lunedì 25 aprile 2016

Scene da un matrimonio

L'incontro di Maria Antonietta e Luigi Augusto nella foresta di
Compiègne - incisione dell'epoca
E' il 14 maggio 1770 quando Maria Antonietta incontra per la prima volta il Delfino. L'incontro avvenuto sul limitare della foresta di Compiègne è mirabilmente descritto da André Castelot:

"Di propria iniziativa ella abbraccia un bietolone grande e grosso di quindici anni, piantato là accanto al Re, che si limita a spostare il proprio peso da un piede all'altro[...] Seduta ora in carrozza, può guardare con tutto suo agio il "marito", che ha preso posto di fronte a lei e che nemmeno posa su "sua moglie" gli incerti occhi da miope. Evidentemente la fanciulla di quattordici anni non può indovinare che quello spirito senza garbo, quel corpo massiccio e rozzo nascondano qualità di animo, di cuore, di giudizio, che fanno di lui, se non un principe brillante, almeno un "bravo giovane" prima di farne un "bravo uomo"[...] E il fidanzato? Che pensa della bionda fanciulla dal colorito di rosa, che gli ficcheranno, fra due giorni, nel letto? Teme diggià, forse, l'ironia di quegli occhi un poco a fior di testa? Sa che è beffarda? Indovina forse che quel grazioso labbruzzo prominente, prontissimo a fare il broncio, diventerà terribilmente sdegnoso.? No. Sarebbe come prestare a quell'allocco di quindici anni e nove mesi una perspicacia che è ben lontana dall'avere".


Luigi Augusto in un ritratto del 1769. Il dipinto servì da
modello per la miniatura inviata a Maria Antonietta
in Austria - Louis Michel Van Loo
Maria Antonietta in un ritratto del 1770
Jean-Baptiste Charpentier




















Non sapremo mai quali furono le sensazioni e le impressioni della giovanissima Maria Antonietta, di certo Luigi Augusto era ben diverso da come se l'era immaginato e dai ritratti che aveva ricevuto a Vienna durante il fidanzamento.
Nemmeno due mesi prima Maria Antonietta aveva scritto al Delfino una lettera molto reverenziale, di sicuro sotto dettatura, ma che può darci un'idea di cosa doveva essere un matrimonio combinato tra due ragazzi di altissimo lignaggio:

Vienna, 27 marzo 1770
Signor Delfino e caro fratello, vi ringrazio per le espressioni così piene di benevolenza che utilizzate rivolgendovi a me, ne sono molto profondamente toccata e onorata e sento che tutta questa bontà da parte vostra mi impone degli obblighi, gli esempi e gli insegnamenti della mia gloriosa e tenera madre mi hanno allevata verso l’adempimento di tutti i miei doveri, e con l’aiuto di Dio spero con tutte le mie forze di rendermi degna del nuovo destino che mi è assegnato. Voi chiedete se il mio consenso alla vostra scelta accompagni quello dell’imperatrice regina e avete bisogno, dite voi, di manifestarmi da me stessa; vi posso rispondere, giacché ella mi autorizza, che ho ricevuto ugualmente con piacere e rispetto gli ordini di mia madre, voi troverete in me una sposa fedele e devota non avente altro pensiero che mettere in pratica i mezzi per piacervi, di meritare il vostro affetto e di mostrarmi la degna figlia del vostro augusto nonno. È con questi sentimenti ben sinceri che ho il piacere di dirmi signor Delfino, e caro fratello,
La vostra affezionata e devota sorella, Maria Antonietta"
Un'acquaforte che rappresenta il Delfino intento ad arare. Fu questa la prima immagine inviata in Austria a Maria Antonietta del suo futuro sposo. L'imperatrice non apprezzò particolarmente questa acquaforte e richiese espressamente un ritratto più consono del Delfino che infatti fu in seguito inviato assieme ad una miniatura
Dopo aver conosciuto i principi del sangue, tra cui la malinconica e dolce principessa di Lamballe, Maria Antonietta viene condotta nelle sue stanze nel castello di Compiegné. Dopo cena il maestro delle cerimonie le reca 12 fedi nuziali forniti da Papillon de la Ferté, intendente dei minuti piaceri. Una di queste fedi si adatta perfettamente all'anulare di Maria Antonietta. Quella sera il Delfino che, come da etichetta, non può dormire sotto lo stesso tetto della sua futura sposa, va a trascorrere la notte presso l'Hotel del conte di Saint-Florentin, nei pressi dell'attuale piazza della Concordia.

Il giorno dopo, accompagnata da Luigi XV, Maria Antonietta si reca presso il convento delle Carmelitane di Saint-Denis, dove le viene presentata Suor Teresa Agostina, al secolo Madame Louise, la figlia del re che si era ritirata in convento. Le malelingue sostenevano che la scelta della principessa, conosciuta come un'inguaribile civetta, era stata presa per riscattare l'anima del padre.
Dopo un giro intorno alla città di Parigi, Maria Antonietta si reca al castello di La Muette, dove, come da tradizione, tutte le future delfine dovevano trascorrere la notte precedente il loro matrimonio. A cena vede per la prima volta, seduta al suo stesso tavolo, la favorita di Luigi XV, madame Du Barry. 

Mercoledì 16 maggio 1770, la giornata è splendida. Maria Antonietta in "grand negligé", varca finalmente i cancelli di Versailles, dove verrà celebrato il suo matrimonio. Il Re e il Delfino avevano lasciato la Muette dopo cena, alle due del mattino e l'attendevano a Versailles.

L'arrivo di Maria Antonietta a Versailles
Certamente la grandezza dell'edificio dovette fare molta impressione alla Delfina ma, imponenza a parte, la reggia era in quel periodo particolarmente malandata. Le fontane erano a pezzi, le vasche sporche e intasate di fango, i giardini trascurati.
L'aspetto trasandato del castello non oscurò tuttavia il matrimonio dei delfini. Mai delle nozze reali avevano attirato così tanta gente. Le carrozze, parcheggiate fin fuori l'edificio non si contavano; gli uffici delle vetture a Parigi erano stati presi d'assalto. Le strade della capitale erano praticamente deserte.

Gli invitati, circa cinquemila, dovevano fornire all'ingresso l'invito ma, nonostante questa precauzione, le persone presenti furono molte di più e proveniente da tutti i ceti. Per i più altolocati era di rigore l'abito di corte (grand habit de Cour): spada e giacca di seta per gli uomini, stretti bustini con stecche di balena, gonne a guardinfante e lungo strascico per le donne, ed elaborate acconciature.

Stampa celebrativa delle nozze dei Delfini
Maria Antonietta fu condotta nelle sue stanze con il suo seguito verso le nove e mezzo del mattino per essere vestita del suo abito da sposa. Luigi XV passò da lei per intrattenerla un po' e per presentarle madame Elisabeth, la sorellina del delfino di appena sei anni, il conte di Clermont e la principessa di Conti.
Gli appartamenti che le furono assegnati erano appartenuti un tempo alla delfina Maria Josepha, dove era nato Luigi Augusto. Questa sistemazione fu solo momentanea perché in mancanza di una regina, la Delfina avrebbe dovuto occupare gli appartamenti che erano stati della defunta regina Maria; ma queste stanze erano in ristrutturazione e sarebbero state pronte sei mesi dopo. Ci vollero circa tre ore perché Maria Antonietta fosse pronta.
Il grande corteo nuziale partì alle 13 dal Cabinet du Roi. Era presente anche Madame du Barry che non passò di certo inosservata, con un "Grand habit" colmo di pietre preziose.
La Delfina portava un vestito a "grand panier" in broccato bianco. Era letteralmente ricoperta di diamanti ma non aveva bisogno di belletto per apparire fresca; "sinfonia rosa, biondo e argento... un raggio di sole" scrive André Castelot. Certi cortigiani eruditi citarono Virgilio: "Et vera incessu patuit dea" (e dall'incedere parve vera dea). Il Delfino, che indossava l'abito dell'ordine dello Santo Spirito, d'oro e intessuto di gemme e decorazioni, era serio, non sorrideva affatto.

I Delfini con i loro abiti di nozze in una stampa dell'epoca
La cappella di Versailles dove fu celebrato il
matrimonio di Maria Antonietta
Apriva il corteo il gran maestro del cerimoniale, immediatamente seguito dai due sposi che procedevano mano nella mano. Dietro gli sposi procedevano alcuni paggi che reggevano il lungo strascico dell'abito di Maria Antonietta; venivano poi la custode titolare della Delfina, la contessa di Noailles, i principi reali - il corpulento duca d'Orleans, il duca di Penthièvre, i principi di Conde e di Conti, i duchi di Chartres e di Borbone e il conte di la Marche - e i due fratelli minori del Delfino, i conti di Provenza e d'Artois. Dopo questi avanzava Luigi XV seguito dalla nipotina Clotilde e dalle figlie. Un gruppo di dame chiudeva il corteo.
Il duca di Croy scrisse nel suo diario:
"Il Re, preceduto dai principi e dal Delfino che dava la mano alla Delfina, si diresse alla cappella in gran processione, seguito da settanta dame e signori della corte. Gli appartamenti, guarniti di parigine ben vestite, con il corteo facevano un gran effetto.... L'ingresso della cappella e tutta questa augusta cerimonia avevano un aspetto superbo che mai avrei immaginato.
Gli sposi si posizionarono su due piastrelle ai piedi dell'altare (esattamente nel posto fissato da Luigi XIV), il re al suo inginocchiatoio... trentacinque dame della corte e di servizio formavano una fila di abiti superbi su entrambi i lati, e tutte le cariche della corte, con qualche dame titolata, finirono di riempire la cappella di abiti magnifici, senza confusione, anche se le signore erano molto pressate.
Il matrimonio fu celebrato dall'arcivescovo di Reims. Il re e tutta la famiglia reale, i principi e le principesse del sangue, erano raggruppati dietro. Gli sposi non sembravano imbarazzati, tutto è avvenuto con estrema grazia."

Il matrimonio dei delfini in una stampa dell'epoca
Stampa dell'epoca raffigurante il matrimonio dei Delfini

Scena tratta dal film "Marie Antoinette" del 1938 con Norma Shearer
Scena tratta dal film "Marie Antoinette" di Sofia Coppola
Il Cardinale de la Roche-Aymon, grande elemosiniere del Re benedice la coppia e sale verso l'altare.
"L'arcivescovo di Reims celebra le nozze. Benedice le tredici monete d'oro e l'anello nuziale; il delfino infila l'anello all'anulare di Maria Antonietta e le porge le monete, infine si inginocchiano ambedue per ricevere la benedizione. La messa inizia con il suono dell'organo, al Pater Noster un baldacchino d'argento viene tenuto sospeso sul capo dei due giovani, poi l'atto nuziale è sottoscritto dal re e, con sapiente gradazione gerarchica, da tutto il parentado. Diventa così una pergamena di immensa lunghezza, più e più volte ripiegata; ancora oggi vi possiamo scorgere tracciate in forma incerta ed esitante da mano puerile le quattro parole "Marie Antoinette Josepha Jeanne", e accanto ad esse - tutti mormorano, cattivo augurio! - una grande macchia d'inchiostro, che soltanto a lei fra tutti i firmatari è sprizzata dalla penna restia."


Atto nuziale dei Delfini, 16 maggio 1770. Foto tratta da "Exposition Marie Antoinette à Versailles" del (1927) - parrocchia di Notre Dame

Il registro di nozze in una foto a colori. Come si può notare la firma di Maria Antonietta reca una macchia
d'inchiostro. Quasi certamente, essendo abituata a firmarsi "Antoine", Maria Antonietta trovò inizialmente
contro natura aggiungere tre lettere in più al suo nome.
Luigi XVI toglierà l' anello nuziale solo il giorno della sua esecuzione. Rimettendolo al fido Clery gli darà questo messaggio per Maria Antonietta: " Ditele che me ne separo con dolore".

Scena tratta dal film "Marie Antoinette"di Sofia Coppola
Le feste per il matrimonio furono magnifiche. Il conto sarà esorbitante; ancora durante la Rivoluzione alcuni creditori lamenteranno di non essere stati pagati presentando i conti alla Repubblica. Lo stesso Luigi XV si sente rispondere dal suo cerimoniere, alla domanda " Come trovate le mie feste? " 
"Impagabili, Sire".

Ricondotta nelle sue stanze, Maria Antonietta, ormai ufficialmente Delfina di Francia, riceve il giuramento di fedeltà da parte degli ufficiali della sua casa. Sfilano davanti a lei la dama d'onore, dodici dame di compagnia, cavalieri d'onore e tutta la casa della Delfina, vale a dire tutte le persone che d'ora in poi saranno al servizio di Maria Antonietta. Monsieur d'Aumont le consegna la chiave di un "cabinet" di velluto cremisi ricamato d'oro con delle sculture in bronzo e oro zecchino, contenente la "corbeille", lungo 6 piedi e alto 3 e mezzo, solo il ricamo dei cinque pannelli è costato 8.000 lire.

Dopo aver giocato con il Re e il Delfino a lanzichenecco alla presenza di tutti, la famiglia reale si dirige verso la nuova sala dell'Opera, dove avrà luogo il banchetto nuziale.
La sala dell'Opera fu inaugurata proprio quella sera. Le tonalità di blu, oro e rosso risplendono. Un tavolato è stato montato sulla platea in modo da unirsi con la scena dove 180 musicisti diretti da Rebel si fanno sentire durante tutta la durata del pasto. Una balaustra di marmo, con finiture d'oro, circonda la tavola a distanza. Sul falso pavimento che nasconde le poltrone e raggiunge il palco, era stata imbandita una tavola lunga otto metri e mezzo e larga quattro metri e venticinque. I 21 commensali vi presero posto nel seguente ordine:

La disposizione dei commensali al banchetto di nozze dei Delfini, il 16 maggio 1770. Il commensale accanto al conte
di Provenza, di cui manca il nome su questo schema, è Madame Clotilde, la sorella minore del Delfino, che veniva chiamata
semplicemente "Madame"
Il rimanente della corte sta a guardare dalle logge proprio come quando si assiste ad uno spettacolo. Del resto l'avvenimento era unico: il futuro re di Francia aveva sposato la figlia di un imperatore.
Il primo gentiluomo salutato dai rulli di tamburo, con il bastone d'argento dorato alla mano annuncia: "La Carne del Re!". E la cena comincia

Disegno ad inchiostro di Jean-Michel Moreau del banchetto di nozze dei Delfini. Il lungo tavolo rettangolare proveniva dal piano sottostante, attraverso un ingegnoso meccanismo. Infatti pochi giorni dopo la stessa sala fu utilizzata per un ballo. 
Questo surtout, giunto sino a noi solo in parte, fu realizzato dalla manifattura di Sèvres per il banchetto offerto il 16 maggio 1770 da Luigi XV, nella nuova sala dell'opéra del castello di Versailles, in occasione del matrimonio del nipote Luigi Augusto  con l'arciduchessa Maria Antonietta. Parte degli elementi di questo surtout furono certamente rimontati dalla Maison Beudeley, specializzata in manifatture in bronzo ed ebano, nell'Ottocento. Il surtout altro non era che un centrotavola ma nel caso specifico ci troviamo di fronte ad un centrotavola monumentale, concepito per meravigliare gli ospiti e gli spettatori. Il colonnato in porcellana biscuit dominava la statua, sempre in biscuit, di Luigi XV; il tutto era accompagnato da fontane e sculture collocate in un giardino in miniatura. Attorno al surtout, secondo uno schema rigorosissimo, erano disposte le stoviglie.

Maria Antonietta mangia appena, il Delfino invece divora le portate a quattro palmenti. Il re preoccupato gli dice a bassa voce: "Non caricatevi troppo lo stomaco, per questa notte". Lo sposo ride: "E perché mai? Quando ho cenato bene, dormo sempre meglio". Luigi XV non insiste e guarda con malinconia Maria Antonietta.

Il programma successivo contempla dei fuochi d'artificio ma il sopraggiunto temporale inonda i preparativi dell'artificiere Ruggeri e lo spettacolo è rimandato al sabato sera, con grande disappunto degli spettatori.

Illuminazione dei giardini di Versailles in occasione delle nozze dei Delfini il 19 maggio 1770 (3 giorni dopo il matrimonio)
Non resta che andare a letto e prepararsi per l'ultima cerimonia della lunga giornata. Tutta la corte si pigia al pianterreno per vedere l'arcivescovo di Reims benedire il letto. Il re offre la camicia al Delfino, che sembra più sonnolento del solito; la duchessa di Chartres, sposata da poco, aiuta Maria Antonietta, tutta paonazza in volto ad infilarsi la veste da notte. Gli sposi si coricano dietro le cortine, poi, bruscamente, come da etichetta, le tende del letto, vengono spalancate. Tutti i presenti si inchinano e piano piano escono dietro al Re.

Scena tratta dal film Marie Antoinette di Sofia Coppola
Il giorno dopo, nel suo diario di caccia, Luigi Augusto, scrive il famoso "Rien", nulla. Un nulla con il significato di "nulla cacciato" ma che diventerà per i successivi sette anni di nozze, sgradevolmente simbolico. 

Disegno di Moreau che rappresenta la messa in scena dell'opera comica Platee di Rameau in occasione del matrimonio dei Delfini, il 23 maggio 1770 (una settimana dopo le nozze). L'opera che il pubblico di Versailles non trovò di proprio gusto essendo abituato a sonorità più solenni, fu poi riproposta a Parigi 2 anni dopo e riscosse un enorme successo. Da Platee è tratta l'arietta Aux langueur d'apollon, usata dalla Coppola in Marie Antoinette nella scena a teatro.
Bal Paré a Versailles - Jean Michel Moreau
Dipinto ottocentesco che rappresenta il ballo in maschera tenutosi a Versailles in occasione dei festeggiamenti del  matrimonio dei Delfini. Dipinto di Eugene Lami

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