giovedì 12 gennaio 2017

Marcello

Marcello in un raro dagherrotipo
Al culmine del secondo impero, negli anni '60 dell'Ottocento, brillavano alla corte di Napoleone III, tre nobildonne "Castiglione".   

La prima, la bellissima contessa Virginia, era l'amante dell'imperatore; la seconda la duchessa di Castiglione, era la vedova del maresciallo Augereau; la terza era una scultrice, nata Adèle Affry, appartenente ad una nobile famiglia svizzera. 

Aveva sposato Carlo Colonna duca di Castiglione Altibrandi, morto pochi mesi dopo il matrimonio di febbre tifoide, lasciandola vedova appena ventenne.

Fu così che Adèle si dedicò, non senza iniziali difficoltà, alla scultura per la quale aveva ricevuto in passato, lezioni dallo scultore svizzero Heinrich Max Imhof. 

Assunse, in onore del compositore "Benedetto Marcello", lo pseudonimo di "Marcello". La sua arte, influenzata dai grandi artisti del passato come Michelangelo, fu presto apprezzata dall'imperatrice Eugenia.

L’ammirazione per la regina Maria Antonietta, che condivideva con l’imperatrice, indusse Marcello a realizzare due busti della regina: uno che la rappresenta a Versailles e un altro che la rappresenta al Tempio. 

I due busti furono presentati al Salon di Parigi nel mese di maggio del 1866 e ricevettero parecchi elogi. La scultrice fu bravissima, pur non avendo, per ovvie ragioni anagrafiche, mai conosciuto la regina, a carpire l'aspetto nobile e altero di Maria Antonietta che soprattutto in 3d è ben visibile. La regina stessa si lamentava del suo profilo che la rendeva suo malgrado arrogante. Maria Antonietta sosteneva infatti che quell'espressione non corrispondeva al suo essere. Eppure è proprio dai busti che è possibile avere un'idea più precisa del vero aspetto di Maria Antonietta.

Qui in basso i due busti realizzati dalla scultrice:

Busto di Maria Antonietta a Versailles, rubato nel 2002

Busto di Maria Antonietta al Tempio, museo d'Orseay

Copie leggermente differenti, esposte al Museo d'Arte e Storia di Friburgo:








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