martedì 3 novembre 2015

Il lungo viaggio di una chemise, un'epoca attraverso un abito

Oggi cari lettori, ho il piacere di presentarvi un nuovo libro riguardante la nostra Regina, "Il lungo viaggio di una chemise, un'epoca attraverso un abito". Autore di questo saggio, un giovane docente di storia del costume e progettazione moda, Fabrizio Casu, classe 1980.
Mi ha gentilmente rilasciato un'intervista, così conosceremo più da vicino la genesi della sua opera che andrà sicuramente ad arricchire e ad approfondire le nostre conoscenze su Maria Antonietta, e su una parte di storia del costume così affascinante quanto incredibile nella sua evoluzione.  



Come nasce la tua idea Fabrizio?

L'idea di questo libro nasce dal desiderio di creare un'opera polifunzionale: un po' biografia, un po' saggio sociologico, un po' manuale di storia del costume, un po' affresco "generazionale di un epoca". Mi piaceva l'idea di ricondurre tutti i cambiamenti culturali dell'ultimo quarto del '700 ad un prodotto proto-pop, la chemise appunto, che diventa espressione di modernità ed insofferenza alle gabbie sociali e fisiche


E il tuo interesse per Maria Antonietta a quando risale?

Maria Antonietta mi ha affascinato fin da piccolo quando prediligevo cartoni animati di carattere storico (il Tulipano Nero e Lady Oscar in primis). Mi appassiona soprattutto l'evoluzione umana di questo personaggio da figura acerba a donna forte e complessa. Una trasformazione umana che è il prodotto di un percorso personale e storico: il passaggio dalla civiltà aristocratica a quella borghese.
Maria Antonietta è figlia di questo passaggio, prima cavalcandolo (col suo amore per la semplicità delle chemise, per il sentimentalismo di Rousseau, per la privacy del Trianon, per le commedie satiriche di Beaumarchais, per la vita bucolica ed informale dell' Hameau) e poi subendolo con la Rivoluzione.
Una donna conservatrice e progressista allo stesso tempo.

Per la stesura del tuo libro hai fatto ricerche particolari?

Ho letto diverse biografie su Maria Antonietta (da Karolly Erickson a Evelyn Lever, passando per Joan Haslip e la mitica Antonia Fraser); poi ho consultato diversi manuali di modellistica storica (Janet Arnold) e di storia della moda ( Enrica Morini in primis). Mi sono immerso nella ritrattistica dell'epoca, da Gainsborough a Reynolds a David, integrando il tutto con i saggi di Benedetta Craveri e con quelli di sociologia dell'epoca moderna. Infine ho fatto una full immersion nella letteratura dell'epoca: dalla Nouvelle Eloise all'Emilio di Rousseau, da Paul et Virginie di Bernardin de Saint Pierre a Viaggio in Italia di Goethe.


Il tuo lavoro e la tua formazione sono stati in qualche modo fonte di ispirazione?

Data la mia formazione di fashion designer in qualche modo sono proiettato a vedere la modernità anche quando cito il passato, ho cercato di dare all'opera un taglio moderno, parlando della chemise come di un prodotto proto-pop; della liberazione del corpo come espressione protofemminista, cercando il più possibile collegamenti fra la fine del Settecento e l'attualità.


Parlaci della "chemise"

La chemise rappresenta lo sdoganamento dalla biancheria intima come capo formale (in modo non dissimile da come Madonna ha fatto col corsetto di Jean Paul Gaultier nel 1990), e rappresenta anche l'acquisizione da parte degli adulti di un indumento mutuato dal guardaroba infantile, le blouse inglesi ( in modo non dissimile dalla minigonna di Mary Quant negli anni 60 del XX secolo), ed infine è anche una divisa elitaria che diventa fenomeno di massa ( un po' come gli stili spontanei delle tribù giovanili del secolo scorso: punk, hippies ecc.).
La chemise, proprio per la sua neutralità di facciata (è total white, è destrutturato) raccoglie ed interpreta tutte le istanze culturali che incontra nel suo cammino: ritorno alla Natura, culto dell'Antico, esplosione del Sentimento...

Una sorta di new age ante litteram?

Perché no? Potrebbe essere un’interpretazione suggestiva! Sofia Coppola rende molto bene nel film Marie Antoinette, questo passaggio dall'eccentricità rococò alla semplicità neoclassica, come se il mondo Ancien Régime, percependo la sua prossima fine, esplodesse in un tramonto di inaudita bellezza.
Alla fine l'Hameau de la reine, visto due secoli e mezzo dopo, sembra quasi una comunità proto hippie con la sua apologia della campagna, l’esaltazione della vita all’aria aperta, il rifiuto totale dell’etichetta (e quindi del conformismo) ed infine l’amore per una moda informale ed esotica (le candide chemise appunto).

Grazie Fabrizio per la tua disponibilità

Grazie a voi. Ricordo che il libro si può ordinare nelle librerie oppure online su questo sito: 
... e in più si può scaricare la versione ebook dall'app store di Apple.


Qui in basso l'evoluzione della "chemise". Ringrazio Fabrizio per il materiale fotografico:










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