domenica 11 giugno 2017

I capelli di Maria Antonietta

Maria Antonietta in un ritratto di Jean-Laurent Mosnier con
una tipica acconciatura piramidale
Maria Antonietta è nota soprattutto per le sue stravaganti acconciature. Nel corso degli anni la regina cambiò spesso look dettando le tendenze anche nel campo dell' hairstyle. Tuttavia prima di diventare la musa ispiratrice dei parrucchieri dell'epoca, Maria Antonietta aveva avuto dei problemi con i suoi capelli. E' noto infatti che prima di partire per la Francia venne inviato precipitosamente a Vienna un famoso parrucchiere parigino, certo Larsenneur, perchè rimediasse in qualche modo, al disastro che la governante di Maria Antonietta, la contessa Brandeiss, aveva combinato sulla chioma dell'arciduchessa. A furia di appiattirla sotto una larga fascia di cotone, e legarla strettamente dietro la nuca, la chioma era diventata floscia e snervata, mentre la fronte si era alzata di mezzo palmo.

Il principe Starhemberg scriveva:

  "L'imperatrice si illude che un uomo eccellente nel suo mestiere riesca a correggere, o per lo meno a nascondere, questo piccolo difetto o con un particolare taglio o con l'impiego di qualche rimedio innocuo studiato per favorire la crescita dei capelli di cui la fronte è rimasta sguarnita, o magari, in breve, con la pena che si darà per acconciare il tutto in modo che si addica al viso".

Larsenneur aveva servito la moglie di Starhemberg quando il principe dimorava a Parigi; non era un parrucchiere brillante ma si dimostrò adeguato al compito escogitando una pettinatura "semplice e decorosa", con i capelli tutti all'indietro, gonfi ai lati e rialzati sulla sommita del capo. Maria Teresa si disse soddisfatta ma un po' meno lo fu Maria Antonietta che essendo una ragazzina non ebbe il coraggio di obiettare. Si limitò solo, quando non era vista, a tirare i capelli più avanti, creando lei stessa una linea più aggraziata e sbarazzina che le dava un aspetto meno tirato e meno adulto.

Maria Antonietta nel ritratto ufficiale eseguito da Ducreux per Luigi XV. Si può notare l'acconciatura tipica di quegli anni, detta "tête de mouton" ("testa di pecora"). I capelli venivano divisi in ciocche, quindi arricciati in senso perpendicolare alla fronte. Si procedeva da un lato all'altro della testa fino a coprire completamente la testa di ciocche arricciate. Per valorizzare l'acconciatura, dopo la cipria, si applicavano i cosiddetti "pompon" (da non confodersi con le palline decorative di tessuto); nel caso specifico per pompon si intendevano gli ornamenti da applicare tra i capelli: piccoli nastri, perle, gioielli e fiori, fronzoli particolarmente amati da Madame de Pompadour, di qui il nome "pompon" che ricordava per assonanza il nome della marchesa.
Dalle memorie di Léonard, che ebbe modo di conoscere Maria Antonietta quando era ancora una delfina, si apprende che: "La figlia di Maria Teresa, i cui capelli allora erano di un biondo cenere, mi parve pettinata malissimo". Il divin parrucchiere bazzicava a corte perché vantava tra le sue clienti la stessa Madame Du Barry e la marchesa di Langeac, dama di compagnia di Maria Antonietta. Pochi anni più tardi Léonard divenne il parrucchiere personale di sua maestà. 

Presunto ritratto di Léonard
Nel libro "Marie Antoinette, la mal-aimée" di Hortense Dufour" si può leggere:
"Mlle Bertin comprende perfettamente che deve entrare nelle grazie del parrucchiere Léonard. Armonizza quindi i suoi abiti con i pouf del fisionomista che prende il suo ruolo con estrema serietà. "Lavoravo con il pettine e lo spirito" dirà verso la fine della vita, nominandosi pomposamente "accademico delle pettinature e della moda". Influenzato da Mlle Bertin, Léonard si getta con entusiasmo nella creazione di pouf sempre più stravaganti, edifici monumentali che raggiungeranno l'apogeo nel 1775. Léonard mette sulla testa della sovrana e delle sue dame una struttura di crine e garza sulla quale rialza e impomata tutta la capigliatura. La incipria con amido misto a essenze odorose, poi Lèonard, in cima ad una scala, aggiunge dei ricci posticci, boccoli e trecce [...] Ogni pretesto è buono per nuove stravaganti creazioni. Dopo la vaccinazione dei principi, nasce il "pouf de l'inoculation", composto da un sole nascente (il re) che rischiara un ulivo sul quale si attorciglia un serpente minacciato da una clava perduta tra i fiori, architettura che simboleggia il trionfo della scienza sulla malattia. I nastri sono a macchie per evocare le pustole del vaiolo. Mlle Bertin fa di ogni novità un pouf. Si vedono dame sfoggiare "le pouf de la rentée du parlements". Ci si innamora del "pouf du sentiment" che si adatta a tutte le interpretazioni sentimentali. Le dame espongono i ritratti dei propri amanti, figli, amici, cani, amati defunti.
La duchessa di Lauzun comparve un giorno al salone di Mme du Deffand con un completo paesaggio di caccia, un cacciatore che puntava delle anatre in un lago d'argento. Si incrociano dame con mulini in testa, ci sono poi alcuni pouf con scenette esilaranti: presso un mulino la moglie del mugnaio si fa sedurre dall'abate galante. Si legge "Felicia ou Mes fredaines" del cavaliere André Robert de Nerciat e i pouf diventano letterari. Si diffonde l'uso di fiori finti. Il parrucchiere Beaulard, rivale di Léonard, inventa la pettinatura meccanica: si preme una molla e appare un uccellino o sboccia improvvisamente una rosa. Grazie a questi marchingegni nascosti tra i boccoli le dame azionano secondo il loro gusto questi ornamenti. Questo tipo di pettinatura, detto "à la grand-mère" fu inventato per non turbare le vecchie dame: ci si presenta alle vecchie duchesse con una pettinatura bassa, e in un sol colpo, non appena la signora si allontana, si può ristabilire la giusta altezza e la fantasiosa stravaganza. Ma queste eccentricità non bastano alla regina. A questi monumenti vanno aggiunti enormi cappelli, secondo la moda inglese, enormi costruzioni di tulle e seta , su un'armatura di metallo, ornate da piume, fiocchi e nastri...."


Statuetta satirica - Museo di Amsterdam - Foto di Valeria Paglino
Sempre Léonard racconta nelle sue Memorie che: "Sorse un nuovo oggetto d'interesse fra il pubblico, e cioè la famosa cometa del 1773. Ma lo sfruttamento della cometa fu opera mia, poichè mi proposi di adottarla come tema di una nuova acconciatura. Ne parlai a Maria Antonietta , che ne fu subito entusiasta; ma io le feci notare che sarebbe stato più prudente fare i primi esperimenti sopra una testa meno illustre. Ma la Delfina si ostinò e io dovetti provarle la nuova pettinatura, che si componeva di un miscuglio confuso di riccioli di capelli e nastri color del fuoco, che producevano uno strano effetto che piacque alla Principessa. Ella volle, la sera stessa, mostrare in pubblico il mio capolavoro, ed io giuro che nessuno si sarebbe accorto che vi fosse alcun rapporto fra quella pettinatura e la cometa, se io non avessi avuto cura di far correre nella sala la voce che si trattava di una "acconciatura alla cometa". 
In quei giorni si videro delle stoffe, dei nastri, dei ventagli, dei dolciumi che traevano ispirazione dalla cometa. Vi fu perfino un editore che , ricordandosi di avere nei magazzini tremila esemplari del libro "La Comete" di Dorat, si mise d'accordo con un pasticciere che vendeva delle" torte alla cometa" perchè vendesse insieme torte e libri. In seguito a questa combinazione le torte aumentarono di 10 soldi e furono chiamate "paste poetiche alla cometa". In sei settimane furono vendute 6.000 esemplari dell'indigesto libro di Doret. Luigi XV e la favorita si divertivano molto alle vicende delle paste poetiche..."

Maria Antonietta a 13 anni nel famoso ritratto alla spinetta.
Come si può notare i capelli dell'arciduchessa erano molto lunghi
In seguito alla nascita di Madame Royale, Maria Antonietta dovette tagliare i capelli corti, avendone persi molti durante i mesi di gravidanza; Leonard si recò da lei per acconciarle la chioma in modo da favorirne la ricrescita e rimediare ai danni degli ultimi mesi. 
Va comunque aggiunto che, oltre alla gravidanza, fatali dovettero essere per la chioma della regina, le complicate acconciature di Leonard: i capelli venivano avvolti in rotoli di carta, arricciati con ferri caldissimi, inumiditi con succo di ortica, pettinati e infine incipriati con una mistura nutriente a base di radici di rosa, legno d'aloe, corallo rosso, ambra, fagioli e muschio. Per non parlare poi dei posticci.
Il cuoio capelluto, soggetto ad inevitabile prurito e sudore, sotto quel pesante carico doveva essere protetto con pomate. Ma le pomate, essendo composte di materie organiche, diventavano rancide.
Le acconciature dell'epoca provocavano afflusso di sangue al capo, mal di testa, mal di denti, affaticamento della vista ed erisipela (che infatti la regina ebbe) e i capelli cadevano.

Maria Antonietta in una miniatura di Peter-Adolf Hall con una
tipica pettinatura "à l'enfant" - The Walters Art Museum
Baltimora
Nacque così una pettinatura morbida e cotonata visibile in tanti ritratti della regina. A partire dal 1780, infatti, non si usarono più le altissime pettinature piramidali con fiori, oggetti e piume. Questa nuova tendenza venne battezzata "coiffeur à l'enfant", proprio per via del fatto che Maria Antonietta l'aveva lanciata dopo la nascita della figlia.
D'altra parte per le acconciature piramidali del periodo 1774-1778 la base fondamentale per l'ottima riuscita dell'opera era la lunghezza del capello, che doveva coprire il più possibile il castelletto (una sorta di impalcatura metallica ricoperta di garza, lana, crini e simili). Sulla parte alta dell'acconciatura, per "chiuderla", si ricorreva a posticci nonché al vero e proprio pouf fatto di stoffe e decorazioni ( trecce e boccoli in linea di massima erano posticci). 

Con l'avvento della pettinatura "à l'enfant", lanciata da Maria Antonietta, anche i cropricapi subirono un'evoluzione. La pettinatura estesa più in larghezza che in altezza, era molto più adatta all'uso dei cappelli. Si verificò quindi un esplodere di fogge sempre più varie ed eccentriche. Molto di moda tra le signore, erano i copricapi a cilindro, tipicamente inglesi.
Quella del cappellaio era una professione non molto salutare. Per creare un cappello, infatti, venivano impiegate sostanze altamente nocive per l'organismo, tra cui mercurio, arsenico, antimonio e malachite. A lungo andare il contatto con queste sostanze poteva portare a stati di eretismo e addirittura di follia. Soprattutto nel Settecento si verificarono diversi casi in Inghilterra, patria del cappello a cilindro; di qui il mito del Cappellaio Matto che ispirò Lewis Carrol per l'omonimo personaggio.

Copricapo "à la Tarare" di moda negli anni '80 e '90 del Settecento (Jean-Laurent Mosnier, 1790 - Ritratto di signora).

La morte della principessina Sofia Elena Beatrice e del primo delfino Luigi Giuseppe, furono sicuramente alla base del declino fisico della regina. Lo stress accumulato, con le giornate del 5-6 ottobre, Varennes e l'assalto alle Tuileries, fece il resto e anche i capelli ne risentirono terribilmente. André Castelot scrive nella sua biografia che al ritorno alle Tuileries, dopo l'incubo di Varennes durato cinque giorni, la regina scoprì che i suoi capelli biondo cinerini erano diventati bianchi come quelli di una donna di sessanta. Questa sindrome, definita in medicina "Sindrome di Maria Antonietta" è altrimenti nota con il nome di "alopecia areata": a causa di un forte stress o di una forte paura, molti capelli pigmentati possono cadere in maniera repentina mentre i capelli bianchi già esistenti sono gli unici a non cadere, in questo modo si ha l'impressione di avere improvvisamente i capelli bianchi.



Già due anni prima, Georgiana duchessa di Devonshire, in una lettera del giugno 1789, raccontava a sua madre di avere trovato la regina irriconoscibile: "La trovai tristemente cambiata, con la pancia molto ingrossata e quasi più capelli, ma sempre tuttavia di uno straordinario éclat." Ricordiamo infatti che Maria Antonietta aveva avuto l'erisipela che le aveva provocato la perdita di diversi capelli e anche gonfiore alle caviglie, in concomitanza con lo stress del parto di Madame Royale, e la meravigliosa chioma bionda non si era più del tutto ripresa. Anche se Léonard riusciva con le sue magie a mascherare le magagne della chioma reale, con il passare del tempo il problema divenne sempre più evidente soprattutto con la comparsa dei primi capelli bianchi che aumentarono in relazione al forte stress della regina.

Maria Antonietta in un ritratto di Kucharki. La regina è qui ritratta prigioniera e in gramaglie.
Come si può notare il declino fisico, nonostante non avesse ancora compiuto 38 anni, è molto evidente.
I 70 giorni trascorsi alla Conciergerie, ci dice Zweig, fecero di Maria Antonietta una donna vecchia e malaticcia.
I capelli, che forse conservavano ancora qualcosa del loro antico colore quando la regina si trovava al Tempio, divennero completamente bianchi in quella cella umida e buia. Abbiamo così, come estrema immagine della sovrana l'ultimo suo ritratto tracciato da David che mostra Maria Antonietta sulla carretta dei condannati, completamente irriconoscibile e con i capelli tagliati male dalle forbici del boia. 

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