lunedì 17 ottobre 2016

L'ultimo ritratto di Maria Antonietta

Disegno estemporaneo di David che ritrae la regina condotta al patibolo.
Parigi, Louvre
Purtroppo genio e bellezza d'animo non sempre vanno a braccetto. E' questo il caso di Jacques-Louis David, il grande pittore che realizzò l'ultimo drammatico ritratto di Maria Antonietta condotta al patibolo. 

"All' angolo di Rue Saint-Honoré, dove si trova il Caffè della Reggenza, c'è un uomo che attende con la matita pronta e un foglio di carta in mano. E' Louis David, uno dei più grandi artisti del suo tempo.
Durante la Rivoluzione è stato fra i più pronti a vociare; sempre servo dei potenti quando sorride loro la fortuna, sempre li abbandona nel pericolo. Dipinge Marat sul letto di morte, l'8 termidoro giura pateticamente a Robespierre "che vuoterà con lui il calice fino alla feccia", ma già il 9, durante la fatale seduta, quella sete eroica gli è passata e il triste parolaio preferisce tenersi rimpiattato in casa, sfuggendo per questa codardia alla ghigliottina. Nemico accanito dei tiranni durante la rivoluzione, sarà il primo a passare al nuovo dittatore e a ottenere, per aver dipinto l'incoronazione di Bonaparte, il titolo di barone, rinunciando in cambio al suo antico e feroce odio per gli aristocratici. Tipo dell'eterno transfuga alla riva del potere, adulatore con i fortunati, spietato con i vinti, ritrae vincitori sul trono come i vinti sul patibolo. Da quella stessa carretta che porta ora la regina, lo scorgerà più tardi, tra la folla, Danton, che conosce la sua viltà e che prima di morire lo frusta con il grido pieno di sprezzante sdegno: "Anima di servo!".

Benché sia un' anima servile e un cuore codardo, quest' uomo ha un occhio incomparabile, una mano infallibile. Con una sola linea egli ha fissato in modo imperituro sul quel semplice foglio il volto della regina avviata al patibolo: e' uno schizzo grandioso e orrendo, attinto con indicibile energia direttamente alla vita. Vediamo una donna invecchiata, non più bella, solo ancora superba: ha la bocca alteramente serrata come per un grido rivolto all' interno, lo sguardo indifferente e lontano, e siede su quella carretta infame, con le mani legate sul dorso, tanto eretta e baldanzosa, che la si direbbe seduta su un trono. Ogni linea del volto impenetrabile esprime disprezzo, il tronco proteso riafferma un' incrollabile fermezza; la rassegnazione che si e' trasformata in sfida, la sofferenza che e' divenuta energia, conferiscono alla dolorosa figura una nuova e terribile maestà. Persino l' odio non può, in quello schizzo, rinnegare la nobiltà con cui Maria Antonietta nel suo grandioso atteggiamento ha superato l' onta dell' infame veicolo." (S. Zweig)

David ritrae Maria Antonietta sulla carretta dei condannati - Joseph-Emmanuel van den Büssche (1900)
Con il ritorno di Luigi XVIII,  non aspettandosi da parte della famiglia reale alcun perdono, David si autoesiliò. Oltre ad aver votato la morte del re, il pittore sapeva bene che la duchessa d'Angouleme non poteva aver dimenticato che tra le persone che assistettero al suo interrogatorio, in cui le vennero fatte domande indecenti sulla madre, il fratello e la zia, c'era anche lui.

Alcuni anni dopo fu investito da una carrozza e morì l'anno dopo questo incidente in cui aveva perso totalmente l'uso delle mani. Questo ultimo particolare sembra quasi una punizione divina.

David in un autoritratto
La moglie Charlotte disse di lui:" Nella sua anima convivevano un David contraddittorio ed inquieto; un'indole in cui genio ed insicurezza, grandezza e meschinità oltre ad uno smisurato orgoglio erano incomparabili".

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