lunedì 1 giugno 2015

L'aspetto fisico di Maria Antonietta

Maria Antonietta in un ritratto di Drouais - Hotel Bristol
Una domanda sorge tra tutte spontanea: che aspetto aveva Maria Antonietta?

Possediamo diverse testimonianze coeve che sono tutte più o meno unanimi nell'affermare che la regina, più che dotata di una perfetta bellezza, possedesse qualcosa di più impalpabile ma non per questo meno evidente, ciò che oggi definiremmo "allure". Come scrive Zweig nella sua celebre biografia, Maria Antonietta era "delicata, snella, graziosa, brillante, civettuola.... la dea del Rococò, il tipo esemplare della moda e del gusto dominanti.... un fascino troppo fugace e raffinato perché lo si possa del tutto indovinare attraverso i ritratti".

Gervaso più sinteticamente scrive: "La figlia dell'imperatrice era una ragazza piacente ma non bella".
Maria Antonietta aveva diversi difetti, inutile negarlo, ma non per questo risultava essere meno interessante.

Una forte miopia e uno strabismo di Venere, rendevano il suo sguardo dolce e sognante, il colore dei suoi occhi era di una tonalità azzurra ereditata dalla madre, un celeste ribattezzato "azzurro imperiale" in onore dell'imperatrice. Aveva le sopracciglia arcuate e la fossetta sul mento, eredità di suo padre. Una spalla era leggermente più alta dell'altra, in parole povere aveva la scoliosi, un difetto comune a molti adolescenti e che all'epoca veniva raddrizzato con l'utilizzo dei busti fin dalla più tenera età. Sappiamo che Maria Antonietta in Francia, si rifiutò per un certo periodo di indossarne uno, probabilmente perché voleva sentirsi più libera e sbarazzina come una qualsiasi adolescente. Dovette intervenire la madre da Vienna per convincerla a cambiare idea.

Castelot, suo grande biografo, scrive: "Osservandone i ritratti possiamo renderci conto dei difetti di quel volto, nondimeno tanto attraente: una fronte troppo spaziosa, un naso un po' grosso, occhi da miope, mento pesante. Con gli anni, il famoso labbro austriaco si è accentuato: labbro borgognone sarebbe più esatto dire, giacché il primo a inalberarlo fu Carlo il Temerario. Ma ciò che sfigurerebbe un altro viso, qui non si nota nemmeno. Non si vede che quella smagliante carnagione di bionda, quella pelle incomparabilmente vellutata, quel collo greco, quella vita lunga, quel seno un po' pesante, forse, ma bello, quel corpo che si indovina fatto per l'amore".

Castelot parla di labbro borgognone, forse ricordando la descrizione dell'anziano cardinale de Rohan, mandato a Vienna perché desse un giudizio di prima mano sullo sviluppo fisico di Maria Antonietta: "L'Arciduchessa/Delfina ha misure proporzionate per la sua età, snella senza essere scarna o sgraziata, è una giovinetta non ancora sbocciata. E' perfettamente ben fatta e tutti i suoi movimenti sono aggraziati. I suoi capelli di un biondo puro non hanno il benché minimo accenno di riflesso, né sono tendenti al rosso. Essi sono ben piantati ma si teme che la fronte sia stempiata. Ciò è dovuto all'abitudine della governante che amava vedere la fronte libera dai capelli, e che stringendo la fronte della principessa con una fascia di lana, ha diradato i capelli all'attaccatura. Ha quindi la fronte leggermente alta, ma molto bella. La forma del suo volto è di un ovale perfetto, le sopracciglia sono folte come possono esserlo in una persona bionda, e un tantino più scure dei capelli, le ciglia sono di incantevole lunghezza. I suoi occhi sono blu senza essere tenui, e ti osservano con una vivacità piena di spirito. Il naso è aquilino, troppo affilato forse, ma il risultato dà un'impressione di delicatezza e distinzione, credo. Ha una bocca piccola, scarlatta come una ciliegia, le labbra sono piene, specialmente quello inferiore, che è, com'è noto, il tratto distintivo della Casa di Borgogna. Non è forse incredibile che questo (il labbro) sia stato tramandato ai giorni nostri da generazioni, dalla Duchessa Maria la Grande, vale a dire da trecento anni? E' questo è solo la minima parte del suo retaggio. Ah! Luigi XI, che cosa hai fatto! 
La morbidezza della sua pelle è prodigiosa e il suo candore abbagliante; ha colori naturali e ben distribuiti che la dispenseranno dall'uso del rossetto. Il suo portamento è quello di una persona che sa di essere la figlia dei Cesari. Il suo volto assume diverse espressioni ma è sempre fiero. La dignità naturale è temperata dalla sua naturale dolcezza e dalla semplicità della sua educazione. Non credo che i francesi possano rifiutarsi, vedendola, di provare un sentimento di affetto misto a profondo rispetto."
In realtà pare che l'antenato che trasmise la famosa bazza asburgica fosse una donna, Cimburga di Masovia, una nobildonna polacca.
Il difetto riguardava la mandibola, più sporgente rispetto alla mascella, insomma ciò che si dice prognatismo. In alcuni Asburgo il difetto era molto evidente ma in Maria Antonietta non più di tanto anche perché a Vienna, prima di partire per la Francia, portò per un periodo di tre mesi un apparecchio per i denti atto a raddrizzarle, non solo i denti, ma per quanto possibile il prognatismo.

Maria Antonietta nelle vesti di Ebe.
Particolare del ritratto di Drouais. Chantilly -
Museo Condè
Sempre Castelot scrive: "Malgrado la fronte alta e convessa, i denti mal piantati, il naso piuttosto aquilino, il labbro inferiore che già ricade sdegnosamente, essa è adorabile. Il precettore, l'abate Vermond, pur taciturno di natura, dice di lei con entusiasmo:"Facce più belle, quanto a regolarità, se ne possono trovare; ma non credo che se ne possano trovare di più attraenti". Un altro ne porta ai sette cieli la seta dei biondi capelli, va in estasi davanti agli 'occhi azzurri senza essere scipiti', ammira soprattutto il 'collo greco' e il 'puro ovale del volto'. Uno straniero, comunque, è inglese per la verità, trova che quell'ovale è 'troppo oblungo', che quegli occhi 'troppo accesi'. Ma c'è un particolare sul quale a Vienna sono tutti pienamente d'accordo, un particolare che un domani entusiasmerà Versailles: la perlacea bianchezza della carnagione di Madama Antonia; una carnagione 'abbagliante', dirà qualcuno. Un discepolo di La Tour, Ducreux, l'anno prima era stato a Vienna a dipingerne il ritratto, aveva afferrato nel suo giovane modello quel modo già fiero di portare la testa, 'attaccata in modo che ogni movimento abbia nobiltà'. Il quadro lascia diggià presagire la grazia nel contegno, che un giorno diventerà il celebre portamento da regina di Maria Antonietta".

Insomma la regina possedeva una aura di leggiadria dovuta alla grazia e all'inimitabile gentilezza dei suoi atteggiamenti più che una bellezza nel senso stretto del termine.

"Non si hanno occhi che per la Regina" - scrisse Horace Walpole - "Le Ebe e le Flora, le Elene e le Grazie non sono che donne di strada in suo confronto. Che segga o che stia in piedi, è la statua della bellezza. Quando si muove è la personificazione della grazia. Indossava un abito d'argento inghirlandato di rose, pochi diamanti e piume sul capo. Non notai altre signore, ma forse perché la Regina con la sua bellezza le eclissava tutte." 

E ancora Madame Vigée Le Brun, sua pittrice, che ebbe modo di osservarla a lungo: "Era allora in tutto il fulgore della gioventù e della bellezza. Maria Antonietta era alta, meravigliosamente ben fatta, piuttosto robusta senza esserlo eccessivamente.
Le braccia erano superbe, le mani piccole, perfette di forma, e i piedi incantevoli.
Era la donna di Francia che camminava meglio, reggendo la testa molto alta, con una maestà che dava a riconoscere la sovrana in mezzo a tutta la sua corte.
Le sue fattezze non erano per nulla regolari; aveva ereditato dalla famiglia quell'ovale lungo e stretto particolare alla nazione austriaca.
Ma la cosa più notevole del viso ero lo splendore del colorito.
Non ne ho mai veduti di così splendenti, e splendente è la vera parola; la pelle era infatti così trasparente che non assumeva ombre.
Non mi riusciva, pertanto, di rendere l'effetto a piacer mio: per dipingere quella freschezza, quei toni così fini non appartenenti che a quell'incantevole volto e che non ho mai riscontrato in nessun'altra donna, mi mancavano i colori".


Ritratto attribuito a Jean-Laurent Mosnier
Il paggio du Tilly, che trovava la regina antipatica, così si esprimeva descrivendola: "Aveva qualcosa che su un trono vale meglio di una bellezza perfetta: il portamento di una sovrana [...] Aveva occhi che non erano belli ma capaci di ogni espressione, la benevolenza o l’avversione si dipingevano in quello sguardo più singolarmente di quanto abbia mai visto in altre. Non sono sicuro che quel naso fosse adatto al suo viso. La bocca era decisamente brutta, quel labbro, sporgente e qualche volta cadente è stato citato come qualcosa che dava alla sua fisionomia un’aria nobile e distinta, non sarebbe potuto servire che a manifestare collera e indignazione che non sono l’espressione abituale della bellezza. La sua pelle era ammirabile, le spalle e il collo altrettanto, il petto era troppo pieno e la figura avrebbe potuto essere più elegante, non ho mai più visto delle mani e delle braccia altrettanto belle. Aveva due modi di camminare: uno fermo, un po’ affrettato e sempre nobile; l’altro più molle e bilanciato, direi più molle e carezzevole ma per questo non ci si dimenticava di portarle rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, salutando dieci persone piegandosi una volta sola, e dando con la testa e con lo sguardo ad ognuno ciò che gli spettava: in una parola, se non mi sbaglio, come si offre una sedia alle altre donne, veniva spontaneo offrirle il trono.”

Molti contemporanei, dal conte Séneffe al giovane Camille Desmoulins, rimanevano colpiti dalla sua aria altera e dallo sguardo arrogante. "Se non fossi regina", diceva Maria Antonietta alla Vigée Le Brun, "si direbbe che ho l'aria insolente, nevvero?".
Maria Antonietta possedeva qualcosa che per un trono valeva più di una bellezza perfetta, il portamento.

Emblematico è il racconto di François Cognel, giovane lorenese che insieme a due suoi amici visitò il Trianon nel 1789, prima che i sovrani fossero condotti a Parigi: "Nel momento in cui stavamo per uscire, ci fu annunciato l'arrivo di Maria Antonietta, e siccome non avevamo il tempo di raggiungere il cancello del giardino, la guida ci fece entrare nella stalla. La regina, che era accompagnata da una dama di Corte, se ne accomiatò e si inoltrò da sola in direzione della latteria.
Indossava una semplice veste di lino, un fazzolettone e una cuffia di merletto: sotto quei modesti abiti, ella pareva ancora più maestosa che nel grande costume in cui l'avevamo vista a Versailles.
Ha un modo di camminare tutto speciale; i suoi passi non si distinguono, scivola, ecco, con impareggiabile grazia; rialza molto fieramente la testa, quando, come in quel momento in cui non la vedevamo, ritiene d'esser sola.
Passò vicinissima al luogo in cui eravamo, e noi avemmo, tutti e tre, come l'impulso di piegare le ginocchia nel momento in cui passava...".


Le misure della regina nel livre journal di Mme Eloffe
La sua andatura fu sempre leggera e carezzante, nonostante con la maturità avesse assunto delle forme generose. Sappiamo dalla sua sarta, madame Eloffe, che la regina aveva un giro vita di 58/59 cm e 109 cm di giro petto. Delle misure, per i canoni d'oggi, un po' ridicole ma che si addicevano a meraviglia alla moda di allora.

La reale struttura fisica della regina ha sempre suscitato molta curiosità, specie se si fa riferimento alle singolari misure che la sua sarta ci ha lasciato. La sua statura si aggirava intorno ai 5 piedi e 6 pollici, vale a dire tra 1m e 68 cm e 1 m e 70 cm. Indossava il 36 e 1\2 di scarpa. Delle misure di tutto rispetto per una ragazza che rispecchiava perfettamente i canoni estetici del suo tempo.
Eppure da adolescente la regina era molto esile e quasi priva di seno. Questa sua " carenza" era motivo costante di cruccio, in particolare per la struttura del vestiario di Corte che richiedeva l'esposizione di un bel décolleté. L'Imperatrice Maria Teresa imputava lo scarso sviluppo fisico della figlia ad un'alimentazione a suo dire sballata. Secondo "maman", una moglie troppo magra non era appetibile per un giovane marito e ancora una volta la povera Maria Antonietta si trovò ad essere colpevolizzata per quello che era un normale ritardo nel comune processo di formazione fisica di ogni donna. Un aneddoto in proposito ricorda che seguendo le direttive dell'Imperatrice ( come sempre), la regina mandasse ogni di notte in segreto una sua femme de chambre per procurarsi in dispensa una sorta di poltiglia realizzata con uova sbattute mescolate e cognac. Questa sorta di zabaione alcolico, veniva in parte mangiato e in parte applicato sul seno. Non sapremo mai se l'intruglio funzionasse davvero, fatto sta che il seno crebbe col tempo, anche grazie ad un regime alimentare, sia pur frugale, che aveva come base il consumo del latte, che la regina assumeva volentieri accompagnando la bevanda con delle fragole. Col passare degli anni, soprattutto dopo le gravidanze, la regina mise su chili. Il  fratello Giuseppe, dopo averla rivista per la seconda volta, scrisse a Cristina che la loro sorella era diventata una "grassa ragazza tedesca".

E i capelli? di che colore erano i capelli della regina. Sotto strati di cipria, attraverso i ritratti, è impossibile capirlo. Concordi testimonianze parlano di capelli biondi ma si è discordi sulla tonalità; c'è chi parla di biondo cenere, chi di castano chiaro nella maturità, chi addirittura di "biondo fragola". Madame Du Barry la chiamava la "petite rousse", alludendo ai riflessi ramati dell'allora Delfina. Zweig parla di "chioma opulenta che passa dal biondo cenere a bagliori e riflessi rossastri". Queste affermazioni contrastano con la testimonianza dell'anziano cardinale di Rohan che definì i capelli di Maria Antonietta di un biondo puro senza il minimo riflesso, né tendenti al rosso.

Maria Antonietta in un ritratto preparatorio
di Madame Vigée Le Brun. Per questo ritratto
la pittrice richiese espressamente alla regina
di posare con i capelli sciolti, naturalmente
acconciati e senza cipria.

 
Ciocca di capelli della regina in un medaglione conservato
al museo Carnavalet











Ci sono pervenute diverse ciocche di capelli della regina, una in particolare, conservata al museo Carnavalet di Parigi, può dare un'idea del colore, molto simile ad un ritratto preparatorio eseguito dalla Le Brun, un colore definito biondo veneziano o più semplicemente "biondo Tiziano", e che fu retaggio di molte principesse di casa Asburgo.

Qui in basso Maria Anna d'Asburgo, infanta di Spagna e imperatrice consorte del Sacro Romano impero, trisavola di Maria Antonietta e Maria Leopoldina imperatrice del Brasile, pronipote della regina. Il colore dei loro capelli è molto simile a quello dei capelli di Maria Antonietta.


3 commenti: