venerdì 28 aprile 2017

Un dono per Franklin

Questa miniatura di Luigi XVI realizzata da Sicardi, fu donata dal sovrano a Benjamin Franklin, prima che questi lasciasse la Francia dopo aver svolto per otto anni la sua funzione di ambasciatore americano. Il ritratto era circondato da 408 diamanti incastonati in due anelli concentrici sormontati da una piccola corona, anch'essa di diamanti. Tornato in patria, Franklin offrì la miniatura con relativi diamanti alla nazione ma il Congresso, con il benestare di Jefferson, lasciò a lui il prezioso dono. Franklin nel testamento lasciò il ritratto e la cornice di diamanti alla figlia Sarah Bache a condizione che né lei né le sue figlie, si servissero dei diamanti per ornarsene. Questo per evitare di introdurre la costosa ed inutile moda di indossare gioielli in America.

Il ventaglio

Mademoiselle de Charolais con un ventaglio -
 1721 Charles Antoine Coypel
Il ventaglio può essere considerato l'accessorio simbolo del Settecento, uno strumento cui le dame di ogni età non rinunciavano. 

La sua origine è antichissima, già utilizzato in Cina, Mesopotamia ed Egitto, fu introdotto con particolare successo in Francia da Caterina de' Medici, anche se la forma era diversa da quella attuale e si presentava come il classico "flabello" allacciato alla cintura per mezzo di una catenella. 

La foggia che noi tutti conosciamo fu perfezionata alcuni anni dopo da un abate fiorentino, certo Flatori, che nel 1634 gli diede una forma mobile e ben più comoda, anche se tale invenzione parrebbe risalire addirittura al XII secolo in Giappone.

Parigi, sempre aperta alle arti provenienti dalla Firenze dei Medici, si appropriò da subito dell'invenzione di Flatori, aggiungendo al ventaglio degli abbellimenti che potevano stuzzicare in particolare la vanità femminile: "indorato, inargentato, incrostato, ed ora il legno di Santa Lucia, ora l'avorio furono adoperati per renderlo vieppiù elegante"

Il ventaglio divenne quindi un oggetto di lusso; poteva presentarsi in pizzo come quello adottato dalle veneziane, in pergamena traforata, in seta o in carta decorata con scene galanti, pastorali o mitologiche. Divenne quindi anche un oggetto d'arte in quanto a simili decorazioni provvedevano spesso grandi artisti come Watteau, Boucher e Fragonard.

Alexandre Roslin -  Dama vestita "à la bolognaise", 1768.
La modella di questo delizioso dipinto era Marie Suzanne Giroust, la moglie di Roslin, anch'essa pittrice.
Coprirsi il capo con un velo era tipico delle donne in molte città italiane, con qualche differenza di regione in regione.
Ancora oggi il velo è tipico di molti abiti tradizionali. A Bologna, nel Settecento, era di moda un velo nero di seta, piuttosto fitto, che andava a coprire non solo i capelli ma anche parte del viso, lasciando solo un occhio scoperto. Il velo avvolgeva le spalle e il busto, e si incrociava sul petto. Metà viso coperto, stuzzicava la curiosità degli uomini; il velo aveva quindi anche una funzione seduttiva.
Lorenzo Tiepolo - Un'elegante coppia di Madrid (1770)

domenica 23 aprile 2017

Reginetta di 20 anni...


Miniatura di Maria Antonietta - Hofburg di Vienna
Nel sito della Österreichische Nationalbibliothek questa miniatura
viene accreditata come ritratto dell'arciduchessa Maria Cristina.
Chiaramente un errore di attribuzione
Questa minatura, conservata alla Hofburg di Vienna nel Gabinetto delle Miniature, rappresenta Maria Antonietta da poco regina, in lutto per la morte di Luigi XV. Si tratta probabilmente del primo ritratto di Maria Antonietta come regina di Francia. Queste miniature venivano inviate a parenti o ad amici in via del tutto informale, e sono quindi preziose per farci un'idea di come doveva essere effettivamente la regina in quel periodo, senza le insegne del potere come appare nel ritratto di D'Agoty, e senza abiti da parata; bensì senza trucco, pochissima cipria nei capelli, con una semplice cuffia e senza gioielli.
Il suo esordio come sovrana non fu però particolarmente idilliaco con i cortigiani. Si apprende infatti dalle memorie di Madame Campan che, quando alla Muette la regina ricevette le condoglianze di tutte le dame presentate a Corte: "nessuna si credette dispensata dal rendere omaggio ai nuovi sovrani. Le più vecchie come le più giovani accorsero a presentarsi nel giorno del ricevimento generale; le cuffie nere da lutto, le vecchie teste tremolanti, le profonde riverenze unite al movimento della testa, resero, per la verità, qualche venerabile vedova un po' grottesca; ma la regina, che aveva molta dignità e rispetto per le convenienze, non commise il grave errore di perdere il contegno che doveva osservare. Lo scherzo di una dama di palazzo gliene imputò, tuttavia, a torto, la colpa. La marchesa di Clermont-Tonnerre, stanca della lunga riunione e obbligata dalla funzione della sua carica a restare in piedi dietro la regina, trovò più comodo sedersi a terra, nascondendosi dietro quella specie di enorme paravento che formavano i paniers della regina e delle dame di palazzo. Volendo attirare l'attenzione e simulare gaiezza, prese a tirare le gonne delle dame, facendo mille birichinate. Il contrasto con la puerilità del suo contegno e la serietà della cerimonia sconcertò più volte Sua Maestà; portò il ventaglio al viso per nascondere un involontario sorriso, e l'areopago delle vecchie dame decretò che la regina s'era presa gioco di tutte le persone rispettabili che si erano affrettate a renderle omaggio, che amava solo la giovinezza, che aveva mancato a tutte le convenienze e che nessuna di loro si sarebbe più presentata a Corte. Venne definita quasi da tutti "beffarda".

La moda del neo posticcio

“L’ultimo tocco della toilette di una donna è cercare e trovare la posizione per quei nei posticci a forma di cuore, di luna, di cometa, di luna crescente, di stella, di spoletta. E che attenzione a disporre graziosamente queste esche d’amore”.
Edmond e Jules de Goncourt - La donna nel XVIII secolo.



Una dama intenta ad applicarsi dei nei posticci in un
dipinto di Boucher
Il boom del neo posticcio, altrimenti chiamato "mosca" si verificò nel XVII secolo, anche se da Ovidio, nella sua "Ars amatoria" apprendiamo che le matrone romane avevano già questa abitudine, e che posizionavano il neo in diversi punti del volto, a seconda del messaggio che volevano trasmettere.

Nel Seicento il revival del neo posticcio ebbe inizialmente una funzione pratica, cioè quella di nascondere le cicatrici rilasciate dal vaiolo o le eruzione cutanee dovute alla sifilide. 

Ben presto dall'utile si passò al dilettevole e la pratica di sedurre con un neo posticcio e di lanciare messaggi con esso, tornò in auge, con gran disappunto dei mariti. Apprendiamo infatti da Maria Mancini, grande amore di Luigi XIV, che il marito, il principe Colonna, non le rivolgeva la parola se essa non toglieva i nei posticci. Tuttavia anche gli uomini adottarono questa moda. Il Lampugnani scrive che: "non solo dalle femmine, ma dai maschi ancora, i volti dei quali, soprattutto dei giovani, appariscono sovente con strana finzione anneriti e perturbati non di minuti nei, ma di grossi e ridicolosi”.

I nei posticci potevano essere in taffetà, in velluto, in seta, in morbida pelle, oppure, per le classi meno abbienti, in carta. Le forme, come riferiscono i succitati Goncourt, potevano essere delle più svariate: stelle, cuori, mezzelune, insetti ecc.


I contenitori dei nei posticci divennero presto un business; chiamati boîtes à mouches erano considerati oggetti di prestigio, una sorta di status, un po' come lo smartphone oggi. Queste piccole scatole potevano essere ovali o rotonde, in argento o in legno di rosa, oppure in avorio o in rame; venivano finemente smaltate con un colore lucido e trasparente e potevano presentare sul coperchio il ritratto di una persona amata, mentre all'interno, oltre a contenere i nei e il collante, c'era uno specchietto.

venerdì 14 aprile 2017

Jean-Baptiste Mallet


Questo dipinto realizzato con la tecnica del guazzo e con l'utilizzo di una penna a inchiostro nero fu realizzato dal pittore Jean-Baptiste Mallet. Facente parte di una collezione privata, recentemente è stato messo all'asta, stimato tra i 12.000 e i 15.000 euro, dalla casa d'aste Auction.fr. 
Era stato esposto nel 1939 al Carnavalet in occasione della mostra "La Rivoluzione Francese"; successivamente fu esposto nel 1955 in occasione del bicentenario della nascita della regina, al castello di Versailles. 

giovedì 6 aprile 2017

A cavallo...

Maria Antonietta in costume da caccia su un cavallo
 con le bardature dei nobili ungheresi della corte d'Austria - Louis-August Brun 1783.
Il 2 dicembre 1770, Maria Teresa scriveva a Maria Antonietta:

"Vengo ora al punto cui volevate precipitosamente farmi arrivare: andare a cavallo. Avete ragione a credere che non avrei mai approvato una cosa simile a quindici anni; le vostre zie, di cui mi parlate, lo hanno fatto a trena. Si tratta di Mesdames, le figlie del re, e non certamente della delfina. Trovo assai sconveniente che per il loro comodo vi abbiano indotto a tale attività con il loro esempio; mi dite tuttavia che il re lo approva, e anche il delfino, e questo mi basta: sono essi che devono impartirvi gli ordini, ed è nelle loro mani che ho consegnato la mia cara Antonietta; montare a cavallo sciupa la carnagione, alla lunga la vostra figura ne risentirà e la cosa diverrà visibile. Confesso che, se montate da uomo, cosa di cui non dubito, lo troverei anche più pericoloso oltreché dannoso per avere dei figli, ed è a questo che voi siete destinata: è con essi che consoliderete la vostra felicità. Se cavalcate al dunque all'amazzone, come me, sarebbe meno sconveniente. Gli incidenti certo sono imprevedibili; l'esempio della regina del Portogallo e di molte altre, che in seguito non hanno più potuto avere dei bambini non sono affatto rassicuranti..."

Invito all'ascolto