomo stesso, in quanto artefice di tali creazioni. La storia del loro incontro è narrata da due leggende. 

Una racconta che la principessa Maria incontrò Gasparini a Meiringen, durante un soggiorno estivo nella valle bernese dell’Hasli. L’altra narra di un pasticciere svizzero stabilitosi alla corte della principessa, che, dalla città di Mehrinyghen, nella Germania orientale, dovette emigrare in Francia. 

Di fatto, il nome meringa fu attribuito al dolce di Gasparini nel castello di Versailles. Se il celebre dolce derivi da Meiringen o Mehrinyghen, o addirittura dalla parola fiorentina merenda, è una questione tuttora dibattuta e lasciata agli storici.

Di sicuro Maria Leczynska, andando sposa a Luigi XV, si portò dietro il pasticcere Stohrer, un alsaziano emigrato in Polonia, messosi al servizio di re Stanislao, che tra le tante cose era anche l'inventore del babà.

Fiori di Lillà

L'imperatrice Eugenia abbigliata come Maria Antonietta
nel parco di Saint-Cloud accanto ad un cespuglio di lillà.
Dipinto di Franz-Xavier Winterhalter.
Tra i fiori che ornavano Versailles e il Petit Trianon vi erano i lillà, amatissimi da Luigi XIV ma anche da Maria Antonietta. 

La regina amava così tanto questo fiore e il suo profumo, da richiedere per la tappezzeria nella sua camera da letto a Versailles, un motivo floreale che comprendesse anche i lillà. 

La tappezzeria estiva che oggi possiamo ammirare a Versailles, nella camera da letto di Maria Antonietta, è una copia fedele di quella voluta dalla regina, prodotta a Lione, in base ai modelli dell'epoca tuttora conservati.

Nell'Ottocento l'Imperatrice Eugenia, grande ammiratrice di Maria Antonietta, conoscendo la passione per i lillà della sovrana, volle essere ritratta da Winterhalter abbigliata come la regina accanto ad un cespuglio di lillà nel parco di Saint-Cloud.

Particolare delle tappezzeria nella camera da letto della regina a Versailles