domenica 6 dicembre 2015

Mozart e Maria Antonietta

Il 5 dicembre 1791 moriva Wolfgang Amadeus Mozart, tra i più grandi geni musicali di tutti i tempi. Questa stampa francese, qui a sinistra, del 1800, che mostra il funerale di un povero, apparteneva a Ludwig van Beethoven che la conservò come simbolico ricordo della sepoltura di Mozart in una fossa comune al cimitero di Saint Marx.

Molto si è detto sul fatto che nessuno della famiglia di Mozart, né amici e né conoscenti, fosse presente alle sue esequie; le testimonianze coeve giustificano questo fatto asserendo che al momento del funerale ci fosse maltempo. A dire il vero, secondo un cronista dell'epoca, il giorno della sepoltura, due giorni dopo la morte, il tempo sarebbe stato mite, anche se un po' nuvoloso. Si trattò di un funerale di terza classe, vale a dire il più economico; i Mozart avevano problemi finanziari e probabilmente fu lo stesso Wolfgang a lasciar detto di volere un funerale il meno pomposo possibile, in linea con le sue idee illuministe. 
Va comunque specificato che non era consuetudine accompagnare la salma fino al cimitero ma piuttosto si accompagnava il caro estinto fino alla porta della città. Anche nel film "Marie Antoinette" di Sofia Coppola, si nota questo particolare nella scena in cui i sovrani non accompagnano, se non con lo sguardo, la bara del Delfino Louis Joseph, che si allontana seguita da alcun corteo, su un carro funebre diretto a Saint-Denis.

Oggi però non parleremo dei lati oscuri che circondano la morte di Mozart e del suo strano funerale ma piuttosto dei suoi rapporti con la corte di Maria Teresa, dove conobbe Maria Antonietta che era sua coetanea.

***

Serenata per il matrimonio di Giuseppe II e Isabella di Parma
Un enorme dipinto conservato a Schoenbrunn, raffigura un concerto in onore del matrimonio del principe ereditario Giuseppe con Isabella di Parma. Seduti tranquilli in prima fila ai due lati dei genitori, i discendenti imperiali ascoltano la serenata in tenuta di gala. Parecchi di loro sono ancora talmente piccoli che i piedi non arrivano a toccare il pavimento. Sotto lo sguardo della sua governante, Maria Antonietta (di cinque anni), ben curata e con i capelli incipriati, siede eretta ed elegante con il suo abitino color azzurro cielo.
Nel grande dipinto figura anche il piccolo Mozart accanto al padre Leopold. In realtà Mozart non assistette al concerto ma fu comunque inserito nel dipinto su richiesta di Maria Teresa che intendeva in questo modo omaggiare il piccolo artista.

La musica rivestiva un ruolo importante tra i passatempi dell'augusta famiglia. Il nonno di Maria Antonietta, Carlo VI, era stato un eccellente suonatore di clavicembalo e di violino. A Maria Teresa piaceva cantare, l'Imperatore Francesco Stefano gradiva molto la calda voce da contralto della moglie. La famiglia imperiale tendeva ad incoraggiare i musicisti e quando l'imperatrice sentì parlare di un certo Mozart, un bambino prodigio di Salisburgo, che doveva giungere a Vienna nel 1762, lo invitò alla Hofburg.

lunedì 30 novembre 2015

Il "Petit Trianon" di Maria Amalia

Questa villa abbandonata si chiama Casino dei Boschi e sorge nella campagna circostante la città di Parma nei comuni di Collecchio e di Sala Baganza all'interno dei Boschi di Carrega. Apparteneva alla sorella di Maria Antonietta, la duchessa Maria Amalia di Parma. Anche la duchessa come sua sorella amava stare lontana dalla corte (soprattutto dal marito) e questa villa era per lei ciò che il Petit Trianon fu per Maria Antonietta. Il casino fu progettato tra il 1775 e il 1789 dall'architetto francese Petitot, e fu costruito su un preesistente casino di caccia. Leggenda vuole che la duchessa vi incontrasse i suoi numerosi amanti. Nell'Ottocento Maria Luigia lo fece ristrutturare in stile neoclassico e fece rimodernare i giardini in stile inglese. Attualmente la proprietà appartiene ai principi Carrega di Lucedio. Il parco è visitabile ma non l'interno della villa, che versa in uno stato di desolante abbandono. 

martedì 24 novembre 2015

L'album ricordo del Petit Trianon

Tra il 1779 e il 1789, Richard Mique e Claude-Louis Chatelet, ricevettero a più riprese un compenso per la realizzazione dei piani e delle vedute del Petit Trianon, ordinati da Sua Maestà. 

Per i suoi ospiti più prestigiosi, Maria Antonietta aveva un'attenzione particolare, affinché essi conservassero un ricordo della sua piccola ma preziosa dimora. Ogni ospite speciale che aveva avuto l'onore di essere invitato al Petit Trianon, riceveva dalla Regina stessa un album ricordo: l'album era composto da una serie di acquarelli realizzati da Claude-Louis Chatelet che illustravano gli edifici e i giardini del Petit Trianon. Tra i vari ospiti che ricevettero dalle mani di Maria Antonietta questo prezioso regalo si annoverano: Gustavo III di Svezia, il futuro zar Paolo I e sua moglie, e i fratelli della regina, Giuseppe II e l'arciduca Ferdinando d'Asburgo Lorena-Este. Per quest'ultimo Maria Antonietta ebbe un'attenzione speciale. Era il fratello prediletto che era stato compagno di giochi e di studi in Austria, il più vicino d'età. Il fratello che l'aveva accompagnata all'altare il giorno del suo matrimonio per procura.

Feste notturne al Petit Trianon

A partire dal 1775, Maria Antonietta dette molte feste nei giardini della sua dimora al Petit Trianon. Il luogo si prestava mirabilmente a queste attività effimere riservate ad uno stretto numero di privilegiati. Il pittore Claude-Louis Châtelet ci ha lasciato preziose testimonianze nei suoi dipinti.  Il 26 luglio 1781, il padiglione del Belvedere, edificato nel 1777 su una collinetta dominante un piccolo lago artificiale, fu illuminato di sera in onore del conte di Provenza. Il risultato fu così felice che la regina fece replicare l'attrazione agli inizi del mese di agosto dello stesso anno, in occasione della seconda visita di suo fratello, l'Imperatore Giuseppe II
Illuminazione notturna al Belvedere nel 1781, Claude-Louis Châtelet. Non è possibile stabilire a quale evento questo quadro si riferisca; se alla festa data in onore del conte di Provenza o se alla festa data in onore dell'Imperatore Giuseppe II. Il quadro, di proprietà del castello di Versailles, rimane comunque una preziosa testimonianza delle feste notturne volute dalla regina nel suo piccolo regno d'Arcadia.
Dalle memorie del conte Liedekerque-Beaufort, paggio del conte di Provenza, abbiamo un resoconto della festa organizzata al Petit Trianon per il fratello della regina:

venerdì 20 novembre 2015

Danze a corte

"La notte scorsa mi sono intrufolato al ballo mascherato e dal momento che ho una folla di veri amici, mi hanno messo al tavolo degli ambasciatori, appena dietro la famiglia Reale. Il ballo ha avuto luogo nella sala di spettacolo la più luminosa al mondo, dove il gusto vince ancora sulla ricchezza. Una parola  d'altronde sarà sufficiente per tutto quello che ho da dirvi: si aveva occhi solo per la Regina. Le Ebe e le Flora, le Elene e le Grazie sono solo delle passeggiatrici di strada al suo confronto. Quando è in piedi o seduta, è la statua della bellezza, quando si muove, è la grazia in persona. Aveva un abito d’argento ricoperto di oleandri, pochi diamanti e piume sul capo. Si dice che danzi fuori tempo ma allora è il tempo che ha torto! ....Vi furono otto minuetti e, oltre alla Regina e alle Principesse soltanto otto dame vi presero parte. A me quelle danze non hanno fatto una grande impressione, tranne un passo a due eseguito dal Marchese di Noailles e da Madame Holstein. In fatto di bellezze, non ne ho veduta alcuna, o forse la Regina le offuscava tutte. Dopo il minuetto, sono venute le contraddanze, piene di confusione per le lunghe code delle sottane, le trecce ancora più lunghe e i panieri. Poiché il caldo era soffocante, gli abiti erano di garza o di seta leggera e non mi sono sembrati di gusto mirabile. Negli intervalli della danza, alla Famiglia Reale e ai ballerini venivano presentate ceste di pesche, di aranci e mandarini fuori stagione, di biscotti, di gelati, e poi vino e acqua. Il ballo è durato due ore giuste. Il Sovrano non ha danzato, ma nei due primi giri del minuetto, la stessa Regina non deve volgergli il dorso; lei ha, del resto, fatto tutto questo divinamente..."

domenica 15 novembre 2015

Il minuetto di Mademoiselle di Lorena

I balli di corte a cui presenziava il sovrano dovevano essere "aperti" dal re (o da un suo delegato) che ballava il cosiddetto "minuetto d'apertura" seguito dai principi del sangue: il re apriva le danze ballando con la dama prescelta (che per tradizione doveva essere una duchessa), poi a seguire entravano i vari principi e membri della corte secondo un rigido schema di priorità.

Prima della data fissata per il matrimonio di Maria Antonietta con il delfino, Madame di Brionne-Lorena era andata a far visita a Mercy per chiedergli se non potesse ottenere per la figlia mademoiselle di Lorena "una distinzione" in occasione del matrimonio dell'arciduchessa, sua cugina in nono grado.


domenica 8 novembre 2015

Come Maria Antonietta....

Eugenia in un ritratto di Winterhalter 
Il glamour di Maria Antonietta è sempre stato un punto di riferimento e fonte di ispirazione per le signore dell'alta società.  Dame e teste coronate, specie nel XIX secolo, si facevano fotografare con abiti ispirati alla regina, per avere almeno per un attimo il piacere di sentirsi come Maria Antonietta.

Tra le sovrane che subirono il fascino della Reine, la più famosa è senza dubbio Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III, imperatrice dei francesi. Sempre criticata per le sue mode, i suoi gusti o i suoi gesti, Eugenia era al centro di tutti i pettegolezzi. Come Maria Antonietta, nel secolo precedente, ella divenne la detentrice della supremazia in campo di moda. Quando, nei primi anni '50 dell'ottocento, iniziò ad indossare le ampie e voluminose crinoline, create per lei da Worth proprio per emulare i paniers portati da Maria Antonietta, tutta Europa la imitò. Cosi come fece, quando alla fine degli anni '60 le abbandonò per i cul de paris. La sua passione per la regina si faceva sentire anche in questo campo; le ampie gonne, i sofisticati arricchimenti dei tessuti, tutto era ispirato alla moda di Maria Antonietta. Eugenia, vista la similitudine delle loro posizioni, avvertiva una profonda comunanza con la sventurata regina. Cercava libri, oggetti qualsiasi cosa che fosse legata o che parlasse della regina. Fino al punto che fu la prima a creare un museo interamente dedicato a Maria Antonietta, al Petit Trianon.
La sua passione, la spinse anche a farsi ritrarre nella stessa posizione della regina, con il figlio in braccio, in un abito rosso bordato di pelliccia, molto simile a quello indossato da Maria Antonietta nel celebre dipinto con i figli. 

La crisi del governo, aggravò la posizione mai troppo solida della sovrana. Se meno di un secolo prima, Maria Antonietta era colpita dal grido di "A morte l'Austriaca!", ora era Eugenia ad essere colpita dal grido di "A morte la Spagnola!"
Questo avvenimento, rese ancora più forte la comunanza che Eugenia sentiva con la regina. Per sua fortuna, il suo destino, anche se duro, fu meno tragico. Perse il trono, ma non la vita. Curiosamente anche Eugenia, come Maria Antonietta, trovò un amico devoto come Fersen, il diplomatico italiano Costantino Nigra che secondo la leggenda fu suo amante.

Eugenia con un abito ispirato a Maria Antonietta 
***

L'antagonista di Eugenia, la contessa di Castiglione, fu immortalata con una veste ribattezzata "Marquise Mathilde" in onore di Matilde Bonaparte che aveva organizzato il ballo in maschera nel quale la contessa indossò un abito chiaramente ispirato all'epoca di Maria Antonietta:




















***

La principessa Luisa, figlia della regina Vittoria, con un costume ispirato a Maria Antonietta



















***

Luisa Antonietta d'Austria-Toscana vestita come Maria Antonietta:


Luisa discendeva dall'imperatrice Maria Teresa attraverso Leopoldo e Maria Carolina che erano avi del padre; anche la madre discendeva da Maria Teresa attraverso la duchessa di Parma Maria Amalia. La madre era inoltre discendente del conte d'Artois essendo la nonna figlia del duca di Berry. 
Luisa amava molto la figura di Maria Antonietta, alla quale si sentiva affine non solo per un legame di sangue ma anche per lo stile di vita e per una notevole somiglianza. La principessa lasciò scritto:
"Credo di aver sempre posseduto la volontà maschile di Maria Teresa e di Maria Antonietta, sicuramente ho ricevuto in eredità il suo coraggio dinanzi alle difficoltà. Come lei, ho sperimentato calunnie, umiliazioni, travisamenti, separazioni amare, e come lei (fino ad ora) ho sempre disdegnato di dare spiegazioni."

***

Una fotografia di Nadar del 1887 che immortala la piccola Andrée Worth abbigliata come Maria Antonietta. Nipote di Charles Frederick Worth, inventore della "haute couture", Andrée sposò Louis Cartier. 
Questa fotografia fu esposta nel 1977 all'esposizione "L'Atelier Nadar et la Mode, 1865-1913".


Qui in basso una foto della Worth Fashion House di Parigi, del 1910. Appeso alla parete possiamo notare una copia del famoso ritratto di Maria Antonietta con una rosa, opera di Madame Vigée Le Brun. La regina, la prima vera icona della moda, ispirò tantissimo Worth. 




***

Grace Kelly in "Caccia al ladro" di Alfred Hitchcock (1955), con un abito indossato per le scene del ballo in maschera. La costumista, Edith Head, si ispirò a Maria Antonietta:



Madonna veste i panni di Maria Antonietta in un memorabile live agli MTV Video Music Awards nel 1990 con il suo corpo di ballo rigorosamente in pieno stile XVIII secolo:



venerdì 6 novembre 2015

All'asta i cimeli di Maria Antonietta

Il 3 novembre scorso Christie's ha aperto a Parigi un'asta eccezionale riguardante Maria Antonietta.

L'incredibile lotto composto di oggetti rari, cimeli e ritratti della Regina, proviene da diverse collezioni private. Un'asta che dovrebbe far incassare  una cifra che va dai 650.000 euro al milione di euro.

E' la prima volta dopo decenni che non si teneva più un'asta di questa portata riguardante Maria Antonietta.

Alcuni pezzi sono già stati venduti, tra cui il piccolo ritratto di D'Agoty, aggiudicato dal castello di Versailles per 37.500 Euro.


Qui in basso alcuni oggetti e ritratti facenti parte del prezioso lotto:

martedì 3 novembre 2015

Il lungo viaggio di una chemise, un'epoca attraverso un abito

Oggi cari lettori, ho il piacere di presentarvi un nuovo libro riguardante la nostra Regina, "Il lungo viaggio di una chemise, un'epoca attraverso un abito". Autore di questo saggio, un giovane docente di storia del costume e progettazione moda, Fabrizio Casu, classe 1980.
Mi ha gentilmente rilasciato un'intervista, così conosceremo più da vicino la genesi della sua opera che andrà sicuramente ad arricchire e ad approfondire le nostre conoscenze su Maria Antonietta, e su una parte di storia del costume così affascinante quanto incredibile nella sua evoluzione.  



Come nasce la tua idea Fabrizio?

L'idea di questo libro nasce dal desiderio di creare un'opera polifunzionale: un po' biografia, un po' saggio sociologico, un po' manuale di storia del costume, un po' affresco "generazionale di un epoca". Mi piaceva l'idea di ricondurre tutti i cambiamenti culturali dell'ultimo quarto del '700 ad un prodotto proto-pop, la chemise appunto, che diventa espressione di modernità ed insofferenza alle gabbie sociali e fisiche


E il tuo interesse per Maria Antonietta a quando risale?

Maria Antonietta mi ha affascinato fin da piccolo quando prediligevo cartoni animati di carattere storico (il Tulipano Nero e Lady Oscar in primis). Mi appassiona soprattutto l'evoluzione umana di questo personaggio da figura acerba a donna forte e complessa. Una trasformazione umana che è il prodotto di un percorso personale e storico: il passaggio dalla civiltà aristocratica a quella borghese.
Maria Antonietta è figlia di questo passaggio, prima cavalcandolo (col suo amore per la semplicità delle chemise, per il sentimentalismo di Rousseau, per la privacy del Trianon, per le commedie satiriche di Beaumarchais, per la vita bucolica ed informale dell' Hameau) e poi subendolo con la Rivoluzione.
Una donna conservatrice e progressista allo stesso tempo.

Per la stesura del tuo libro hai fatto ricerche particolari?

Ho letto diverse biografie su Maria Antonietta (da Karolly Erickson a Evelyn Lever, passando per Joan Haslip e la mitica Antonia Fraser); poi ho consultato diversi manuali di modellistica storica (Janet Arnold) e di storia della moda ( Enrica Morini in primis). Mi sono immerso nella ritrattistica dell'epoca, da Gainsborough a Reynolds a David, integrando il tutto con i saggi di Benedetta Craveri e con quelli di sociologia dell'epoca moderna. Infine ho fatto una full immersion nella letteratura dell'epoca: dalla Nouvelle Eloise all'Emilio di Rousseau, da Paul et Virginie di Bernardin de Saint Pierre a Viaggio in Italia di Goethe.


Il tuo lavoro e la tua formazione sono stati in qualche modo fonte di ispirazione?

Data la mia formazione di fashion designer in qualche modo sono proiettato a vedere la modernità anche quando cito il passato, ho cercato di dare all'opera un taglio moderno, parlando della chemise come di un prodotto proto-pop; della liberazione del corpo come espressione protofemminista, cercando il più possibile collegamenti fra la fine del Settecento e l'attualità.


Parlaci della "chemise"

La chemise rappresenta lo sdoganamento dalla biancheria intima come capo formale (in modo non dissimile da come Madonna ha fatto col corsetto di Jean Paul Gaultier nel 1990), e rappresenta anche l'acquisizione da parte degli adulti di un indumento mutuato dal guardaroba infantile, le blouse inglesi ( in modo non dissimile dalla minigonna di Mary Quant negli anni 60 del XX secolo), ed infine è anche una divisa elitaria che diventa fenomeno di massa ( un po' come gli stili spontanei delle tribù giovanili del secolo scorso: punk, hippies ecc.).
La chemise, proprio per la sua neutralità di facciata (è total white, è destrutturato) raccoglie ed interpreta tutte le istanze culturali che incontra nel suo cammino: ritorno alla Natura, culto dell'Antico, esplosione del Sentimento...

Una sorta di new age ante litteram?

Perché no? Potrebbe essere un’interpretazione suggestiva! Sofia Coppola rende molto bene nel film Marie Antoinette, questo passaggio dall'eccentricità rococò alla semplicità neoclassica, come se il mondo Ancien Régime, percependo la sua prossima fine, esplodesse in un tramonto di inaudita bellezza.
Alla fine l'Hameau de la reine, visto due secoli e mezzo dopo, sembra quasi una comunità proto hippie con la sua apologia della campagna, l’esaltazione della vita all’aria aperta, il rifiuto totale dell’etichetta (e quindi del conformismo) ed infine l’amore per una moda informale ed esotica (le candide chemise appunto).

Grazie Fabrizio per la tua disponibilità

Grazie a voi. Ricordo che il libro si può ordinare nelle librerie oppure online su questo sito: 
... e in più si può scaricare la versione ebook dall'app store di Apple.


Qui in basso l'evoluzione della "chemise". Ringrazio Fabrizio per il materiale fotografico:










L'infanzia di un'arciduchessa

Maria Antonietta in fasce, miniatura conservata alla
Hofburg di Vienna - Gabinetto delle Miniature
Pochi giorni prima che Maria Antonietta nascesse, il conte Tarauka aveva scommesso con Maria Teresa che sarebbe nato un maschio, mentre l'imperatrice era convinta che sarebbe nata una femmina. Dopo la nascita dell'arciduchessa, il conte donò a Maria Teresa una figurina in porcellana che, con un ginocchio a terra, tendeva una tavoletta dove Metastasio, poeta di corte e futuro insegnante di italiano di Maria Antonietta, aveva scritto questi versi:

"Io perdei: l'augusta figlia
A pagar m'ha condannato;
Ma, se è ver che a Voi somiglia,
Tutto il mondo ha guadagnato."

Il conte Khevenhuller, ciambellano di corte, annotò: "Sua maestà ha dato molto felicemente alla luce una piccola, ma perfettamente sana, arciduchessa".

Maria Antonietta, nata il giorno dei morti del 1755, fu battezzata il giorno dopo la nascita, nella chiesa degli Agostiniani; padrini di battesimo furono i sovrani del Portogallo sostituiti per procura dal fratello della neonata, Giuseppe di allora 14 anni, e dalla sorella Anna di 17 (la corte però ignorava il terribile terremoto di Lisbona avvenuto il giorno prima che la bambina nascesse). Maria Antonietta fu affidata ad una balia, Constance Weber, la moglie di un magistrato che aveva da poco avuto un bambino, Joseph, il quale, in seguito, avrebbe scritto delle interessanti memorie sull'infanzia della principessa. Da bambina Maria Antonietta rese spesso visita alla sua nutrice in compagnia di sua madre che in un'occasione fu molto prodiga di doni verso i piccoli Weber.  Joseph, il fratello di latte di Maria Antonietta, raccontò che gli arciduchi e le arciduchesse erano incoraggiati a fare amicizia con bambini comuni.

Maria Antonietta a tre anni, Hofburg di Vienna -
Gabinetto delle miniature
L'educazione dei bambini imperiali veniva affidata alle cure di un ajo, per i ragazzi, e di un aja, per le ragazze (così venivano chiamati l'istitutore e la governante, in base al protocollo di corte spagnolo in uso alla corte d'Austria).

La camera di Sua Altezza Reale la Serenissima Arciduchessa Maria Antonia era composta dall'aja, dalla prima cameriera, da due cameriere, dalla 'persona di camera', da un addetto al riscaldamento, da quattro lacchè, da una lavandaia, da una 'donna particolare' e da un servo (o famiglio). A partire dall'età di 5 anni ai bambini veniva assegnato un appartamento di cinque stanze; la scuola iniziava all'età di 7 anni e terminava all'età di 16. Maria Teresa esigeva dai figli preghiere e devozione, obbedienza e disciplina, non era invece tollerata la cocciutaggine; l'imperatrice era rigorosa sull'igiene personale, in particolar modo per quella dei denti; e rigorosa per l'alimentazione la cui regolarizzazione era affidata al medico di corte Van Swieten.

Van Swieten, archiatra di corte, e guru di Maria Teresa, come il suo collega svizzero Tronchin, era il sostenitore di una salutare vita all'aria aperta: l'esercizio fisico, per esempio una passeggiata o una cavalcata, era una parte fondamentale del suo programma. Cercava anche di imporre ai suoi illustri pazienti un'alimentazione lontana dagli standard del tempo. La prole imperiale doveva nutrirsi di zuppa, uova, verdure e frutta, di pochissima selvaggina e stufati.

Alle bambine si esortava a seguire l'esempio materno, vestendosi in maniera sobria quando non si doveva comparire in pubblico. Maria Teresa, in famiglia, indossava abiti semplici e cuffie di merletto; quanto al suo abbigliamento formale di corte era economa e pratica; tre vestiti all'anno, un cappotto, e molti grembiuli da portare in privato, erano le regole che vigevano per le donne di casa Asburgo. Ciprie e belletti di qualità, ma in quantità ridottissime, e solo per le figlie fidanzate. Acconciature elaborate ma piuttosto antiquate 

sabato 31 ottobre 2015

Il compleanno della regina

Il ventunesimo compleanno della regina fu festeggiato nel castello di Fontainebleau. Maria Antonietta che, di solito, come si evince da una lettera di Mercy all'imperatrice Maria Teresa del 1772, festeggiava il proprio genetliaco in ritiro e meditazione, decise di fare per l'occasione le cose in grande.
Il compleanno della regina - Fotogramma tratto dal film "Marie Antoinette" di Sofia Coppola

mercoledì 28 ottobre 2015

Balli in maschera

Nel 1897 la Duchessa di Devonshire organizzò un ballo in maschera per festeggiare i 60 anni di regno della regina Vittoria. Gli invitati, circa 700, dovevano rigorosamente indossare un costume ispirato a personaggi del passato, della letteratura e della mitologia. Di questo famoso ballo in maschera esistono 200 fotografie realizzate dal fotografo James Lauder e dai suoi assistenti. Ovviamente al ballo non potevano mancare costumi ispirati a Maria Antonietta e al suo tempo. 

Nelle immagini la contessa di Warwick con un costume ispirato a Maria Antonietta:






















La contessa Kilmorey con un costume
ispirato a Madame Du Barry
La viscontessa di Milton nelle vesti di
Madame Vigée Le Brun




















Maude Alethea Stanley come Madame Valois de La Motte
Le feste mascherate non erano, come oggi, legate solo ad eventi come il Carnevale ma erano occasioni molto frequenti. Celebre fu il "Ballo dei Tassi", dato in onore del matrimonio del Delfino Luigi Ferdinando con l'Infanta di Spagna il 25 febbraio 1745. Il ballo fu immortalato da Charles-Nicolas Cochin fils in un celebre dipinto. Tra gli arbusti presenti nel quadro, vi era celato anche Luigi XV, il cui costume intendeva riprodurre i tassi del parco. Una nobildonna, avvicinata da un tasso, credendo fosse Luigi XV, vi si concesse. 

Il Ballo dei Tassi - Charles-Nicolas Cochin fils (1745)
Cochin immortalò la scena di un tasso che fa la corte ad una bella cacciatrice, un evidente omaggio al sovrano e a colei (madame de Pompadour) il cui astro aveva iniziato a brillare.
Jeanne Antoinette, mascherata da Diana cacciatrice, mirava ad affascinare il Re in questa pubblica occasione, al punto che Voltaire avrebbe più tardi inviato alla bella fortunata un madrigale, il cui linguaggio cifrato poteva essere chiaro solo agli iniziati, ma che celebrava senza dubbio la nuova favorita:

martedì 27 ottobre 2015

La Suonatrice di salterio e il Disegnatore

Nel 1784 la regina commissionò all'orologiaio Pierre Kintzing e all'ebanista David Roentgen un automa musicale.

Il risultato fu una suonatrice di salterio con le fattezze della sovrana. Si narra che i capelli dell'automa fossero della regina stessa e che il vestito fosse stato confezionato con la stoffa di un abito di Maria Antonietta.

Le arie furono composte da Allemand Christoph Willibald Gluck che a Vienna era stato insegnante di musica dell'allora arciduchessa. Presentato a Versailles lo stesso anno, l'automa fu acquistato dalla regina nel 1785 che lo donò all'Accademia delle Scienze.


 Attualmente l'automa si trova presso il Museo delle Arti e dei Mestieri.


Acconciatura alla greca


In questa miniatura di François Dumont, Maria Antonietta è ritratta con un'insolita acconciatura che prende ispirazione dalla moda greca, definita anche "acconciatura ad ampux".
Si trattava di una sciarpa che avvolgeva a mo di fascia la circonferenza cranica.

Già in pieno Rinascimento il modello greco era stato ampiamente rispolverato soprattutto ad opera di Raffaello ma nel Settecento, dopo gli scavi di Pompei e Ercolano, si verificò un rinnovato interesse per la cultura classica. 

Madame Vigée Le Brun realizzò diversi autoritratti con questo tipo di acconciatura che a poco a poco assunse delle varianti tanto che il foulard poteva sembrare un turbante. Famosa la cena "greca" che la pittrice dette in onore di Vaudreuil (che si dice fosse suo amante): tutti gli invitati indossarono abiti bianchi e classicheggianti. La Le Brun fu una delle prime signore ad eliminare la cipria e per un ritratto chiese espressamente alla regina di non applicarla sui capelli ma di tenerli liberi e sciolti.

Non c'era una regola precisa su come aggiustare il foulard, ogni signora lo acconciava come meglio credeva e la regina di sicuro, in questa miniatura, anticipa lo stile Rockabilly degli anni '50 e '60 del Novecento, con il foulard sulla sommità della testa a trattenere la chioma.

L'attrice Jane Russell con una tipica pettinatura
"rockabilly".