domenica 13 settembre 2015

Illustri ascendenze

Pochi sanno che nelle vene di Maria Antonietta scorreva sangue italiano e che tra i suoi antenati si annoverano le donne più illustri del Rinascimento: Lucrezia Borgia, Isabella d'Este e Caterina Sforza. Tre lontane "nonne" dai destini intrecciati e che in qualche modo trasmisero a Maria Antonietta alcune loro caratteristiche: Lucrezia la bellezza e la grazia (curioso l'analogo destino di donna calunniata), Isabella il senso dell'estetica, l'eleganza e l'amore per l'arte, Caterina il grande coraggio, l'interesse per la cosmesi e l'ossessione di mantenersi sempre giovane e bella, testimoniato dalle sue "ricette di bellezza" (circa 84). 

Qui in basso i ritratti delle tre illustri madonne del Rinascimento e accanto i relativi alberi genealogici della loro discendenza, i cui rami convergono tutti nel ramo dei Lorena, cui Maria Antonietta apparteneva per parte paterna:

Lucrezia Borgia in un ritratto
del Pinturicchio




Dal matrimonio di Lucrezia con il suo terzo marito, Alfonso I
d'Este, discende Maria Antonietta. 



















Isabella d'Este in un disegno
preparatorio di Leonardo
Dal matrimonio di Isabella con Francesco II Gonzaga
discende Maria Antonietta














Caterina Sforza in un presunto ritratto di
Lorenzo di Credi
Dal terzo matrimonio di Caterina con
Giovanni de' Medici discende Maria Antonietta.
Il figlio di Caterina, conosciuto come
Giovanni dalle Bande Nere, fu uno dei più
grandi condottieri del Cinquecento.





giovedì 10 settembre 2015

Erz. Herzogin. Antonia

Maria Antonietta a 13 anni -
 Franz Xaver Wagenschön (1769)
Kunsthistoriches Museum, Vienna
Questo bellissimo dipinto che rappresenta Maria Antonietta all'età di 13 anni, fu realizzato da Franz Xaver Wagenschön, un pittore boemo specializzato in soggetti religiosi che fu ritrattista e decoratore, per un certo periodo, alla corte di Maria Teresa. 

Maria Antonietta è seduta al clavicembalo e sembra aver interrotto il suo esercizio per lanciare un breve sguardo al ritrattista. Vestita di un abito di seta azzurra "à la française", decorato di perle e guarnito di pelliccia, e di "engageantes" (ornamenti in pizzo e merletto a cascata che decoravano le maniche degli abiti), l'arciduchessa porta un'acconciatura particolare, ideata da un friseur parigino, inviato a Vienna su richiesta di Maria Teresa perché rimediasse al disastro che la contessa Brandeiss, l'aia di Maria Antonietta, aveva procurato con una grossa fascia, stempiando la già alta fronte dell'arciduchessa. 

Il principe Starhemberg si era rivolto al suo successore a Parigi, il conte Mercy, chiedendogli di mandare alla corte di Vienna un abile parrucchiere. L'imperatrice, scriveva Starhemberg, "si illude che un uomo eccellente nel suo mestiere riesca a correggere, o per lo meno a nascondere, questo piccolo difetto o con un particolare taglio o con l'impiego di qualche rimedio innocuo studiato per favorire la crescita dei capelli di cui la fronte è rimasta sguarnita, o magari, in breve, con la pena che si darà per acconciare il tutto in modo che si addica al viso".

A tavola con Maria Antonietta

Maria Antonietta al pranzo di nozze della sorella
Maria Cristina, seduta tra il principe Clemente di Sassonia e
la sorella Maria Amalia
Trovandoci in periodo di Expo oggi affronteremo le abitudini alimentari di Maria Antonietta e il suo rapporto con il cibo.
Dalle Memorie di Madame Campan si evince che la regina mangiava poco o nulla. Generalmente consumava arrosto, carne bollita e pesce, e beveva solo acqua della città di Avray (con una punta di zucchero). Era inoltre praticamente astemia.

Per rinforzarsi beveva latte d'asina o latte di mucca mescolato all'acqua d'orzo o un po' di latte accompagnato da decozioni di lattuga. Come merenda amava bere del latte accompagnato dalle fragole del suo orto al Petit Trianon. Le uniche cose cui era particolarmente affezionata erano la cioccolata che aromatizzava con una stecca di vaniglia, il caffè del mattino, e una sorta di pane cui era abituata fin da bambina: il Croissant.
La leggenda narra che il croissant fu inventato a Vienna per celebrare la vittoria contro gli eserciti turchi in seguito ad un curioso episodio: per entrare nella città di Vienna, i turchi avevano aperto un tunnel sotto le mura. Fortunatamente alcuni fornai al lavoro nel bel mezzo della notte udirono i suoni degli scavi e diedero subito l'allarme sventando in questo modo l'attacco nemico. Non sappiamo quanto sia vera questa storia ma di certo il croissant ha una forma di mezzaluna, simbolo dell'Islam, presente sulle bandiere turche. Il nuovo pane divenne presto popolare a Vienna e prese subito il nome di 'Kipfel', mezzaluna. Quando Maria Antonietta arrivò in Francia nel 1770, alcuni fornai parigini realizzarono in suo onore dei kipfels presto francesizzati in 'croissant'. Ancora oggi il croissant è chiamato 'pane viennese'.


martedì 21 luglio 2015

Giuseppe II

Giuseppe bambino nel costume
tradizionale ungherese
Il futuro imperatore Giuseppe II, fratello maggiore di Maria Antonietta, nacque alla Hofburg di Vienna il 13 marzo 1741. "Per avere un figlio maschio, bisogna pregare San Giuseppe". Così consigliava a suo tempo la nonna paterna dell'imperatrice Maria Teresa che, infatti, aveva chiamato Giuseppe il suo primogenito.

Così il tanto atteso erede maschio fu battezzato con i nomi di Giuseppe Benedetto Augusto Giovanni Antonio Michele Adamo Davide. 

In quanto erede al trono, Maria Teresa si era preoccupata di curare accuratamente la sua educazione ma, come spesso accade, tanta sollecitudine aveva provocato nel ragazzo l’effetto contrario. Giuseppe fu, fin da giovanissimo, un contestatore ante litteram. “Il mio Giuseppe non sa obbedire” si lamentava la madre. 

I gesuiti, suoi precettori, avevano fatto di lui un furioso anticlericale. Quando scoprì Voltaire se ne ubriacò e quando scoprì che il filosofo era intimo amico di Federico il Grande, divenne anche lui grande ammiratore del sovrano, malgrado questi fosse nemico numero uno degli Asburgo e sua madre lo detestasse definendolo l’anticristo. Non ebbe pace finchè non andò di persona ad esternare a Federico la propria ammirazione. “Che vi siate scelto per modello Federico, non vi fa onore. Questo conquistatore non è mai riuscito a conquistarsi un amico. E che vita è, una vita senza calore umano?” scrisse Maria Teresa al figlio.

martedì 7 luglio 2015

La chemise à la Reine - Genesi di un nuovo stile

Madame Vigée Le Brun in un autoritratto
Nel 1783 Elisabeth Vigée Lebrun è a Versailles per ritrarre Maria Antonietta. Un pomeriggio la regina invita la sua pittrice a seguirla, e la porta in un padiglione trasformato in pinacoteca dove sono conservati dei quadri: una parte del patrimonio artistico dei re di Francia. La pittrice così scrive nelle sue Memorie, edite nel 1842:

"Quello stesso pomeriggio la regina scese ma non volle posare, volle che la seguissi in un padiglione dove, mi disse, erano conservati molti dipinti: voleva mostrarmene uno in particolare. Fu così che ci trovammo di fronte al dipinto di Leonardo, di fronte al ritratto di quella sconosciuta signora fiorentina che il pittore italiano aveva affidato al re di Francia (si tratta del re di Francia Francesco I). Rimanemmo a lungo in silenzio a osservare quella straordinaria figura, come per capire chi e che cosa avevamo davanti, ma quella cinquecentesca signora fiorentina ci irrideva con il suo sorriso, ammaliante, e pieno di mistero. Ci domandammo se fosse una modella ritratta per passione oppure se fosse una sposa raffigurata per commissione. Civettammo sul fatto che, una sposa, si presentasse alla sua glorificazione raffigurativa senza insegne della sua dignità: senza anello, senza gioielli, esposta a quell’abisso che stava alle sue spalle. Questo ritratto, dicemmo, dovette forse causare uno scandalo quando fu esposto al giudizio dei committenti, al giudizio del marito.

venerdì 3 luglio 2015

Una mattinata con la regina

Questo "guazzo" su carta del 1775, oggi al museo di Versailles e che rappresenta Maria Antonietta, giovane regina di vent'anni, è opera del pittore Jean-Baptiste Gauthier-Dagoty.
Al suo arrivo in Francia, Dagoty, figlio di un incisore, prese presto servizio a corte entrando nelle simpatie della giovane regina. "La sua arte era scarsa, ma la veridicità del suo pennello era estrema". In parole povere non era tanto la somiglianza e la veridicità dei volti ad impressionare, quanto il modo che il pittore aveva di ricreare costumi, ambienti e atteggiamenti.

La scena è in gran parte ricostruita ma rimane egualmente preziosa, a testimonianza di uno stile di vita e del vecchio regime ormai al tramonto.

Maria Antonietta occupa il centro della tela, la protagonista è lei. Indossa una semplice veste da camera e intrattiene la sua piccola corte suonando l'arpa, lo strumento amato fin dall'infanzia. 

La regina amava feste e divertimenti e aveva l'abitudine di dare molti concerti, soprattutto nei giardini di Versailles o nei suoi appartamenti privati. Nel gennaio del 1773 l'allora Delfina scriveva alla madre: "Nonostante i piaceri del Carnevale, sono sempre fedele alla mia cara arpa e mi accorgo che sto facendo progressi". L'imperatrice, conoscendo la patologica pigrizia della figlia, la incoraggiava a distanza a proseguire gli studi musicali e il 3 marzo dello stesso anno le scriveva: "Vi mando un pezzo per arpa; ditemi se è possibile eseguirla o meno...".