venerdì 4 novembre 2016

Madame Royale

"Nessuna donna nella storia
fu più inseguita dalla sventura" (Duchessa di Dino)


La nascita di Madame Royale, 19 dicembre 1778, in uno schizzo
impressionistico di Augustin de Saint-Aubin. 
Il 5 ottobre 1778 il conte di Provenza scriveva al re di Svezia:

"Voi avrete saputo il cambiamento avvenuto nella mia sorte... Molto presto e bene, io ho sempre saputo rendermi padrone di me stesso esteriormente ed ho tenuto sempre il medesimo contegno di prima, senza dimostrare una gioia, che sarebbe stata ritenuta falsa e che lo sarebbe in effetti stata, perché francamente, e voi potete facilmente crederlo, io non sentivo proprio alcuna gioia; né una tristezza, che si sarebbe potuta attribuire a debolezza d'animo. L'interno è stata più difficile a vincersi; e talvolta esso si ribella".


Con queste parole Monsieur palesava a Gustavo III la sua delusione nell'aver appreso mesi prima la gravidanza di Maria Antonietta. Dopo otto anni di matrimonio, complice soprattutto l'intervento di Giuseppe II, i sovrani avevano consumato finalmente le nozze e avevano dimostrato con questa gravidanza di essere in grado di procreare. Il conte di Provenza che in mancanza di eredi sarebbe stato l'erede al trono, vedeva in questo modo lontana la possibilità di diventare sovrano.

Maria Antonietta aveva annunciato felice al re di essere incinta con un piccolo scherzo: fingendosi imbronciata si era presentata a suo marito con queste parole: "Vengo sire a lagnarmi di un vostro suddito che ha avuto l'audacia di darmi dei calci nel ventre". A tutta prima Luigi XVI parve stupito, poi improvvisamente capì e andò ad abbracciare commosso la moglie.

Il 19 dicembre 1778 la regina avvertì le prime doglie. Il parto per una regina di Francia doveva essere, secondo la tirannica etichetta di Versailles, rigorosamente pubblico. Etichetta a parte, gli spettatori erano necessari per testimoniare l'avvenuta nascita e quindi la legittimità di un possibile erede al trono. Ma lasciamo la parola al re:


Stampa custodita presso la Bibliothèque nationale
 de France, département Estampes et photographie
"La Regina è andata a letto alla vigilia (del parto) alle undici senza avvertire nessun dolore. A mezzanotte e mezza ha cominciato a soffrire; all'una e mezza ha suonato. Sono andati a cercare madame de Lamballe e gli onori; alle tre madame de Chimay è venuta a cercarmi.

La Regina era ancora nel suo grande letto; una mezz’ora dopo si è messa su un letto da travaglio. Madame de Lamballe ha mandato a cercare la famiglia reale e i principi e le principesse che erano a Versailles, e ha inviato dei paggi da Monsieur il duca d’Orléans, madame la Duchessa di Borbone e madame la Principessa de Conti che erano a Saint-Cloud; Monsieur il duca di Chartres, Monsieur il duca di Borbone e Monsieur il principe de Conti erano a Parigi. I dolori della Regina erano diminuiti, ha passeggiato nella camera fino alle otto circa quando si è rimessa sul letto di travaglio.
C’erano nella camera la famiglia reale, i principi e le principesse del sangue, gli onori e madame de Polignac; nel Grand Cabinet, la mia maison, quella della Regina e le grandi entrate; nel salone da gioco e la galleria, tutto il resto della corte. Si è entrati quando l’ostetrico ha avvertito. La Regina ha partorito alle undici e mezza una bambina. Sono passato subito nel Gran Cabinet per vederla fasciare e rimettere nelle mani di Mme de Guéménée, governante. Il sotto-luogotenente delle guardie di servizio presso la Regina è partito subito per avvisare della nascita il corpo della Città che era in assemblea dalla notizia del travaglio, e un altro sotto-luogotenente ha riportato mia figlia nei suoi appartamenti.



Non si era potuto salassare la Regina durante il travaglio; qualche minuto dopo aver partorito, il sangue le è salito alla testa, ed è rimasta senza conoscenza, la si è salassata copiosamente al piede, il che l’ha fatta sentire meglio nel giro di tre quarti d’ora e dopo è stata sempre bene. Io sono rientrato nei miei appartamenti alle due e mezza, dove ho firmato le lettere di mio pugno per l’Imperatore e l’Imperatrice e il Re di Spagna, le altre erano state firmate qualche giorno prima. Da là sono poi stato alla messa di sopra; poi sono sceso in basso per il battesimo. Mia figlia è stata tenuta a battesimo da Monsieur e Madame (i conti di Provenza) rappresentanti il re di Spagna e l’Imperatrice. E’ stata chiamata Marie- Thérèse-Charlotte. Tutta la famiglia reale e i principi e le principesse del sangue hanno firmato l’atto di battesimo. Poi ho ascoltato in basso il Te Deum in musica e cantato e sono rientrato nei miei appartamenti. La sera i primi presidenti di corte sono venuti a farmi gli auguri."

Questa narrazione, oltre che essere preziosa perché rilasciata dal neo padre Luigi XVI, è anche pressoché unica in quanto il re in tutta la sua vita rilasciò solo due resoconti, il secondo fu quello per la nascita del primo delfino. Anni dopo la futura duchessa d'Angouleme chiese al padre se la sua nascita l'avesse deluso dal momento che tutti aspettavano un maschio. Luigi XVI rispose di no abbracciando con calore la figlia.

Madame Royale, questo il titolo che spettava alla primogenita del re di Francia, fu accolta con gioia dai genitori. Secondo Madame Campan la regina, quando abbracciò per la prima volta la figlia le disse queste tenere parole: "Povera bambina, non sei ciò che tutti desideravano, ma non per questo mi sei meno cara. Un maschio sarebbe appartenuto allo stato. Tu sarai mia, avrai tutte le mie cure, condividerai tutte le mie gioie e allevierai le mie pene."

Questa frase sembra onestamente un po' troppo aulica e costruita ad arte dalla Campan, considerando che Maria Antonietta era una donna molto spontanea, ma di sicuro i sentimenti della neo mamma furono i medesimi. In barba all'etichetta che prevedeva che la neonata fosse allattata esclusivamente da una balia, la regina tentò inizialmente di allattare lei stessa la sua bambina. All'epoca le grandi dame non usavano allattare i propri figli, poiché si riteneva che l'allattamento sciupasse la forma del seno, così esibito nel XVIII secolo. Ma soprattutto c'era la convinzione che l'allattamento materno agisse da contraccettivo,  L'imperatrice accolse la decisione della figlia con aperta riprovazione asserendo che una simile decisione doveva essere rimessa nelle mani del re e del medico e che, se fosse stato per lei, non avrebbe di sicuro dato il permesso.

Fotogramma tratto dal film Marie Antoinette di Sofia Coppola
Maria Teresa Carlotta in braccio alla sua governante, Madame de Guéménée


Tuttavia dalle lettere alla madre si evince, nonostante per Madame Royale fosse stata infine scelta una balia, che la regina per i primi mesi riuscì ad allattare la figlia. Era questa l'epoca di Rousseau e delle sue teorie sui vantaggi di una sana maternità naturale. Proprio in una lettera alla madre, Maria Antonietta aveva già espresso quale sarebbe stato il suo modo di educare il nascituro: 

"con i metodi presenti i piccoli sono molto meno impacciati; non vengono più fasciati, ma vengono tenuti sempre in un dondolo o in braccio, inoltre appena possibile li si fa uscire all'aperto, un poco alla volta per abituarli all'aria, fino a che finiscono per starvi quasi sempre. Credo sia il modo più sano e migliore di allevarli. Il mio vivrà al piano terra e, sulla terrazza, dove starà al riparo di una leggera reticella, potrà imparare a camminare assai più velocemente che sul parquet...".

Madame Royale in una miniatura, museo di Versailles
Nelle lettere all'imperatrice la regina non faceva che parlare della piccola Maria Teresa.
Il 16 marzo del 1780, Maria Antonietta scriveva:

"E' alta e robusta, presto verrà svezzata, e si direbbe una bambina di due anni. Cammina sola, si china e si rialza senza aiuto, tuttavia ancora non parla. Oso confidare alla mia diletta mamma un delizioso episodio che mi è capitato quattro giorni fa. Varie persone si trovavano nella camera della piccola, quando a un certo punto le ho fatto chiedere da qualcuno dov'era la sua mamma. La povera piccina, senza che nessuno le dicesse nulla, mi ha sorriso ed è venuta verso di me con le braccia tese. E' la prima volta che dà segno di riconoscermi; vi confesso che è stata per me una gioia immensa, e da allora penso di amarla ancora di più. Mi accorgo che non faccio che parlare di lei; sono certa tuttavia che la mia amata mamma, che è sempre così buona e indulgente, mi perdonerà tante futili chiacchiere".

Statuetta di Clodion raffigurante Madame Royale
L'11 ottobre 1780 la regina scriveva sempre alla madre:

"... da tre settimane sono molto occupata e anche preoccupata per la salute di mia figlia. I suoi dentini hanno deciso di spuntare tutti assieme causandole forti dolori, oltre a qualche linea di febbre che si è poi trasformata in terzana. Lassone ne scriverà alla mia cara mamma dettagliatamente, comunque mi ha assicurato che non vi è alcun pericolo. Da ieri l'accesso è diminuito; voglia Iddio che sia tutto finito! La dolcezza e la pazienza di quella povera piccina di fronte a tanta sofferenza mi commuovono; in certi momenti il dolore è stato davvero acuto...".


Madame Royale in un ritratto inviato alla nonna, l'imperatrice Maria Teresa.  Scrive infatti l'imperatrice:
"La vostra del 16 agosto mi ha procurato come sempre una profonda gioia, tranquillizzandomi sullo stato della vostra salute, sulla nuova particolare intimità con il re e sulle conseguenti vostre speranze di poter dare presto un compagno a quella cara piccina, di cui mi avete inviato il graditissimo ritratto da cui vedo che è assai graziosa, sana e robusta. E' qui su una sedia di fronte a me, non riesco infatti a separarmene; trovo comunque che somigli anche al re."
Presto ribattezzata Mousseline dallo zio, il conte d'Artois, per via del suo aspetto fine e delicato reso ancor più soave da una morbida chioma bionda, Madame Royale a dispetto del suo aspetto dolce ed angelico, aveva un temperamento chiuso e scontroso, tanto che la regina aggiunse al soprannome Mousseline l'aggettivo "serieuse". In effetti la bambina, un po' per indole, un po' perché viziata da un personale lusinghiero e adorante, non aveva un carattere dolce e la cosa si fece sempre più evidente e preoccupante con il passare del tempo.

Nel diario del marchese di Bombelles, che veniva molto bene informato sulla vita quotidiana degli infanti reali dalla suocera, la baronessa di Mackau, seconda governante dei figli del re, si può leggere:

Madame Royale nel particolare di un dipinto di Charles Leclercq
"La Regina raccontava nei giorni passati a M. de Vermond, suo lettore, che ha fatto una caduta da cavallo e che è mancato poco che si fosse spaccata la testa. L’abate de Vermond, dopo aver rappresentato a Sua Maestà che doveva esporsi di meno, ha creduto bene di indirizzare la parola a Madame, fille du Roi, che si trovava nell’appartamento facendole dire delle cose piacevoli per la Regina. Ma fu sorpreso e afflitto quando in risposta ad una domanda sul pericolo che aveva corso la Regina e la pena che avrebbe provato sicuramente a Madame, fille du roi, ella disse:
- Fa lo stesso -
- Madame – replicò l’abate de Vermond – non sa cosa voglia dire rompersi la testa. La Regina sarebbe morta -
- Fa lo stesso -
- Ma Madame ignora certamente cos’è la morte? -
- No, M. abate, non lo ignoro. Le persone morte non si vedono più. Non avrei più rivisto la Regina e sarebbe stato un bene perché avrei fatto quello che volevo –
[…] La Regina si è sentita male e, ascoltando un primo impulso, ha ordinato di portar via sua figlia e che la si mettesse in punizione. Poi è scoppiata in lacrime dalla duchessa di Polignac, dove si stava facendo il processo a Mme d’Aumale sul fatto che, in tutte le occasioni, si minacciava la piccola principessa annunciandole solo che si sarebbe detta la tal cosa alla Regina, rendendola così uno spauracchio per sua figlia. Si accusa Mme d’Aumale di non avere la fermezza necessaria per impedire alle cameriere di viziare la principessa con condiscendenze calcolate in modo di rendersi in favore quando sarà più grande. Il vero è che Mme d’Aumale non è adatta all’incarico che ha voluto in modo esclusivo e che un angelo che avrebbe avuto la stessa commissione avrebbe fallito lo stesso. […] Questa educazione esigerà più cure in rapporto a tutto quello che questa principessa annuncia nello spirito, nella fierezza e in un carattere di un genere inquietante. Mme d’Aumale rimproverandole quello che aveva detto davanti la Regina all’abate de Vermond, aggiunse che era più grave dato che sicuramente lei amava sua madre:
- No, non l’amo – riprese la bambina – perché mi infastidisce e non mi presta attenzione. Per esempio quando mi porta dalle sue zie, lei cammina davanti in fretta e non guarda mai se la seguo; a differenza di mio padre che mi prende per mano e si occupa di me.[…]


Brunier il medico, pasticcione e spirito malvagio che non dovrebbe essere al posto che occupa, fu incaricato quindici giorni fa dalla Regina di dare a Madame Fille du Roi solo una portata perché si era notato che non mangiava le prime cose che le servivano nell’attesa che le altre stuzzicassero di più la sua golosità. Lei domandò perché le si serviva solo una portata. Brunier rispose che era per ordine della Regina.
– Ha ordinato che andassi a letto, dopo la mia cena?-
- Sì Madame-
- E’ tutto? -
- Sì Madame-
- Monsieur vi sbagliate; lei ha ordinato senza dubbio che dicessi, prima, le mie preghiere.
Questa ultima frase fu accompagnata da una risata canzonatoria che una persona di trent’anni, piccata, avrebbe potuto fare. Sul resoconto che ne fu fatto alla Regina, ella ne ha parlato alla figlia, che rispose senza scusarsi che si era divertita a vedere l’espressione che le sue repliche facevano fare al suo entourage."

Madame Royale nel particolare del dipinto di Madame Vigée Le Brun
La Baronessa d'Oberkirch autrice di interessanti memorie ci fornisce altri piccoli particolari sulla principessina.
La baronessa scrive nelle sue memorie:

"Ho avuto l'onore di vedere i Figli di Francia, dai quali lei (Mme de Mackau) mi ha condotta. Madame Royale aveva sette anni e mezzo. Era molto alta per la sua età; aveva un'aria nobile e distinta. Mme de Mackau, che era la sotto-governante, la educava a meraviglia, se ne occupava meglio lei che la governante in carica. Ne ho avuto la prova in questa visita, e questa circostanza non manca certo di interesse. Vedendo questa principessa così cresciuta e graziosa, l'ho trovata piena di charme, e, abituata come ero alla libertà delle corti tedesche, non ho potuto fare a meno di dirlo. Questa libertà dispiacque a Madame Royale, e l'ho notato subito sul suo volto. Il suo sguardo fiero si animò, i suoi tratti si irrigidirono e mi rispose senza esitazione:
"Mi fa molto piacere signora baronessa, che mi giudichiate in questo modo, ma mi stupisce sentirvelo dire a voce alta in mia presenza."
La risposta confuse la baronessa e così la vicegovernante dovette riparare dicendo : "Vi prego non vi scusate. Madame Royale è una Figlia di Francia e come tale non permetterebbe mai che le esigenze dell'etichetta la privassero di sentirsi apprezzata.
La bambina domandò alla baronessa il suo nome:

"Siete dunque tedesca signora?" "No, madame; sono francese... alsaziana".
"Oh, tanto meglio! Non vorrei voler bene a straniere".

Madame Royale in un ritratto di Kucharski
Queste testimonianze che gettano una luce piuttosto inquietante sul comportamento e il carattere di Maria Teresa Carlotta, vanno però analizzate e contestualizzate. Inizialmente la regina dedicava tutto il suo tempo alla figlia, tanto che Mercy si lamentava che non riusciva mai a parlare e a fare un discorso serio con la sovrana perché la bimba era sempre tra i piedi a giocare con lei. Con la nascita dei fratelli la principessa fu involontariamente relegata ad un ruolo marginale con meno attenzioni. Le governanti, nella speranza di ingraziarsene i favori, la trattavano come un piccolo Buddha. Solo la regina aveva cercato di porre dei limiti a quel carattere altero. E' quindi più che normale che la principessina, trascurata ad un certo punto dalla madre, cercasse la sua attenzione dandole tramite terzi delle risposte scioccanti e insolenti. I bambini spesso hanno comportamenti del genere perché cercano sicurezza nei rimproveri che vedono come sintomo di interesse nei propri confronti.


A riprova di queste considerazione c'è la testimonianza di Madame de Tourzel: "Il re aveva per sua figlia una predilezione particolare; la regina si credette obbligata ad usare della severità nei suoi confronti. Questa giovane principessa era buona, affabile, timida, ed ella aveva bisogno di qualcuno che le ispirasse fiducia. Le sarebbe stato più utile vedere più gente piuttosto che essere sempre sola nei suoi appartamenti con le sue donne e con la ragazzina alla quale la regina aveva permesso di partecipare ai suoi studi e ai suoi giochi".

Madame Royale accanto al fratellino, il primo delfino Luigi Giuseppe. Dipinto di Elisabeth Vigée Le Brun.
Sempre secondo madame de Tourzel, la regina ad un certo punto aveva iniziato a trattare la figlia proprio come sua madre, l'imperatrice Maria Teresa, aveva trattato lei. Il comportamento di Maria Antonietta aveva sicuramente dei fini pedagogici, volendo forgiare un carattere già predisposto all'alterigia. Anche per questo le avevo messo a fianco quella "ragazzina" citata dalla Tourzel. Si trattava di una bambina, coetanea di Madame Royale, nata Marie Philippine Lambriquet, soprannominato dalla regina "Ernestine", dal nome dell'eroina di un romanzo di Madame Riccoboni, molto di moda all'epoca. La bambina era la figlia di una cameriera e di un fattore, e veniva trattata con le stesse attenzioni riservate a Madame Royale. A Maria Teresa Carlotta era stato detto di essere premurosa nei riguardi di Ernestine con la quale divideva i suoi giochi e condivideva i suoi studi. Maria Antonietta aveva fatto preparare un'aiuola per la figlia e per Ernestine, dove potessero piantare tutto ciò che desideravano. Vennero rifornite di palette, rastrelli, annaffiatoi e altri piccoli attrezzi da giardino. Fece anche in modo che avessero un gregge di capre e pecore, affidate alle cure di un pastore assunto appositamente.

Nel famoso dipinto di Wertmuller che la raffigura accanto alla madre, Madame Royale tiene tra le mani un cespo di rose; l’elegante postura ispirerà cinquantanni dopo Michelangelo Grigoletti nella grande composizione che ritrae la famiglia Fossati dove così è trasposta la più giovane figlia dell’illustre coppia
Madame Royale, trascurata dalla madre che dedicava il suo tempo al Delfino sempre malato, si affezionò tantissimo alla sua sottogovernante Madame de Mackau, nata Marie-Angélique de Fitte de Soucy. Inizialmente governante di Mme Elisabeth, Mme de Mackau si occupò della principessina assieme a Mme de Guéménée.  La dama era molto apprezzata e stimata da Luigi XVI che la incontrava ogni giorno quando andava a trovare sua figlia. Maria Antonietta provava, al contrario, una certa gelosia, dato che la piccola Maria Teresa amava la sua sotto-governante come una madre.

Nelle Memore di Mademoiselle Bertin si legge che una volta Mme de Mackau cadde da una scala e Madame Royale, credendola ferita, gridò chiamandola "mamma".

Madame Royale in un ritratto di Wertmuller
L'infanzia dorata della principessa subì un duro arresto a partire dal 1789. La bambina fu infatti testimone degli eventi più tragici della Rivoluzione che travolsero e distrussero la sua famiglia.
Poco citata e poco presa in considerazione in questo periodo dagli storici, la sua sembrerebbe quasi una figura scialba. Ma la bambina scontrosa e altera doveva celare sotto sotto un animo nobile e gentile.
Madame Royale tiene per mano il fratellino, il primo Delfino Luigi Giuseppe -
 Ludwig Guttenbrunn, 1788 - Palazzo Coronini Cronberg, Gorizia
E' lo zio, il conte di Provenza, proprio colui che si era così poco entusiasmato della sua venuta al mondo, a tracciarne un mirabile ritratto:

"Fu in occasione dei fatti risalenti al 18 aprile 1791, ossia quando i parigini cercarono di impedire alla Famiglia Reale di trascorrere le festività pasquali a Saint Cloud, che ebbi modo di conoscere il vero volto di mia nipote. Mentre ci fissavamo l'un l'altra in un silenzio pieno di malinconia, sembrava che la fermezza e la naturale compostezza che avevano sino ad allora accompagnato il comportamento del Re e della Regina, si fossero esauriti. Mia nipote all'epoca aveva soli dodici anni e malgrado la giovane età i suoi occhi erano colmi di lacrime, ma pieni di dolcezza e pietà. Il suo sguardo si posò triste, prima sui genitori e mia sorella, poi su me e mia moglie la Contessa, ma le sue labbra si atteggiarono subito ad un sorriso, mentre dalla sua bocca tenere e confortanti parole suonarono come balsamo per le nostre anime dolenti ed impaurite."

continua ... 

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