sabato 8 ottobre 2016

La notte del 5 e 6 ottobre

La notte del 5 e 6 ottobre 1789 -
François Flameng
"Si presenti anche lei, la regina, la superba, l'altera, l'inflessibile austriaca! Venga anche lei, proprio lei, l'orgogliosa, a curvare il suo capo sotto il gioco invisibile! Le urla si fanno sempre più selvagge e più rauche:"La reine! la reine au balcon!". Maria Antonietta, pallida d'ira, le labbra serrate, non muove passo. Ciò che la paralizza e le scolorisce le gote non è la paura dei fucili già forse imbracciati, delle pietre e degli insulti; è l'orgoglio innato, l'indistruttibile senso di nobiltà di questa testa, di questa nuca, che mai e dinanzi a nessuno ha voluto piegarsi. Tutti la guardano imbarazzati. Finalmente, i vetri tremano per le grida, tra poco sibileranno le pietre, La Fayette si volge a lei: "Madame questo passo è necessario per calmare il popolo". "Allora non esito" risponde Maria Antonietta, e prende per mano a destra e sinistra i suoi due figli. Con la testa eretta, con le labbra sprezzanti, esce sul balcone. Ma non già come una supplice che chieda grazia, bensì come un soldato che marci all'assalto, con la volontà decisa di morire bene, senza battere ciglio. Cede, ma non s'inchina. Ma è proprio questo fiero atteggiamento a domarli. Due correnti di forze contrarie s'incontrano in questi due sguardi, lo sguardo della sovrana e quello della folla, ed è tale la tensione che per un minuto regna un silenzio di morte sull'immensa piazza. Nessuno sa come si risolverà questa pausa di costernato stupore, se in uno scoppio d'ira, in un colpo di fucile o in una grandinata di pietre. In quel momento Lafayette, sempre audace nelle ore grandiose, le si accosta e, inchinandosi con un gesto cavalleresco davanti alla regina, le bacia la mano. Questo gesto allenta di colpo la tensione. Accade qualche cosa di sorprendente: "Vive la reine! Vive la reine!" tuonano mille voci dalla piazza. Istintivamente quello stesso popolo che poc'anzi si compiaceva della debolezza del sovrano, acclama l'orgoglio, l'indomabile sfida di questa donna, la quale ha mostrato di non chiedere il suo favore neppure con un sorriso forzato, neppure con la viltà di un saluto." (Stefan Zweig)

Il passo, tratto dalla mirabile penna di Stefan Zweig, illustra quello che fu tra i momenti più alti della vita di Maria Antonietta. "Quando diverrai mai ciò che tu sei?" le aveva scritto anni prima la madre; in quella notte tra il 5 e 6 ottobre 1789, la regina mostrò finalmente a tutti il suo vero volto, celato anche a se stessa per tanti anni dietro una patina di frivolezze,

Michèle Morgan nei panni di Maria Antonietta nell'omonimo film del 1956
M. de La Rocheterie scrive: "Sola, in piedi, le mani incrociate, mille volte più bella nella sua redingote di stoffa rigata di giallo che nelle toilette da parata, resta sul balcone, con i capelli in disordine, le labbra imbronciate, la testa alta, imponendo un rispetto inviolabile e affrontando le ingiurie. "Due minuti, due secoli rimase lì" (la frase è del marchese di Paroy). Un uomo con la divisa da guardia nazionale imbraccia il fucile ma non osa tirare. L'eroismo della regina e la sua sublime imprudenza hanno giocato a suo favore..."

Fotogramma tratto dal film di Sofia Coppola "Marie Antoinette". Kirsten Dunst si inchina davanti al popolo ma, secondo gli storici, il gesto non fu che un cenno del capo a mo di saluto
Molto si è detto su un presunto inchino che la regina avrebbe rivolto alla folla in questa occasione. In realtà pochissimi biografi prendono per vero l'accaduto. Probabilmente si trattò di un cenno col capo in segno di saluto. L'inchino era un segno di sottomissione che i cortigiani erano tenuti a fare al re. Un re non si sarebbe mai inchinato a nessuno per "salutarlo", forse solo al Santo Padre (e non le maestà col titolo di "Serenissima").

Jane Seymour è Maria Antonietta nello sceneggiato televisivo "La Rivoluzione Francese".
Scrivono i fratelli Edmont e Jules de Goncourt: " Maria Antonietta, con un movimento delle braccia, spinge indietro i bambini e aspetta. Il popolo che non voleva la madre ma la Regina, ora ce l'ha davanti."Bravo!Vive la Reine" grida il popolo assassino, a cui l'aspetto maestoso e la superba grandeur del suo coraggio, hanno reso una coscienza"
Maria Antonietta, che badava così poco all'etichetta e alle formalità, era però fortemente ancorata al concetto di "re per grazia divina" e non avrebbe mai rinunciato ad affermare un diritto che lei riteneva sacro.
Altrettanto discusso ma più verosimile invece, il baciamano di Lafayette che era un grande uomo di comunicazione.



Qui in basso il balcone dal quale si affacciò la sovrana:


Maria Antonietta si affacciò da questo balcone la mattina del 6 ottobre 1789. In alto si può notare l'orologio di Versailles che veniva azionato solo nel momento in cui un sovrano moriva. L'usanza iniziò sotto il regno di Luigi XIV (o meglio sotto la sua presa di potere). Per lungo tempo le lancette di questo orologio rimasero ferme sull'ora del decesso del padre di Luigi XIV, Luigi XIII. Il Re Sole voleva in questo modo rendere omaggio a sua padre e allo stesso tempo ricordare a tutti, e a se stesso, che anche i re sono mortali. Quando il Re Sole morì le lancette furono spostate sull'ora della sua morte. La stessa cosa fu fatta per Luigi XV e, sotto la Restaurazione, per Luigi XVIII. Sotto Luigi Filippo l'orologio fu azionato normalmente e l'usanza decadde.


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