lunedì 1 febbraio 2016

Biancheria intima

Una nobildonna viene aiutata dalle sue cameriere ad
indossare la biancheria intima. Dipinto ottocentesco
di Joseph Caraud, 1892 
La biancheria intima di una signora del Settecento era molto diversa da quella attuale. Le dame, sotto gli abiti, indossavano la camicia lunga, le calze e il bustino. Le mutande, come indumento intimo, ebbero una certa diffusione in Italia nel XVI secolo e furono importate in Francia da Caterina de' Medici; ma questo capo di biancheria non era ben visto e le dame non lo usavano volentieri, in quanto ritenuto indumento da donna di facili costumi.
In "quei giorni lì" venivano utilizzate pezze di lino con fori alle estremità che venivano fissate per mezzo di lacci stretti in vita. (1)

Nell'agosto 1771 è registrata un'avventura tragicomica che ebbe per protagonista l'allora Delfina che un giorno, facendo delle passeggiate a cavallo, ruzzolò dal suo destriero: "La capriola di Sua Altezza Reale è stata tale, mi hanno detto i felici testimoni oculari, che il più prezioso dei "tesori" della futura sovrana si è ritrovato completamente scoperto". Dopo questo piccolo incidente la Delfina prese l'abitudine di cavalcare con un pantalone sotto la gonna destando ovviamente scandalo anche perché preferiva cavalcare alla uomo e non all'amazzone. Ad ogni modo, da questo episodio, si evince che la regina non indossava mutande. In effetti i mutandoni furono introdotti da Maria Luisa (pronipote di Maria Antonietta e seconda moglie di Napoleone) agli inizi dell'Ottocento quando, durante una visita ad una fregata della flotta francese, le raffiche di vento misero in mostra le sue gambe (e probabilmente non solo quelle). Nell'Ottocento, durante il Secondo Impero, in Francia le mutande caddero di nuovo in disuso. Un famoso aneddoto racconta che Vittorio Emanuele II, la prima volta che incontrò l'imperatrice Eugenia, le abbia domandato "Ma è vero che le dame francesi non portano le mutande?" (domanda da cui si intuisce che le signore in Italia le portavano).

La camicia era il primo capo di biancheria che veniva indossato sotto il corsetto. Poteva essere scollata e a maniche corte, lunga al massimo fino al polpaccio. Alla camicia veniva data la massima importanza anche durante la cerimonia del risveglio dei sovrani, essendo la prima cosa che veniva a contatto con la pelle.

La camicia che la regina indossava durante la sua prigionia
Museo Carnavalet
Una calza appartenuta a Maria Antonietta - foto del 1946
Collezione Privata
Al posto del reggiseno, entrato in auge nel Novecento anche se già conosciuto nell'antichità, come dimostrano i mosaici delle fanciulle in bikini del III-IV secolo presso la Villa del Casale di Piazza Armerina, c'era il busto o corsetto. Esso faceva parte del normale guardaroba di una donna del XVIII secolo e perfino le donne incinte erano costrette ad indossarlo, anche se in questo caso presentava dei legacci laterali che potevano essere allentati per non negare spazio al nascituro. 

Oggi il corsetto ha assunto più che altro il ruolo di strumento di seduzione ma all'epoca era indossato per ben altre funzioni. Le bambine erano obbligate sin dalla più tenera a portarlo poiché si riteneva che le aiutasse ad adottare una bella postura. Bella postura a parte, i busti indubbiamente modellavano e plasmavano il corpo di una donna, specie se allacciati troppo stretti. Il corpo di una donna del XVIII secolo era diverso da quello delle donne attuali, non più obbligate dalla moda a mettere il busto e ad avere un vitino da vespa. Maria Antonietta aveva un giro vita di 58 cm di circonferenza, una misura che contrastava con il suo abbondante seno ma che rispondeva a perfezione alla moda di allora che prevedeva il canone della "donna a clessidra".

Le differenze tra una cassa toracica normale e una cassa toracica sottoposta al busto troppo stretto

Qui in basso il busto di Maria Antonietta esposto al Musée Galliera a Parigi:





Un busto della collezione di Michèle Lorin che la regina indossava al Tempio (ringrazio per la foto Roberto Bracco):


Il corsetto riduceva il giro vita di ben 40 cm ed è ovvio che per stringerlo le donne erano aiutate dalle loro cameriere. E' altrettanto ovvio che i danni provocati dal un corsetto troppo stretto potevano essere molto imponenti: la gabbia toracica veniva ridotta e spesso le donne non riuscivano a respirare; gli organi subivano spostamenti; c'erano donne che si ritrovavano con le costole rotte o con un polmone perforato o con emorragie interne e impossibilità di digerire. Guy de Maupassant nel suo racconto fantastico "La madre dei mostri" condanna l'uso del busto troppo stretto che in alcuni casi provocava anche la nascita di poveri bambini deformi.

Le diverse tipologie di busti del XVIII secolo
Non è un caso che Maria Antonietta non sopportasse i corsetti e che da ragazzina si rifiutasse di indossarlo. Pare che in Francia i busti fossero troppo rigidi. L'imperatrice Maria Teresa scrisse allarmata alla figlia che il busto in ogni caso serviva e che non indossarlo sarebbe significato avere una cattiva postura ed essere "sciatti" e che tutto ciò non era permesso ad una futura regina di Francia. L'imperatrice a tale scopo si offrì di inviarle da Vienna alcuni corsetti realizzati con stecche meno rigide.

Con l'avvento delle idee di Jean Jacques Rousseau sul ritorno alla natura e alla semplicità, le donne di ogni classe ed estrazione sociale adottarono dei corsetti e della biancheria più morbidi e meno costrittivi nella loro struttura. Lo stesso farà la Regina con il suo seguito di dame modaiole nel suo amato Hameau, fornendo però ulteriore spunto ai libellisti dell'epoca e a suoi calunniatori che arriveranno ad accusare Maria Antonietta di andare in giro vestita da cameriera e senza biancheria intima sotto.

Qui in basso un abito da sposa degli anni '80 del XVIII secolo. La particolarità di questo abito è il corpetto. Nell'abbigliamento femminile, un corpetto indica di solito un indumento che viene portato sopra la camicia, tipico di molti costumi popolari italiani e stranieri. La sua massima diffusione si registrò tra '600 e '700.
Si è soliti confondere il corpetto con il corsetto che, a rigore, è un indumento portato sotto, come biancheria intima.


Alcuni figurini del 1786 che mostrano il corpetto:



















Note:
(1) Fino a pochi decenni fa, quando non esistevano gli assorbenti, si usavano delle pezze di lino o di cotone, che dovevano essere cambiate spesso ed accuratamente lavate. Per cui le finestre o i balconi dell'interessata erano pavesate di pezze stese ad asciugare. Così come, in occasione di feste importanti o per rendere omaggio a qualche personaggio importante si appendevano alle finestre e ai balconi stoffe preziose, è usanza ancora oggi stendere drappi per le feste patronali. Ecco perché quando una donna doveva pavesare obbligatoriamente finestre e balconi per ben altri motivi, scherzosamente si diceva: "E' arrivato il Marchese!".
Maria Antonietta e la madre chiamavano il ciclo mestruale "la Generalessa Krottendorf" che per altro era un personaggio vero, una delle dame più in vista della corte austriaca, molto ammirata. Si finì per associarla al ciclo mestruale e in una lettera alla figlia, datata 1780, Maria Teresa comunica la morte della Generalessa Krottendorf sperando che quell'evento potesse essere di buon auspicio per la nascita dell'erede.

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