sabato 20 giugno 2015

Il guardaroba di Maria Antonietta

Il guardaroba della regina a Versailles
A Versailles il pianerottolo della scala della regina formava, sotto l' "ancien régime", un passaggio importante nel quotidiano della Corte, in particolare per ciò che riguardava il servizio del guardaroba.
Questa scala fungeva da accesso all'ala vecchia dove erano situati molti alloggi tra cui quelli delle amiche della regina, come ad esempio quello di Madame d'Ossun, la sua ultima addetta al guardaroba.
Il castello di Versailles conteneva precedentemente un numero impressionante di guardaroba che non disponevano sempre di un luogo fisso. Queste piccole parti di servizio erano in realtà delle camere destinate a contenere i vestiti e la biancheria e nelle quali vi dormivano alcuni servitori. 
Secondo le usanze del tempo, i servi e le cameriere dei nobili ereditavano i guardaroba dei loro padroni.
I dipendenti del guardaroba pulivano gli abiti, preparavano i canestri o le coperture e modificavano secondo le stagioni i vari oggetti di toelette tenendo un inventario.
Si è provato a situare i vari depositi del guardaroba di Maria Antonietta grazie alle carte degli edifici conservati agli archivi di stato e anche grazie ad uno studio topografico recente di un ricercatore americano William Ritchey Newton.

Pierre de Nolhac
scriveva già a questo riguardo, verso il 1900, che poteva "individuare nel castello le parti destinate a quest'impiego, anche se l'aspetto dei luoghi è cambiato."

mercoledì 17 giugno 2015

Rose Bertin, il ministro della moda

Mademoiselle Bertin in un ritratto giovanile -
collezione privata
Maria Antonietta è oggi considerata la prima icona della moda, qualcuno l'ha definita persino la "prima top model" della storia. Eppure il suo interesse per il look e l'abbigliamento fu lento e graduale. Quando era ancora una Delfina, si era limitata a seguire la moda ufficiale indossando solo abiti consigliati dalla sua dama di corte, la "Maestra d'abiti". Non aveva mai azzardato alcuna stravaganza nell'abbigliamento. Anzi, persino sua madre la criticò in una lettera per essersi lasciata andare alla "sciatteria". Ma all'ascesa al trono di Luigi XVI, la duchessa di Chartres e la principessa di Lamballe le presentarono Rose Bertin, la sarta, o "modista", venerata da tutte le dame della corte.

Rose, il cui vero nome era Marie Jeanne, era piccarda, e in pochi anni era riuscita nella sua ascesa grazie ad un raro talento di suprema maestra del frivolo, da umile crestaia ad Amiens, fino ad arrivare alla boutique di Mlle Pagelle "Le trait galant" in rue Saint-Honoré. Presto si mise in proprio aprendo un negozio sempre in rue Saint-Honoré, "Le grand Mogol". Vestiva attrici, mantenute, ricche borghesi e le più belle dame della corte. Mademoiselle Bertin operava in maniera molto semplice: dava disposizioni al sarto, il quale le restituiva un modello disadorno, su cui ella dava libero sfogo alla sua fervida immaginazione.

giovedì 11 giugno 2015

Carlo Giuseppe d'Asburgo Lorena

Carlo Giuseppe in una miniatura
conservata alla Hofburg di Vienna -
Gabinetto delle miniature 
Nato il 31 gennaio 1745, l'arciduca Carlo Giuseppe era uno dei fratelli maggiori di Maria Antonietta. Era il figlio maschio prediletto di Maria Teresa; di carattere vivace, con una lingua tagliente ma delicato di salute, era molto promettente e fin da piccolo aveva dimostrato grande interesse per la musica divenendo anche un bravo violinista.
Lui e il fratello maggiore, Giuseppe, non andavano d'accordo. Giuseppe già a sei anni derideva beffardamente Carlo in quanto figlio cadetto. Carlo a sua volta non rispettava la primogenitura di Giuseppe e anche in presenza di estranei si divertiva a canzonarlo e ad imitare la sua voce e i suoi gesti.
In poco tempo l'antipatia tra i due fratelli assunse dei toni preoccupanti, simili all'odio. I due fratelli si azzuffavano di frequente tanto che l'ultimo compleanno di Carlo fu festeggiato in sua assenza.
A quindici anni fu fidanzato con Maria Luisa di Spagna che in seguito avrebbe sposato il fratello Pietro Leopoldo.
Morì a soli 16 anni di vaiolo, il 18 gennaio 1761. Maria Teresa fu accanto al figlio fino alla fine stringendogli la mano, nonostante il parere contrario del medico di corte van Swieten. "Mamma non dovreste piangere tanto. Se fossi vissuto, vi sarei costato molte lacrime"...furono le sue ultime parole. Otto giorni dopo Maria Teresa era di nuovo a lavoro: "Il dovere pretende sconti anche dal mio dolore di madre", scrisse l'imperatrice. 

Qui in basso alcuni ritratti dell'arciduca:
L'arciduca Carlo in una miniatura conservata
alla Hofburg di Vienna -
 Gabinetto delle
miniature
L'arciduca Carlo (destra) assieme al fratello
maggiore, Giuseppe II





















Giuseppe II, l'arciduca Carlo e l'arciduca Pietro Leopoldo in un dipinto
conservato alla Hofburg di Innsbruck

lunedì 8 giugno 2015

Mademoiselle Zacharie, la favorita mancata

Mademoiselle Zacharie – in un disegno
di Alexandre Moitte
illustrante l'opera "Alcindor"
di Nicolas Dezède (1787) -
Victoria & Albert Museum
London (Harry Rawlins Beard Collection).
Mademoiselle Zacharie, detta "la petite Zacharie" era una cantante d'opera e ballerina che il duca di Fronsac, erede del dissoluto duca di Richelieu, presentò a Luigi XVI perché diventasse la sua favorita.

In quel periodo il sovrano aveva esternato il proprio interesse per un'attrice della Comédie Française e aveva perfino guardato con interesse una giovane dama con l'occhialino durante una partita a carte, arrivando a chiedere chi fosse. Questo atteggiamento fece chiacchierare la corte e allarmare Maria Antonietta che, in una lettera al fratello Giuseppe, scrisse che, qualora fosse nata una relazione amorosa, avrebbe fatto tutto il possibile per riprendersi il marito.

Tuttavia Luigi XVI trattò molto male il duca di Fronsac dicendogli: "Andatevene, Fronsac.... E' evidente di chi siete figlio....".

Nel febbraio del 1782, il re chiarì personalmente la propria posizione: "Tutti vorrebbero che mi prendessi un'amante, ma non ho alcuna intenzione di farlo. Non desidero ricreare la situazione dei regni precedenti".
Di fatto si creò un precedente perché la corte e la Francia erano abituate ad avere la favorita di turno alla quale addebitare tutti i mali del paese. Così, in mancanza di una favorita, fu Maria Antonietta ad essere bersagliata.

domenica 7 giugno 2015

"L'art de la Coeffure des Dames Françoises" di Legros de Rumigny


L'art de la Coeffure des Dames Françoises è un libro scritto da Legros de Rumigny, parrucchiere ufficiale alla corte di Luigi XV e in particolare di Madame de Pompadour, ricco di illustrazioni e descrizioni.

Prima di Maria Antonietta e del suo parrucchiere Léonard, Legros aveva già pensato ai 'pouf' e ne stava creando qualcuno per Mme de Pompadour.

Legros proveniva dalla cucina e dai fornelli del conte de Bellemane. Dal nulla al successo, morirà schiacciato dalla folla durante i festeggiamenti del matrimonio di Maria Antonietta, quando ormai aveva già perso la popolarità da diversi anni. I Goncourt scrivono che né Parigi, né sua moglie lo rimpiansero.

La Delfina e il Delfino si rammaricarono molto quando vennero a conoscenza del fatto che molte persone accorse per festeggiarli morirono per questo incidente. I corpi verranno sepolti nel cimitero della Madeleine, lo stesso dove verrà gettato il corpo della regina con la testa fra le gambe, 20 anni piu tardi.

Qui in basso alcune illustrazioni:

"La Gazette des atours" di Madame Elisabeth

Frontespizio della gazette des atours di
Madame Elisabeth
Esattamente come la regina, anche Madame Elisabeth aveva una Gazette des atours (gazzetta dell'abbigliamento). Questa Gazette è l'ultima posseduta dalla principessa, riguardante l'abbigliamento primavera-estate del 1792. Un documento interessante perché di lì a pochi mesi la principessa sarebbe stata rinchiusa al Tempio assieme ai sovrani. Essa raccoglie campioni di tessuto di seta, uno per ogni abito appartenuto a Madame Elisabeth. L'assenza di tessuti ricamati indica che alle Tuileries non si indossavano abiti di corte come a Versailles ma abiti molto semplici; sono presenti, invece, molte stoffe scure, nere e viola che indicano che Madame Elisabeth indossava abiti a lutto per la morte dell'imperatore Leopoldo II, fratello di Maria Antonietta, morto a Vienna nel marzo del 1792.

Era il re a determinare il periodo di lutto; il lutto veniva indossato dai 2 ai 6 mesi (grande lutto) nel primo periodo, e dai 3 giorni alle 3 settimane (mezzo lutto) nell'ultimo periodo.

La funzione della Gazette non è ancora del tutto chiara. Per molto tempo si è ritenuto che servisse per la scelta dei vestiti da indossare durante il giorno, apponendovi uno spillo sul pezzo di stoffa prescelto, ma in questa Gazette in particolare, l'assenza di tracce di spilli suggerisce piuttosto un uso contabile.
Qui in basso le pagine della gazette:

Maria Elisabetta d'Asburgo Lorena

Elisabetta bambina in un ritratto di
Martin van Meytens
"Non importa se la guarda un principe o una guardia svizzera. A Elisabetta basta l'ammirazione di chiunque per sentirsi contenta". Così parlava Maria Teresa a proposito della figlia Maria Elisabetta. 

Nata a Vienna il 13 agosto 1743, Elisabetta era una delle sorelle maggiori di Maria Antonietta. Per concordi testimonianze, la principessa era la figlia più bella dell'imperatrice e aveva ereditato dalla nonna paterna, Elisabetta Carlotta d'Orleans, non solo il nome ma anche i modi franchi e civettuoli. Dal comportamente lunatico e senza nessuna dote particolare, la principessa era comunque ritenuta dalla madre un'ottima pedina politica.

Il padre aveva progettato per lei un matrimonio con il proprio nipote, il duca di Chablais, scartato da Maria Cristina, innamorata di Alberto di Sassonia Teschen. Alla ribalta era venuto a proporsi anche Stanislao Poniatowki, presto scartato a causa del suo regno incerto ma soprattutto per non incorrere nell'ira dell'amante di lui, Caterina II di Russia.

venerdì 5 giugno 2015

Léonard

Léonard acconcia Maria Antonietta.
Immagine tratta dalla copertina del libro
"Souvenirs de Léonard"
Scrive Madame de Genlis a proposito di Léonard: "Léonard arrivò: arrivò e divenne re"
Una sera, all'Opera, Maria Antonietta vide una cantante acconciata da Léonard e lo volle conoscere. E' curioso notare che anche Sissi, un secolo più tardi, avrebbe affidato la sua chioma a Fanny Angerer, pettinatrice al Teatro della Hofburg, il Burgtheater, ideatrice di acconciature per le attrici dell'epoca.

Le pettinature alte e incredibili create da Léonard venivano esibite solo sul palcoscenico e fu la regina ad introdurle a corte. Le vecchie dame gridarono d'orrore: come poteva la regina di Francia affidare la sua testa ad un uomo che toccava anche i capelli di mademoiselle Guimard o di qualsiasi altra grue del Palais-Royal?
Ma la regina non rinunciò al suo Figaro, del resto le pettinature ideate da Léonard erano veri e propri capolavori architettonici e Maria Antonietta non sarebbe stata regina se non fosse stata la prima in ogni follia.

Già negli ultimi anni di regno di Luigi XV era stata attribuita un'importanza sempre maggiore alle chiome femminili e ai loro ornamenti e le dame di corte si erano man mano abituate a stare pazientemente in posa mentre i loro capelli venivano avvolti in rotoli di carta, arricciati con ferri caldissimi, inumiditi con succo di ortica, pettinati e ripettinati e infine incipriati con una mistura nutriente a base di radici di rosa, legno d'aloe, corallo rosso, ambra, fagioli e muschio. Per diversi anni le chiome femminili erano aumentate sempre più d'altezza mediante l'aggiunta, ai capelli naturali, di capelli finti. Prima dell'avvento di Léonard, Legros de Rumigny, parrucchiere ufficiale alla corte di Luigi XV, e in particolare di Madame de Pompadour, aveva già pensato ai "pouf" e ne aveva creato qualcuno per la marchesa.

I segreti di bellezza di Maria Antonietta

Maria Antonietta davanti alla sua toilette
in una rappresentazione allegorica
di Jean Baptiste Chapuy,
che fa da frontespizio
all'opera "Coiffures de dames",
una raccolta di disegni raffiguranti
le creazioni del parrucchiere Depain, dal 1777 al 1790.
"Una scatola di cipria, un piumino di cigno, una scatola di pomata di ferro bianco, una bottiglia d'acqua per i denti". Erano questi i soli prodotti di "bellezza" che la regina possedeva alla Conciergerie, come si evince da Lafont d'Aussonne che in un suo libro del 1825, fa l'inventario dei miseri arredi della cella di Maria Antonietta.
Fa effetto paragonare questi pochi e semplici prodotti, all'opulenza alla quale la regina era abituata. Maria Antonietta teneva particolarmente alla sua persona e alla sua immagine. Non solo vesti, acconciature e gioielli occupavano la sua giornata ma anche la cura del corpo e la scelta dei profumi.
Di sicuro le sane abitudini igieniche erano un retaggio dell'educazione appresa in Austria; in alcune istruzioni dell'imperatrice, rilasciate alla governante delle sue figliole, Giovanna e Josepha, si apprende che Maria Teresa si raccomandava che le sue bambine venissero lavate e pettinate tutti i giorni, senza eccezioni.
A Vienna le governanti usavano per la piccola Antonia e le sue sorelle "olio di rose" per la cura del viso, "acqua di rose" per le loro toilette e "essenze di violette" come profumo. Curavano inoltre la loro pelle con delle creme di ‘’pasta di rose’’.
Eppure, da una lettera di Maria Teresa indirizzata a Maria Antonietta, datata 1° novembre 1770, si evince che a 15 anni, la futura regina della moda, sofisticata e attenta all'igiene, era ancora un maschiaccio poco curato: 

"Vi prego, non lasciatevi andare alla trascuratezza; non si confà alla vostra età, e ancor meno alla vostra condizione; essa porta con sé sporcizia, sciatteria, e indifferenza anche in altre sfere, e sarebbe un male per voi [...]La Windischgraez, che è felicemente arrivata, per quanto piuttosto stanca, mi ha confermato che quando volete siete davvero affabile e seducente. Mi ha anche assicurato che, pur non avendo ella potuto parlarvi con comodo, avete di che essere contenta; tuttavia, non potendosi rifiutare di rispondere in tutta franchezza alle mie domande, mi ha infine confessato che vi trascurate non poco, anche riguardo alla pulizia dei denti; sapete che quello è un punto fondamentale, così come la vostra figura, che ella ha trovato molto peggiorata. Siete ora nell'età in cui ci si forma; è il momento più critico. La Windischgraetz ha anche aggiunto di avervi vista assai male acconciata e di aver osato parlarne con le vostre dame. Mi dite che a volte indossate abiti del vostro corredo: quali avete conservato? Ho pensato che, se mi inviate le vostre misure esatte, potrei farvi confezionare qui dei bustini o dei corsetti. Dicono che a Parigi siano troppo rigidi; successivamente ve li invierei tramite corriere".

lunedì 1 giugno 2015

L'aspetto fisico di Maria Antonietta

Maria Antonietta in un ritratto di Drouais - Hotel Bristol
Una domanda sorge tra tutte spontanea: che aspetto aveva Maria Antonietta?

Possediamo diverse testimonianze coeve che sono tutte più o meno unanimi nell'affermare che la regina, più che dotata di una perfetta bellezza, possedesse qualcosa di più impalpabile ma non per questo meno evidente, ciò che oggi definiremmo "allure". Come scrive Zweig nella sua celebre biografia, Maria Antonietta era "delicata, snella, graziosa, brillante, civettuola.... la dea del Rococò, il tipo esemplare della moda e del gusto dominanti.... un fascino troppo fugace e raffinato perché lo si possa del tutto indovinare attraverso i ritratti".

Gervaso più sinteticamente scrive: "La figlia dell'imperatrice era una ragazza piacente ma non bella".
Maria Antonietta aveva diversi difetti, inutile negarlo, ma non per questo risultava essere meno interessante.

Una forte miopia e uno strabismo di Venere, rendevano il suo sguardo dolce e sognante, il colore dei suoi occhi era di una tonalità azzurra ereditata dalla madre, un celeste ribattezzato "azzurro imperiale" in onore dell'imperatrice. Aveva le sopracciglia arcuate e la fossetta sul mento, eredità di suo padre. Una spalla era leggermente più alta dell'altra, in parole povere aveva la scoliosi, un difetto comune a molti adolescenti e che all'epoca veniva raddrizzato con l'utilizzo dei busti fin dalla più tenera età. Sappiamo che Maria Antonietta in Francia, si rifiutò per un certo periodo di indossarne uno, probabilmente perché voleva sentirsi più libera e sbarazzina come una qualsiasi adolescente. Dovette intervenire la madre da Vienna per convincerla a cambiare idea.

Castelot, suo grande biografo, scrive: "Osservandone i ritratti possiamo renderci conto dei difetti di quel volto, nondimeno tanto attraente: una fronte troppo spaziosa, un naso un po' grosso, occhi da miope, mento pesante. Con gli anni, il famoso labbro austriaco si è accentuato: labbro borgognone sarebbe più esatto dire, giacché il primo a inalberarlo fu Carlo il Temerario. Ma ciò che sfigurerebbe un altro viso, qui non si nota nemmeno. Non si vede che quella smagliante carnagione di bionda, quella pelle incomparabilmente vellutata, quel collo greco, quella vita lunga, quel seno un po' pesante, forse, ma bello, quel corpo che si indovina fatto per l'amore".

Castelot parla di labbro borgognone, forse ricordando la descrizione dell'anziano cardinale de Rohan, mandato a Vienna perché desse un giudizio di prima mano sullo sviluppo fisico di Maria Antonietta: "L'Arciduchessa/Delfina ha misure proporzionate per la sua età, snella senza essere scarna o sgraziata, è una giovinetta non ancora sbocciata. E' perfettamente ben fatta e tutti i suoi movimenti sono aggraziati. I suoi capelli di un biondo puro non hanno il benché minimo accenno di riflesso, né sono tendenti al rosso. Essi sono ben piantati ma si teme che la fronte sia stempiata. Ciò è dovuto all'abitudine della governante che amava vedere la fronte libera dai capelli, e che stringendo la fronte della principessa con una fascia di lana, ha diradato i capelli all'attaccatura. Ha quindi la fronte leggermente alta, ma molto bella. La forma del suo volto è di un ovale perfetto, le sopracciglia sono folte come possono esserlo in una persona bionda, e un tantino più scure dei capelli, le ciglia sono di incantevole lunghezza. I suoi occhi sono blu senza essere tenui, e ti osservano con una vivacità piena di spirito. Il naso è aquilino, troppo affilato forse, ma il risultato dà un'impressione di delicatezza e distinzione, credo. Ha una bocca piccola, scarlatta come una ciliegia, le labbra sono piene, specialmente quello inferiore, che è, com'è noto, il tratto distintivo della Casa di Borgogna. Non è forse incredibile che questo (il labbro) sia stato tramandato ai giorni nostri da generazioni, dalla Duchessa Maria la Grande, vale a dire da trecento anni? E' questo è solo la minima parte del suo retaggio. Ah! Luigi XI, che cosa hai fatto! 
La morbidezza della sua pelle è prodigiosa e il suo candore abbagliante; ha colori naturali e ben distribuiti che la dispenseranno dall'uso del rossetto. Il suo portamento è quello di una persona che sa di essere la figlia dei Cesari. Il suo volto assume diverse espressioni ma è sempre fiero. La dignità naturale è temperata dalla sua naturale dolcezza e dalla semplicità della sua educazione. Non credo che i francesi possano rifiutarsi, vedendola, di provare un sentimento di affetto misto a profondo rispetto."
In realtà pare che l'antenato che trasmise la famosa bazza asburgica fosse una donna, Cimburga di Masovia, una nobildonna polacca.
Il difetto riguardava la mandibola, più sporgente rispetto alla mascella, insomma ciò che si dice prognatismo. In alcuni Asburgo il difetto era molto evidente ma in Maria Antonietta non più di tanto anche perché a Vienna, prima di partire per la Francia, portò per un periodo di tre mesi un apparecchio per i denti atto a raddrizzarle, non solo i denti, ma per quanto possibile il prognatismo.

Maria Antonietta nelle vesti di Ebe.
Particolare del ritratto di Drouais. Chantilly -
Museo Condè
Sempre Castelot scrive: "Malgrado la fronte alta e convessa, i denti mal piantati, il naso piuttosto aquilino, il labbro inferiore che già ricade sdegnosamente, essa è adorabile. Il precettore, l'abate Vermond, pur taciturno di natura, dice di lei con entusiasmo:"Facce più belle, quanto a regolarità, se ne possono trovare; ma non credo che se ne possano trovare di più attraenti". Un altro ne porta ai sette cieli la seta dei biondi capelli, va in estasi davanti agli 'occhi azzurri senza essere scipiti', ammira soprattutto il 'collo greco' e il 'puro ovale del volto'. Uno straniero, comunque, è inglese per la verità, trova che quell'ovale è 'troppo oblungo', che quegli occhi 'troppo accesi'. Ma c'è un particolare sul quale a Vienna sono tutti pienamente d'accordo, un particolare che un domani entusiasmerà Versailles: la perlacea bianchezza della carnagione di Madama Antonia; una carnagione 'abbagliante', dirà qualcuno. Un discepolo di La Tour, Ducreux, l'anno prima era stato a Vienna a dipingerne il ritratto, aveva afferrato nel suo giovane modello quel modo già fiero di portare la testa, 'attaccata in modo che ogni movimento abbia nobiltà'. Il quadro lascia diggià presagire la grazia nel contegno, che un giorno diventerà il celebre portamento da regina di Maria Antonietta".

Insomma la regina possedeva una aura di leggiadria dovuta alla grazia e all'inimitabile gentilezza dei suoi atteggiamenti più che una bellezza nel senso stretto del termine.

"Non si hanno occhi che per la Regina" - scrisse Horace Walpole - "Le Ebe e le Flora, le Elene e le Grazie non sono che donne di strada in suo confronto. Che segga o che stia in piedi, è la statua della bellezza. Quando si muove è la personificazione della grazia. Indossava un abito d'argento inghirlandato di rose, pochi diamanti e piume sul capo. Non notai altre signore, ma forse perché la Regina con la sua bellezza le eclissava tutte." 

E ancora Madame Vigée Le Brun, sua pittrice, che ebbe modo di osservarla a lungo: "Era allora in tutto il fulgore della gioventù e della bellezza. Maria Antonietta era alta, meravigliosamente ben fatta, piuttosto robusta senza esserlo eccessivamente.
Le braccia erano superbe, le mani piccole, perfette di forma, e i piedi incantevoli.
Era la donna di Francia che camminava meglio, reggendo la testa molto alta, con una maestà che dava a riconoscere la sovrana in mezzo a tutta la sua corte.
Le sue fattezze non erano per nulla regolari; aveva ereditato dalla famiglia quell'ovale lungo e stretto particolare alla nazione austriaca.
Ma la cosa più notevole del viso ero lo splendore del colorito.
Non ne ho mai veduti di così splendenti, e splendente è la vera parola; la pelle era infatti così trasparente che non assumeva ombre.
Non mi riusciva, pertanto, di rendere l'effetto a piacer mio: per dipingere quella freschezza, quei toni così fini non appartenenti che a quell'incantevole volto e che non ho mai riscontrato in nessun'altra donna, mi mancavano i colori".


Ritratto attribuito a Jean-Laurent Mosnier
Il paggio du Tilly, che trovava la regina antipatica, così si esprimeva descrivendola: "Aveva qualcosa che su un trono vale meglio di una bellezza perfetta: il portamento di una sovrana [...] Aveva occhi che non erano belli ma capaci di ogni espressione, la benevolenza o l’avversione si dipingevano in quello sguardo più singolarmente di quanto abbia mai visto in altre. Non sono sicuro che quel naso fosse adatto al suo viso. La bocca era decisamente brutta, quel labbro, sporgente e qualche volta cadente è stato citato come qualcosa che dava alla sua fisionomia un’aria nobile e distinta, non sarebbe potuto servire che a manifestare collera e indignazione che non sono l’espressione abituale della bellezza. La sua pelle era ammirabile, le spalle e il collo altrettanto, il petto era troppo pieno e la figura avrebbe potuto essere più elegante, non ho mai più visto delle mani e delle braccia altrettanto belle. Aveva due modi di camminare: uno fermo, un po’ affrettato e sempre nobile; l’altro più molle e bilanciato, direi più molle e carezzevole ma per questo non ci si dimenticava di portarle rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, salutando dieci persone piegandosi una volta sola, e dando con la testa e con lo sguardo ad ognuno ciò che gli spettava: in una parola, se non mi sbaglio, come si offre una sedia alle altre donne, veniva spontaneo offrirle il trono.”

Molti contemporanei, dal conte Séneffe al giovane Camille Desmoulins, rimanevano colpiti dalla sua aria altera e dallo sguardo arrogante. "Se non fossi regina", diceva Maria Antonietta alla Vigée Le Brun, "si direbbe che ho l'aria insolente, nevvero?".
Maria Antonietta possedeva qualcosa che per un trono valeva più di una bellezza perfetta, il portamento.

Emblematico è il racconto di François Cognel, giovane lorenese che insieme a due suoi amici visitò il Trianon nel 1789, prima che i sovrani fossero condotti a Parigi: "Nel momento in cui stavamo per uscire, ci fu annunciato l'arrivo di Maria Antonietta, e siccome non avevamo il tempo di raggiungere il cancello del giardino, la guida ci fece entrare nella stalla. La regina, che era accompagnata da una dama di Corte, se ne accomiatò e si inoltrò da sola in direzione della latteria.
Indossava una semplice veste di lino, un fazzolettone e una cuffia di merletto: sotto quei modesti abiti, ella pareva ancora più maestosa che nel grande costume in cui l'avevamo vista a Versailles.
Ha un modo di camminare tutto speciale; i suoi passi non si distinguono, scivola, ecco, con impareggiabile grazia; rialza molto fieramente la testa, quando, come in quel momento in cui non la vedevamo, ritiene d'esser sola.
Passò vicinissima al luogo in cui eravamo, e noi avemmo, tutti e tre, come l'impulso di piegare le ginocchia nel momento in cui passava...".


Le misure della regina nel livre journal di Mme Eloffe
La sua andatura fu sempre leggera e carezzante, nonostante con la maturità avesse assunto delle forme generose. Sappiamo dalla sua sarta, madame Eloffe, che la regina aveva un giro vita di 58/59 cm e 109 cm di giro petto. Delle misure, per i canoni d'oggi, un po' ridicole ma che si addicevano a meraviglia alla moda di allora.

La reale struttura fisica della regina ha sempre suscitato molta curiosità, specie se si fa riferimento alle singolari misure che la sua sarta ci ha lasciato. La sua statura si aggirava intorno ai 5 piedi e 6 pollici, vale a dire tra 1m e 68 cm e 1 m e 70 cm. Indossava il 36 e 1\2 di scarpa. Delle misure di tutto rispetto per una ragazza che rispecchiava perfettamente i canoni estetici del suo tempo.
Eppure da adolescente la regina era molto esile e quasi priva di seno. Questa sua " carenza" era motivo costante di cruccio, in particolare per la struttura del vestiario di Corte che richiedeva l'esposizione di un bel décolleté. L'Imperatrice Maria Teresa imputava lo scarso sviluppo fisico della figlia ad un'alimentazione a suo dire sballata. Secondo "maman", una moglie troppo magra non era appetibile per un giovane marito e ancora una volta la povera Maria Antonietta si trovò ad essere colpevolizzata per quello che era un normale ritardo nel comune processo di formazione fisica di ogni donna. Un aneddoto in proposito ricorda che seguendo le direttive dell'Imperatrice ( come sempre), la regina mandasse ogni di notte in segreto una sua femme de chambre per procurarsi in dispensa una sorta di poltiglia realizzata con uova sbattute mescolate e cognac. Questa sorta di zabaione alcolico, veniva in parte mangiato e in parte applicato sul seno. Non sapremo mai se l'intruglio funzionasse davvero, fatto sta che il seno crebbe col tempo, anche grazie ad un regime alimentare, sia pur frugale, che aveva come base il consumo del latte, che la regina assumeva volentieri accompagnando la bevanda con delle fragole. Col passare degli anni, soprattutto dopo le gravidanze, la regina mise su chili. Il  fratello Giuseppe, dopo averla rivista per la seconda volta, scrisse a Cristina che la loro sorella era diventata una "grassa ragazza tedesca".

E i capelli? di che colore erano i capelli della regina. Sotto strati di cipria, attraverso i ritratti, è impossibile capirlo. Concordi testimonianze parlano di capelli biondi ma si è discordi sulla tonalità; c'è chi parla di biondo cenere, chi di castano chiaro nella maturità, chi addirittura di "biondo fragola". Madame Du Barry la chiamava la "petite rousse", alludendo ai riflessi ramati dell'allora Delfina. Zweig parla di "chioma opulenta che passa dal biondo cenere a bagliori e riflessi rossastri". Queste affermazioni contrastano con la testimonianza dell'anziano cardinale di Rohan che definì i capelli di Maria Antonietta di un biondo puro senza il minimo riflesso, né tendenti al rosso.

Maria Antonietta in un ritratto preparatorio
di Madame Vigée Le Brun. Per questo ritratto
la pittrice richiese espressamente alla regina
di posare con i capelli sciolti, naturalmente
acconciati e senza cipria.

 
Ciocca di capelli della regina in un medaglione conservato
al museo Carnavalet











Ci sono pervenute diverse ciocche di capelli della regina, una in particolare, conservata al museo Carnavalet di Parigi, può dare un'idea del colore, molto simile ad un ritratto preparatorio eseguito dalla Le Brun, un colore definito biondo veneziano o più semplicemente "biondo Tiziano", e che fu retaggio di molte principesse di casa Asburgo.

Qui in basso Maria Anna d'Asburgo, infanta di Spagna e imperatrice consorte del Sacro Romano impero, trisavola di Maria Antonietta e Maria Leopoldina imperatrice del Brasile, pronipote della regina. Il colore dei loro capelli è molto simile a quello dei capelli di Maria Antonietta.